sabato 15 dicembre 2018

La Banda sul Messaggero dei Ragazi n. 1031!

Nel nuovo numero del Messaggero dei Ragazzi - il n. 1031 (dicembre 2018), attualmente in distribuzione, torna La Banda, la serie a fumetti per la quale scrivo le sceneggiature. La storia di questo mese è la quindicesima della serie (non male, no?) e si intitola Facciamo un film!

Non sorprendentemente, il film che i ragazzi della Banda intendono girare è un horror, ambientato in una casetta abbandonata nel mezzo del bosco. Naturalmente, però, le cose prenderanno una piega diversa dalle loro aspettative.

Ai disegni torna il bravo Isacco Saccoman e la sequenza che riporto qui sopra dà un'idea della qualità del suo lavoro.

Per quanto mi riguarda, è sempre un piacere portare avanti le avventure di questi ragazzini e in questo caso il piacere è doppio perché l'argomento - il cinema - è anche una delle mie passioni.

martedì 27 novembre 2018

La casa delle bambole - Ghostland

Tra qualche giorno esce nelle sale La casa delle bambole - Ghostland, il nuovo film di Pascal Laugier, l'indimenticato autore di un film magistrale come Martyrs.

Chi vuole, può leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando qui

Qui sopra un'immagine dal film, con la protagonista Emilia Jones in evidenza.

sabato 17 novembre 2018

Notte nuda

Notte nuda è il nuovo film del giovane regista Lorenzo Lepori di cui ho già scritto più volte in questo blog.

Paolo (Pascal Persiano) va a trovare l’amico Andrea (Henrj Bartolini) dopo un certo periodo che i due non si vedono. Andrea gli presenta la sua nuova fidanzata Milena (Yana Proshkina). I vecchi amici si aggiornano sulle loro rispettive vite e situazioni. Paolo si è separato dalla moglie, Andrea sembra aver fatto i soldi. I tre passano una serata di divertimento sfrenato a base di sesso e droga. Ma Milena fa il doppio gioco e nella notte - mentre Paolo e Andrea dormono - apre la porta a una banda di ladri. In cerca dei soldi, i banditi usano le spicce. Mentre malmenano Andrea, Milena, in un soprassalto di coscienza, interviene per difenderlo, ma il capo dei banditi, nel ricacciarla indietro, le taglia involontariamente la gola con il coltello che aveva in mano. Per cavarsela, i banditi se ne vanno di corsa lasciando il coltello e una mazza usata nel colpo in mano a Paolo e Andrea, privi di conoscenza. Al risveglio, i due si ritrovano così col cadavere di Milena e un grosso problema. Ma c’è di peggio. C’è una vampira.

Dopo Catacomba, Lorenzo Lepori cambia in parte registro con una storia che nella sua prima metà è dedicata alla presentazione dell’incontro tra due vecchi amici e al loro tentativo di rinverdire ricordi passati anche attraverso l’intervento di una ragazza giovane e disinibita. La seconda metà del film, invece, recupera i toni horror pulp tipici dei fumetti degli anni ’70 che già avevano caratterizzato Catacomba. La vampira nuda che, immersa nella quiete silvestre quale vera e propria forza della natura, compare nel prologo e nella seconda parte rimanda a quegli elementi e anche ai film di Franco e Rollin sempre di quegli anni. La transizione tra le due parti, benché annunciata nel prologo, risulta un po’ forzata e se la prima metà del film scorre via fluida e accattivante, la seconda risente a volte di qualche ripetizione e lungaggine, anche se alcuni momenti sono particolarmente riusciti a livello soprattutto visuale, tra resurrezioni e assalti selvaggi. La scelta del look mostruoso che compare nel finale desta qualche perplessità sotto il profilo della riuscita a livello di credibilità nel contesto drammatico del momento, ma è evidentemente dettata proprio dal desiderio di mantenersi aderenti a un apparato iconico fumettistico ben preciso.

