Michelangelo Antonioni è stato di certo uno dei più importanti registi del cinema italiano (e internazionale) e la sua opera ha sempre e giustamente goduto di una notevole attenzione critica. Non a caso, il primo volume di quella che sarebbe diventata una longeva e autorevole collana dedicata allo studio dell’opera dei cineasti ritenuti più significativi, il Castoro Cinema, era dedicato proprio a lui, scritto dall’insigne Giorgio Tinazzi.
Michelangelo Antonioni Professione regista 1957-1975 di Giorgio Penzo (Falsopiano, 160 pagine, € 20) è un nuovo studio che si occupa dell’ampia fase centrale dell’opera di Antonioni, quella che inizia con Il grido e finisce con Professione: reporter, un periodo nel quale Antonioni sembrava capace solo di realizzare capolavori o film comunque significativi. Con una scrittura piana, ma non banale e ricca di partecipazione e anche di notazioni personali, Penzo affronta con metodo un film dopo l’altro evidenziandone le tematiche nel loro svilupparsi e concatenarsi, con particolare attenzione ai luoghi dove i film sono ambientati, che testimoniano un progressivo aprirsi e internazionalizzarsi del percorso creativo di Antonioni, che dalle ambientazioni italiane arriva alla Gran Bretagna di Blow-Up e agli Stati Uniti di Zabriskie Point, senza trascurare l’enigmatica Cina del controverso documentario Chung Kuo-Cina, che suscitò all'epoca più di qualche polemica. Affrontare uno dopo l’altro film i film di Antonioni è anche tutto sommato sorprendente e affascinante anche per il lettore per come si presentano diversi e uguali e tutti incisivi e significativi, parte di una poetica unica a testimonianza di uno sguardo d’autore irripetibile e ricco di personalità.
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