mercoledì 29 agosto 2012

Duquesne Whistle, il nuovo video di Bob Dylan. Qualche considerazione.

E' possibile vedere il video per Duquesne Whistle, il brano di apertura del nuovo album di Bob Dylan, Tempest, che uscirà l’11 settembre. Il video è visibile sul sito del Guardian, qui.

Nel mio libro Il cinema di Bob Dylan mi sono diffusamente occupato dei video di Dylan, perciò mi pare il caso di spendere qualche parola anche per questo, diretto da quel Nash Edgerton responsabile, tra l’altro, per la concitata follia del video dylaniano Must Be Santa, dall’album natalizio di qualche anno fa.


Il brano di Dylan, scritto in collaborazione con Robert Hunter per i testi, è uno swingato motivetto cantato con gusto, orecchiabile e per nulla privo di fascino. Il video ne è un’interpretazione molto simpatica che rende in modo brillante la sua allegra cupezza. Edgerton ha scelto il format del video narrativo che, cioè, racconta una storia, diversamente dalla canzone che predilige la resa di un’atmosfera. L’atmosfera, però, si sposa benissimo con le immagini e, soprattutto, con la storia, piena di quella ribalda e spregiudicata saggezza che sembra il contributo che Dylan vuol dare - almeno in una parte della sua produzione - ai nostri giorni così tormentati. E se c’è - e c’è - una morale nella storia raccontata dal video è quella che in questi tempi di violenza e di sospetto anche i sentimenti più sinceri non possono che essere male interpretati e la reazione di chi passa (Dylan stesso, che cammina con passo da ‘pimp’- o da gang leader, se si vuole - accompagnato da una corte di personaggi dall’aria tra l’equivoco e lo sfrontato) non può essere che l’indifferenza. Nulla di soprendente quindi se la ragazza scambia per stalking una corte piena di quel romanticismo che in un film di cinquant’anni fa sarebbe stata vincente e che prendere una rosa da un fioraio conduca a seri guai. Come Singing in the Rain virato in noir con una violenza alla Scorsese urbano o, con i dovuti limiti, alla Stuart Gordon di King of the Ants.


Divertente. Diretto con gusto e abilità e interpretato con la giusta adesione. Capace di seguire il ritmo della canzone nei minimi dettagli, con una fluidità di riprese e montaggio che rende “naturale” e conseguente il corso degli avvenimenti, la cui perfida concatenazione ci dà perfettamente, con ironia e sarcasmo, il senso di “a world gone wrong”, dove non c’è posto per gli ingenui e i romantici e dove la violenza è la regola. Dategli un’occhiata. In attesa, naturalmente, dell’album.

1 commento:

andrea orlandi ha detto...

Perfettamente d'accordo
Bella recensione