La storia - di Lepori e dell’esperto Antonio Tentori - è semplice e lineare, ben raccontata. Le sorprese non sono molte, ma ci sono alcune svolte abbastanza ingegnose qua e là a tenere desto l’interesse: sotto questo aspetto, è ben riuscita anche la rivelazione finale che getta nuovi elementi a completare il ritratto psicologico del protagonista. Lepori procede nel percorso di progressivo affinamento e perfezionamento delle sue qualità registiche e mostra qui buona sicurezza soprattutto nella prima parte: il connubio tra orrore ed erotismo sembra ormai caratterizzare in modo definito la sua cifra stilistica e qualche volta la ricerca dell’eccesso pecca di troppo entusiasmo, ma più spesso il risultato è raggiunto con efficacia.

Apprezzabile anche la fotografia di Leonardo Monfardini, in particolare nell’alternanza di toni cromatici nella lunga sequenza della serata di divertimenti del trio di protagonisti e nelle riprese boschive che riescono a trarre ottime atmosfere da esterni suggestivi.

Un altro elemento a favore del film è la recitazione e la cosa non è scontata. Pascal Persiano conferma le sue qualità di interprete con una prova sicura e sfaccettata. Ma anche Henrj Bartolini, forse con qualche eccesso di entusiasmo di tanto in tanto, si dimostra all’altezza. Molto buona anche la prova di Yana Proshkina, che buca lo schermo ed è disinvolta e vivace nel tratteggiare il suo personaggio. Simona Vannelli se la cava molto bene in un ruolo che richiede soprattutto presenza e carisma.

domenica 11 novembre 2018

Malerba

Malerba è il film d'esordio nel lungometraggio per Simone Corallini. Chi è interessato a leggere la recensione che ho scritto appositamente per MYmovies può cliccare qui e leggerla.

Gli interpreti principali, bravi, sono Luca Guastini, Manuela Parodi e Antonio De Matteo. 

martedì 6 novembre 2018

Il votice dei ricordi, once again

Mi pare giusto cercare di ricordare, anche a me stesso, Il vortice dei ricordi (Alcheringa Edizioni), il mio primo romanzo. E non solo perché il tema del romanzo è proprio l’importanza dei ricordi. Ci sono romanzi autobiografici in senso stretto e questo non lo è, ma in tutte le cose che un autore scrive ci sono frammenti di vita che si insinuano a caratterizzare la scrittura. Sono dettagli che forse sfuggono a chi legge, ma che per chi scrive rappresentano un aspetto molto importante e significativo.
Sono sempre stato affascinato dalle citazioni che pochi o forse nessuno può cogliere. Sono sempre stato abituato a farne anche nei posti più impensati. Per esempio, quando ho scritto la mia monografia su Hal Ashby (Il Castoro Cinema) ho voluto fare un omaggio a questo sfortunato e grande regista scrivendo una storia per Topolino che probabilmente solo io ho colto come un omaggio ad Ashby. Ma a me bastava così. Le citazioni evidenti sono uno sterile sfoggio di cultura, le citazioni nascoste sono migliori: essendo nascoste perdono la loro stessa natura, ma riescono a dare spessore e significati che possono essere colti anche da chi non le percepisce come tali. Anche ne Il vortice dei ricordi ce ne sono, qua e là. C'è, per esempio, un'evidente citazione di un film svedese degli anni '50 che, a suo tempo, mi colpì. Ma non l'ho fatta perché volevo fare una citazione, l'ho fatta perché in quel punto ci stava bene: dava significato.

Cinema e fumetti hanno segnato la mia vita. Mi hanno appassionato e mi hanno anche occupato. Cinema e fumetti e Bob Dylan, aggiungerei. Ma in questo caso mi limito al cinema e ai fumetti, principalmente. Nel vortice dei mei ricordi cinema e fumetti hanno un ruolo importante e nel mio romanzo la loro presenza è fondamentale. Il cinema è l’elemento portante della storia e i fumetti sono la passione del protagonista, che ama farli e ama leggerli, come capita quasi sempre. Se ci pensate, accade molto spesso che chi legge fumetti voglia anche farli. Questa non è una cosa negativa, anzi è una cosa naturale, anche se spesso comporta e porta a delusioni perché non sempre la passione si accompagna al talento. È una cosa naturale perché leggere stimola la creatività, favorisce l’emulazione, accende la fantasia. E la fantasia - e la sua importanza - è un altro degli elementi fondamentali del romanzo. Sviluppare la fantasia è necessario. Tiene viva l’immaginazione, alimenta la speranza. E io spero che chi legge questo romanzo si possa sentire ispirato, in qualche modo.

