Assieme a Kurt Vonnegut, ma certamente per altri versi, è stato lo scrittore che più mi ha influenzato. Era confortante sapere che era ancora vivo e attivo. Adesso che è morto resta il conforto di sapere che ha avuto una vita lunga, produttiva e ricca di successi. Maestro della paranoia e degli incubi quotidiani, ha spaziato per i generi e per i mezzi espressivi diventando anche uno dei più grandi sceneggiatori cinematografici (il ciclo da Poe di Corman resta forse il suo esercizio più famoso; il film Night Creatures da Io sono leggenda per la Hammer, non realizzato per il divieto della censura inglese, forse il rimpianto più forte).
La sua influenza ha colpito tutti o quasi quelli che si sono occupati di horror a livello di scrittura o, conseguentemente, di cinema. King lo considerava uno dei suoi maestri. Spielberg, ho letto, ha detto che era un grande, della stessa categoria di Bradbury e Asimov. Capisco il senso della sua dichiarazione, ma disapprovo in parte: Matheson era più grande di entrambi. George A. Romero ha confessato anche a Matheson in persona d'aver preso spunto da Io sono leggenda per La notte dei morti viventi. La cosa divertente è che Matheson gli chiese se ci avesse guadagnato e quando Romero gli rispose che il film non gli aveva reso niente, Matheson gli disse, più o meno, che allora non c'erano problemi.
Qualcuno gli aveva rimproverato certe scivolate mistiche e
sentimentali nella sua tarda e semi-tarda produzione, ma chi non
diventa più soft con l'andare degli anni? Quello che Matheson ha fatto è
così tanto che ogni eventuale piccolo o grande difetto era (ed è)
perdonato in automatico e in ogni caso l'aver cercato strade nuove e diverse era la testimonianza di un autore ancora vivo e cangiante.
Teorizzatore - nella pratica, se così si può dire - dell’importanza della storia sui personaggi e sull’ambientazione, rendeva questi e quella solo nella misura in cui erano funzionali alla storia, alla narrazione. I suoi protagonisti erano degli everyman, eravamo noi ed erano lui, immersi nelle profondità oscure e ineluttabili della vita a fronteggiare un imponderabile indissolubilmente radicato nella realtà, una realtà trasfigurata ma non per questo meno reale. Per la sua biografia, andate a leggere i vari necrologi di questi giorni. Ma soprattutto andate a leggere i suoi libri, se non li avete ancora letti, e rileggeteli se l’avete già fatto: grazie a Fanucci molti di loro sono ancora in stampa. Quelli che mancano li potete trovare su qualche bancarella nelle vecchie edizioni o direttamente in inglese (qualcuno non è stato edito, a quanto mi risulta, tipo Now You See It...: non eccezionale, ma interessante). Gli imprescindibili, a mio avviso, sono Io sono leggenda, Tre millimetri al giorno, Io sono Helen Driscoll. E non trascurate i racconti: era un maestro delle short stories (alcune di queste hanno fatto la storia della televisione nella serie Ai confini della realtà).
mercoledì 26 giugno 2013
mercoledì 19 giugno 2013
50 anni di Messaggero dei Ragazzi
Presso la Basilica di Sant'Antonio a Padova, in uno dei suoi meravigliosi chiostri (il Chiostro del Generale, per l'esattezza), si è aperta una mostra celebrativa per i 50 anni del Messaggero dei Ragazzi (la cui vita è in realtà molto più lunga e comprende il periodo in cui si chiamava Sant'Antonio e i fanciulli). La mostra si intitola 50 anni Meravigliosi! 1963-2013 e in cinque grandi pannelloni racchiude in una veloce ma interessante sintesi i vari decenni della rivista, ognuno dei quali è caratterizzato dalla presenza di autori (di fumetti) molto validi e famosi nonché di rubriche e articoli sempre legati all'attualità e alla sua interpretazione.
Dei fumetti vengono riprodotte parecchie pagine significative, dalle quali emergono firme di assoluto prestigio come Giorgio Cavazzano, Dino Battaglia, Lino Landolfi, Massimo Mattioli e altri ancora. Tra loro, mi fa piacere ricordare qui la presenza di Pinù Intini, che del Mera è stato a lungo redattore rappresentandone una sorta di continuità e di "anima": di suo viene presentata nella mostra la pagina di apertura del fumetto Quel giorno a Dallas, dedicato a JFK. Mi fa anche piacere ricordare con l'occasione che, proprio per il Mera, io e Pinù abbiamo collaborato per diverse storie, tra cui una piuttosto lunga che prendeva spunto dalla leggenda della fortezza di Sigiriya a Sri Lanka.
Ma dato che ho anche sempre avuto un debole per me stesso, segnalo la mia presenza nel pannellone degli anni '90 (la mia collaborazione è durata dal 1987 al 2003), assieme a mio fratello Gianni (che disegnava le mie storie) con la prima tavola di un'avventura di Ronnie Camera, il documentarista d'assalto (vissuto dal 1993 al 2003 sulle pagine del Mera).
