mercoledì 21 ottobre 2009

Christmas in the Heart


È uscito da qualche giorno l’album natalizio di Bob Dylan, Christmas in the Heart. L’annuncio qualche tempo fa dell’uscita aveva causato sconcerto, scatenato prevedibili discussioni e, perché no, anche qualche polemica sul valore artistico e sull’opportunità di una scelta del genere da parte di Dylan, ancor oggi visto da molti - ma non da lui, la sua posizione è molto più sottile - come un esponente della controcultura o giù di lì.

Le critiche più frequenti, basate anche su frammenti delle canzoni percolati come al solito su internet, vertevano sulla presunta vieta tradizionalità della scelta delle canzoni e degli arrangiamenti, quasi che Dylan, se proprio voleva fare un disco sul Natale, dovesse per forza essere antinatalizio. Critiche aprioristiche e a mio personalissimo avviso miopi, generalmente avanzate da chi conosce solo superficialmente l’opera di Dylan o, pur conoscendola, sembra non comprenderla appieno ed è rimasto ancorato a parametri quelli sì vieti e tradizionalisti.

Chi conosce il percorso sulla memoria, alla ricerca del tempo perduto o mai esistito, che ha caratterizzato il Dylan degli ultimi venti anni, probabilmente non si è stupito molto e ha compreso la coerenza della scelta. Il che non vuol dire che sia stata una scelta prevedibile, ma che l’imprevedibilità è fisiologica in Dylan e si può solo eventualmente giudicarne a posteriori la coerenza artistica.

Inoltre, non dimentichiamo che è un album che Dylan ha realizzato per beneficenza, per i poveri, con una scelta che le superstar che fanno gli alfieri della lotta contro la fame con i soldi degli altri si guardano bene dal fare (va bene, ci sono le eccezioni, ma lasciatemi un minimo di vis polemica). Su questo argomento, Dylan ha più volte avuto qualcosa di diverso da dire, come dimostra anche il suo breve discorso in occasione del Live Aid (ne ho parlato anch’io, ne Il cinema di Bob Dylan).

Detto questo, il disco com’è? Bello, a parer mio. Sembra uscito da una macchina del tempo settata sugli anni ‘50, una macchina del tempo non perfettamente funzionante, che ha lasciata intatta la musica e ha riportato in modo deformato la voce. Infatti, musica e arrangiamenti sono prevalentemente old style, mentre la voce rasposa e sempre più rauca di Dylan si inserisce in tanto zucchero con un mirabile effetto di contrasto, dando all’insieme una qualità unica. Chi contesta la mancata avventurosità degli arrangiamenti dovrebbe meditare sul fatto che è proprio quella a magnificare il contrasto tra la musica e la voce di Dylan che canta in modo oggettivamente antitetico a quello di Dean Martin o Bing Crosby, per restare in tema natalizio.

Sentire Dylan che, come un orco che vuole compiere una buona azione redimente, canta Adeste fideles in latino è decisamente curioso e non sgradevole, ma tutto il disco - con la parziale eccezione di Little Drummer Boy che personalmente ho trovato indigeribile e glicemica - è di piacevole ascolto con punte di eccellenza. La mia preferita è la scatenata polka Must Be Santa che Dylan aveva fatto sentire, nella versione dei Brave Combo, in una puntata della sua trasmissione radiofonica, Theme Time Radio Hour, a testimoniare un gusto musicale eclettico e assai personale.

Un’ultima cosa: qualunque posizione uno abbia su questa questione, se c’è un disco che non bisogna duplicare o prendere per vie traverse, è questo. È per beneficenza: to live outside the law you must be honest. Chi vuole può trovare anche l’edizione limitata con cinque cartoline natalizie (io ho scelto quella).

Ultimissima cosa: l’illustrazione qui sopra è tratta dal booklet del disco. Personalmente mi piace di più della slitta in copertina, chissà perché.

2 commenti:

Samuele ha detto...

Io, da appassionato di Cyndi Lauper, ho un po' storto il naso con l'album natalizio di una decina di anni fa.

Nulla c'entra con Dylan ma un po' sottolinea l'esistenza di questi filoni specifici.

La benifenza poi fa solo onore.

Rudy Salvagnini ha detto...

è proprio così: soprattutto negli USA c'è una lunga tradizione in fatto di album natalizi ed è nel solco di questa tradizione tuttora molto viva che si è inserito a modo suo l'album di Dylan. A testimonianza di questa tradizione basta ricordare che, tra le tante, esiste anche una speciale classifica di Billboard per gli Holiday Albums. Per la cronaca, quello di Dylan si è subito piazzato al primo posto di questa classifica (e al 23° di quella totale) davanti a un certo David Archuleta che ha fatto un album dal titolo quasi uguale (Christmas from the Heart). Sempre per la cronaca, al sesto posto c'è Neil Diamond (A Cherry Cherry Christmas), al nono i Jackson 5 (Ultimate Christmas Collection) e al decimo Enya (And Winter Came...). Insomma, un nutrito gruppone.