Ma un’altra cosa che mi è sempre piaciuta - ed è presente in questo romanzo - è il raccontare frammenti, idee, spunti per dare l’idea di qualcosa che poi dev’essere lasciato sedimentare nella testa dei lettori. E questo ci porta a Kurt Vonnegut, un altro dei miei numi tutelari, sempre presente in quello che scrivo. Se leggete Vonnegut, avete presente anche Kilgore Trout, lo scassatissimo scrittore di fantascienza pulp di nessun successo. I romanzi di Vonnegut spesso presentano le idee di Trout sotto forma di riassunti di romanzi, di spunti bislacchi e di solito sono cose fulminanti, esilaranti, a dimostrazione di come certe volte i riassunti siano meglio delle opere complete. Ci sono trame, cioè, che è più divertente leggere in riassunto che nello sviluppo completo. Come gli spunti di Kilgore Trout sono il condimento di molti romanzi di Vonnegut, così ho cercato di fare anch’io con alcune delle creazioni fumettistiche del protagonista de Il vortice dei ricordi. Capitan Equità, in particolare, il super eroe con il comitato etico che regola le sue imprese, è un esempio di sottotrama raccontata per spunti e riassunti. Una cosa che mi piace e che credo possa avere un effetto benefico sulla storia, anche per il suo paradossale significato.

E poi, naturalmente, uno dei personaggi secondari del romanzo ha delle caratteristiche che rispecchiano molto da vicino qualcuno che conosco molto bene, in una rappresentazione un po’ idealizzata, probabilmente, ma che avrebbe forse potuto essere. Se le cose fossero andate meglio.


Qui sopra la copertina del romanzo e mi fa piacere ricordare ancora che è opera del bravo Nicola Pasquetto.

venerdì 2 novembre 2018

Un ricordo di Leone Frollo

Qualche giorno fa ci ha lasciato Leone Frollo, un grande disegnatore. È ricordato soprattutto per i fumetti erotici degli anni ’70, ma è stato un artista a tutto tondo, versatile e capace, con uno stile personalissimo e di grande eleganza. Ma della sua arte hanno, giustamente, parlato in molti in questi giorni e non mi dilungo sull’argomento se non per dire che l’ho sempre apprezzato moltissimo, come artista.

Volevo solo condividere un ricordo che ho di lui. Non l’ho mai conosciuto, ma una volta l’ho incontrato ed è stato in una circostanza che me l’ha fatto molto apprezzare come persona. È stato a Lucca ’98, una delle due volte che sono stato a Lucca. In quel caso ci ero andato per presentare un fumetto che avevo scritto ed è stata la seconda e ultima volta che ci sono stato. Ero con un amico disegnatore, Alessandro Gottardo, e ci eravamo soffermati a un banchetto della mostra mercato dove si vendevano originali. I prezzi erano buoni e il materiale ottimo per cui comprai diverse cose, tra le quali una pagina di Leone Frollo. Alessandro fece lo stesso. Le avevano appena comperate che Alessandro mi disse: “Ehi, ma quello è Leone Frollo! Facciamoci autografare le pagine!”. Caso volle, infatti, che Leone Frollo in persona passasse da quelle parti proprio in quel momento. Io non sapevo nemmeno che faccia avesse e perciò la fortuna fu che con me ci fosse Alessandro che invece lo aveva riconosciuto. Ci fiondammo con le nostre pagine e gli chiedemmo di firmarle. Lui ci guarda un po’ perplesso e ci chiese dove le avevamo prese. Capii subito che qualcosa non andava. Lo capii dal rammarico che traspirava dallo sguardo di Frollo. Era evidente che quelle pagine non le aveva messe in vendita lui. Evidentemente erano pagine che avevano fatto un percorso tale da escludere la sua partecipazione una volta pubblicate. Gli dicemmo dove le avevamo comperate. Lui capì che eravamo in buona fede e che anche chi ce le aveva vendute doveva essere in buona fede avendole probabilmente acquistate a sua volta da qualcun altro. Così con un sorriso ci firmò le pagine. Lo ringraziammo e gli esprimemmo la nostra ammirazione. Ci salutammo e lui se ne andò per la sua strada e noi per ala nostra. Avrebbe potuto - anche giustamente - evitare di firmare delle pagine per le quali lui non ricavava nulla pur avendole disegnate, ma si dimostrò un gran signore, molto gentile e superiore. Questo fatto mi colpì e mi rimase impresso. Sia perché dimostrava quanto fosse ingiusta la situazione di base (quanti autori hanno visto le loro tavole finire sul mercato senza averne il controllo e senza averne i giusti riconoscimenti economici?) sia perché dimostrava come Frollo avesse anteposto la soddisfazione dei suoi ammiratori alla propria.