La mostra è a ingresso gratuito e durerà sino a ottobre. Purtroppo non è stato realizzato un catalogo.
Qui sopra una foto con la pagina di Ronnie Camera nel pannellone.
Dei fumetti vengono riprodotte parecchie pagine significative, dalle quali emergono firme di assoluto prestigio come Giorgio Cavazzano, Dino Battaglia, Lino Landolfi, Massimo Mattioli e altri ancora. Tra loro, mi fa piacere ricordare qui la presenza di Pinù Intini, che del Mera è stato a lungo redattore rappresentandone una sorta di continuità e di "anima": di suo viene presentata nella mostra la pagina di apertura del fumetto Quel giorno a Dallas, dedicato a JFK. Mi fa anche piacere ricordare con l'occasione che, proprio per il Mera, io e Pinù abbiamo collaborato per diverse storie, tra cui una piuttosto lunga che prendeva spunto dalla leggenda della fortezza di Sigiriya a Sri Lanka.
Ma dato che ho anche sempre avuto un debole per me stesso, segnalo la mia presenza nel pannellone degli anni '90 (la mia collaborazione è durata dal 1987 al 2003), assieme a mio fratello Gianni (che disegnava le mie storie) con la prima tavola di un'avventura di Ronnie Camera, il documentarista d'assalto (vissuto dal 1993 al 2003 sulle pagine del Mera).
La mostra è a ingresso gratuito e durerà sino a ottobre. Purtroppo non è stato realizzato un catalogo.
Qui sopra una foto con la pagina di Ronnie Camera nel pannellone.
venerdì 7 giugno 2013
Flani (16) - Dopo la vita
Il flano di questa volta si riferisce a un film che, riprendendo il format inaugurato da Gli invasati, metteva a confronto la scienza con il soprannaturale, confinando un gruppo di persone - esperte e non - dentro una casa infestata con lo scopo di dimostrare l'esistenza del soprannaturale e tracciarne i contorni. Essendo la casa, come si è detto, infestata, trovare il soprannaturale non è un problema. Il problema è che il soprannaturale non è per nulla benigno. Come sempre per gli horror, il film ha la sua bella scheda nel mio Dizionario dei film horror.
Dopo la vita è tratto da un romanzo di Richard Matheson, il mio scrittore horror preferito, tra i contemporanei: se vi capita, leggete i suoi libri migliori (Io sono leggenda su tutti, ma anche Tre millimetri al giorno, Io sono Helen Driscoll, per non parlare dei racconti). La casa d'inferno (il romanzo da cui è tratto Dopo la vita) non è tra questi, ma è comunque una lettura piacevole. Il cast è di buon livello e spicca la presenza, con un personaggio torbido il giusto, di Pamela Franklin, cui ho dedicato un post qualche tempo fa.
Quanto al flano, ritenere che sia un tantino enfatico non è sbagliato, ma sapete com'è il commercio: non si esagera mai abbastanza. In ogni caso, vi posso garantire che non è soltanto vedendo questo film che potrete sapere veramente cos'è il terrore: vi sono molti altri modi di saperlo e quasi nessuno ha a che fare con il cinema.
Dopo la vita è tratto da un romanzo di Richard Matheson, il mio scrittore horror preferito, tra i contemporanei: se vi capita, leggete i suoi libri migliori (Io sono leggenda su tutti, ma anche Tre millimetri al giorno, Io sono Helen Driscoll, per non parlare dei racconti). La casa d'inferno (il romanzo da cui è tratto Dopo la vita) non è tra questi, ma è comunque una lettura piacevole. Il cast è di buon livello e spicca la presenza, con un personaggio torbido il giusto, di Pamela Franklin, cui ho dedicato un post qualche tempo fa.
Quanto al flano, ritenere che sia un tantino enfatico non è sbagliato, ma sapete com'è il commercio: non si esagera mai abbastanza. In ogni caso, vi posso garantire che non è soltanto vedendo questo film che potrete sapere veramente cos'è il terrore: vi sono molti altri modi di saperlo e quasi nessuno ha a che fare con il cinema.
domenica 26 maggio 2013
Vampiri a fumetti e Fidanzato vampiro
Come annunciato, ieri, in qualità di componente la giuria del concorso Vampiri a fumetti per fumettisti esordienti, sono stato a Valdagno dove si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso, nell'ambito della manifestazione Valdagno che legge organizzata dal Progetto Giovani del Comune di Valdagno.