Qui sopra quella pagina che da allora è appesa nel mio studio.

mercoledì 31 ottobre 2018

Hell Fest

Oggi esce al cinema un nuovo horror che si intitola Hell Fest e non a caso è ambientato nella notte di Halloween. Diretto da Gregory Plotkin è uno slasher a tutti gli effetti, come ai vecchi tempi.

Chi è curioso di sapere che cosa ne penso può andare qui, nel benemerito sito di MYmovies e leggere la recensione che ho scritto appositamente. 

Qui sopra, Amy Forsyth, la protagonista del film.

domenica 14 ottobre 2018

Halloween

In occasione del quarantennale del filma (accidenti come passa il tempo: mi ricordo quando l'ho visto al cinema...), torna nelle sale, per pochi giorni, Halloween, quello originale. Il capolavoro (o meglio, uno dei capolavori) di John Carpenter è sicuramente un film che vale ancora oggi la pena di essere visto. In quel film tutto funzionava, dalla storia al cast, e quello che forse oggi può sembrarci scontato - dopo tutte le volte che è stato imitato - allora era fresco e innovativo.

Chi è interessato, può andare sul sito di MYmovies e leggere la nuova recensione che ho appositamente scritto, rivedendo il film per l'occasione.

martedì 9 ottobre 2018

Terror Take Away

Terror Take Away è un nuovo horror italiano diretto da Alberto Bogo e interpretato, tra gli altri, da Fiorenza Pieri e Roberto Serpi. il film, una sorta di slasher con toni parodici e più di qualche accenno di satira sociale, introduce la singolare figura di un serial killer portapizza.

Chi vuole, può leggere qui la recensione che ho scritto per MYmovies e magari restare sul sito a leggere anche qualcos'altro (ne vale la pena).

Qui sora un'immagine di Fiorenza Pieri.

giovedì 4 ottobre 2018

The Domestics

The Domestics di Mike P. Nelson è uscito in sala: viene classificato da alcuni come un horror, ma in realtà è più un film d'azione post apocalittico, con certamente venature cupe e fosche, ma non necessariamente orrorifiche. Sono ancora indeciso se inserirlo nella terza edizione del mio Dizionario dei film horror. Ci penserò su. Nel frattempo, chi è interessato può leggersi la recensione che ho scritto per MYmovies, cliccando qui.

Qui sopra un'immagine della protagonista Kate Bosworth che ricordo come una affascinante Lois Lane in uno dei Superman meno fortunati della storia del cinema. diversi anni dopo, lei resta un'attrice affascinante e brava (e lo era anche in Somnia, per la verità).

martedì 2 ottobre 2018

Zombie contro zombie

Uscirà nelle sale in soli tre giorni di novembre (7, 8 e 9) e si segnala già come un un film da non perdere per gli appassionati dell'horror e più in generale per tutti i cultori di un cinema intelligente, vivace e ben fatto. Il film si intitola Zombie contro zombie, ma è noto anche il titolo internazionale One Cut of the Dead. Si tratta di un film giapponese diretto da Shinichiro Ueda. Come dice il titolo, ci sono gli zombie, ma c'è anche molto altro. C'è soprattutto amore per il cinema e grande rispetto per chi lo fa in condizioni difficili e avverse, come tutti i cineasti del cinema di genere. E, in senso più generale, è un'apologia di tutti coloro che cercano di fare del loro meglio sotto ogni condizione.

Chi vuole leggere la recnesione che ho scritto per MYmovies deve solo cliccare qui.

lunedì 1 ottobre 2018

La notte dei morti viventi, 50 anni fa…

50 anni fa esatti usciva per la prima volta al cinema La notte dei morti viventi e il cinema horror cambiava per sempre. Ho sempre detto che esiste, per me, l’horror prima e dopo La notte dei morti viventi, che rappresenta il vero discrimine, il film che ha rivoluzionato il genere stabilendo regole e parametri nuovi, diretto da un regista giovane al suo primo lungometraggio, George A. Romero, che da quel film avrebbe tratto fama, ma non soldi, vittima di una serie di sfortune inenarrabili. Ci avrebbe messo dieci anni per ottenere di nuovo un successo commerciale (con Zombi).

Ma de La notte dei morti viventi ho scritto molte volte e non ne rifaccio anche qui un’analisi. Tra l’altro proprio in questi giorni, casualmente, sto leggendo il libro che Dario Buzzolan ha dedicato al film nel 1998 (edito da Lindau), nel trentennale quindi, compiendo un’analisi dettagliata e molto interessante con appena qualche veniale errore fattuale dovuto probabilmente alla carenza di informazioni all’epoca (su There’s Always Vanilla, per esempio).

Ho visto per la prima volta La notte dei morti viventi nell’estate del 1971. Avevo sedici anni e il film era vietato ai 18, ma ero già alto come adesso (parecchio, quindi) ed evidentemente sembravo più vecchio oppure la cassiera del cinema era di manica larga (il cinema era il cinema Roma e chi ha vissuto nella mia città in quegli anni può ricordarsi di che genere di cinema si trattava). Ero con mio fratello Gianni, che di anni ne aveva due di più e quindi era del tutto legittimato a entrare. Quando uscimmo dal cinema facemmo la strada verso casa senza dire una parola. Eravamo rimasti molto colpiti, per dirla con un eufemismo. Poche volte mi è capitato d’essere così colpito da un film (un’altra volta è stato con Non aprite quella porta, nel 1974, ma in modo diverso). Tre anni dopo andai a passare una settimana con degli amici al mare e, dato che avevo fama (non usurpata, devo dire) di cinefilo, ebbi il compito di scegliere il film da vedere tutti insieme (eravamo una quindicina, ragazzi e ragazze). L’anno prima, in analoga situazione, avevo scelto L’ultima casa a sinistra e diversi rimasero un tantino scossi. Quell’anno caso volle che facessero La notte dei morti viventi in un paesino da quelle parti e quindi non ebbi dubbi. All’inizio tutti facevano gli spavaldi aspettandosi il classico horror da ridicolizzare facendosi grasse risate, ma poco dopo nessuno rise più e alla fine i volti erano piuttosto sul terreo. Oggi è difficile - dopo la marea di film sugli zombie e non solo - immaginare l’impatto de La notte dei morti viventi sul pubblico cinematografico. Roger Ebert ha scritto, all’epoca dell’uscita del film in America, un articolo proprio su questo fatto, su come i ragazzini abituati agli horror innocui del periodo fossero rimasti scioccati nel vedere un horror adulto come quello di Romero.

Avevo anche comperato il manifesto - quello che vedete riprodotto qui sopra - appendendolo in camera dove è rimasto per anni. Ce l’ho ancora assieme a molti altri manifesti di cui all’epoca facevo collezione (non è più appeso, però).

Da allora, La notte dei morti viventi è il film che ho visto più volte. Lo rivedo ogni certo numero di anni e ogni volta mi sorprendo a vedere come non abbia perso nulla della sua forza e della sua complessità narrativa. Romero è un regista sul quale prima o poi dovrò scrivere un libro, ma, pur apprezzando molti dei suoi film successivi, devo dire che il suo primo resta il suo migliore.