Tutta questa premessa per arrivare poi a dire, come mi sembra giusto, chi ha vinto il concorso. Si tratta di Tiziana De Piero, con il fumetto Fidanzato vampiro, di cui qui sopra potete vedere un paio di vignette. Il fumetto di Tiziana ha colpito la giuria - della quale facevano parte, oltre a me, il prode Giuliano Piccininno (motore e artefice del premio, nonché insigne fumettista non solo bonelliano con Dampyr e molto altro, ultimamente un ottimo Dracula per il mercato francese), Mauro Penzo (abile organizzatore di Schiocomics), Melissa Zanella (altra ottima disegnatrice bonelliana con Nathan Never in prima fila) e Sofia Terzo (eccellente co-autrice con Giuliano del Dracula francese) - per la qualità dei disegni e la brillantezza di sceneggiatura e dialoghi: un horror virato simpaticamente in commedia, con stile e vivacità.
Al secondo posto si è piazzato Che Draculo di Francesco Guiotto, mentre al terzo, a pari merito, Pandora di De Cecco, Massignani, Padovan, Randon e Tre Spose per un vampiro di Vivian e Munaretto.
Resta da dire che la partecipazione al concorso è stata massiccia nel numero e di qualità mediamente più che apprezzabile, il che depone a favore dell'entusiasmo e delle prospettive dei partecipanti. Perciò, in bocca al lupo a tutti.
Tutta questa premessa per arrivare poi a dire, come mi sembra giusto, chi ha vinto il concorso. Si tratta di Tiziana De Piero, con il fumetto Fidanzato vampiro, di cui qui sopra potete vedere un paio di vignette. Il fumetto di Tiziana ha colpito la giuria - della quale facevano parte, oltre a me, il prode Giuliano Piccininno (motore e artefice del premio, nonché insigne fumettista non solo bonelliano con Dampyr e molto altro, ultimamente un ottimo Dracula per il mercato francese), Mauro Penzo (abile organizzatore di Schiocomics), Melissa Zanella (altra ottima disegnatrice bonelliana con Nathan Never in prima fila) e Sofia Terzo (eccellente co-autrice con Giuliano del Dracula francese) - per la qualità dei disegni e la brillantezza di sceneggiatura e dialoghi: un horror virato simpaticamente in commedia, con stile e vivacità.
Al secondo posto si è piazzato Che Draculo di Francesco Guiotto, mentre al terzo, a pari merito, Pandora di De Cecco, Massignani, Padovan, Randon e Tre Spose per un vampiro di Vivian e Munaretto.
Resta da dire che la partecipazione al concorso è stata massiccia nel numero e di qualità mediamente più che apprezzabile, il che depone a favore dell'entusiasmo e delle prospettive dei partecipanti. Perciò, in bocca al lupo a tutti.
venerdì 24 maggio 2013
Bob Dylan 72nd
Diversi post dylaniani in questo blog ultimamente, ma non mi potevo esimere dal celebrare, come di consueto, il compleanno - sono 72, niente male - del nostro.
L'anno trascorso ha segnalato un Bob Dylan ancora capace di sorprendere e di lasciare il segno, con il nuovo album Tempest che si è rivelato essere uno dei migliori degli ultimi decenni e di cui ho già diffusamente parlato qui.
Ma Tempest, benché tuttora molto presente, è già passato e il presente vero e proprio è fatto del per fortuna immancabile tour che si sta rivelando particolarmente interessante. L'ingresso nella band di Duke Robillard, a scapito di un Charlie Sexton decisamente sotto tono negli ultimi tempi, ha rinfrescato il sound dandogli maggiore virtuosità chitarristica, maggior colore (credo che non sia stata estranea a evidenziare la necessità di un cambio del genere la presenza sul palco di Mark Knopfler in diverse occasioni durante i recenti tour congiunti: quando suonava Knopfler si capiva improvvisamente - o ci si ricordava - cosa può fare un chitarrista abile e ispirato).
Inoltre, diversamente da quel che ha sempre fatto (tranne che, principalmente, nel tour del 1966 e la cosa potrebbe anche essere significativa, ma non chiedetemi di cosa), Dylan ha mantenuto ferrea la scaletta dei concerti, concedendosi solo minime variazioni. Ciò ha tolto quella imprevedibilità tipicamente dylaniana, ma, forse non imprevedibilmente, ha aggiunto una qualità e una perfezione nell'esecuzione che, per cambiare, si possono accogliere favorevolmente. Tra le altre cose, riscoprendo una canzone, What Good Am I, già ottima di per sé, ma resa adesso in una versione intensa che ne riscopre appieno il significato (sempre attuale) e dimostra una volta di più che cosa Dylan riesca ancora a fare pur con una voce non più nella forma primigenia.
L'anno trascorso ha segnalato un Bob Dylan ancora capace di sorprendere e di lasciare il segno, con il nuovo album Tempest che si è rivelato essere uno dei migliori degli ultimi decenni e di cui ho già diffusamente parlato qui.
Ma Tempest, benché tuttora molto presente, è già passato e il presente vero e proprio è fatto del per fortuna immancabile tour che si sta rivelando particolarmente interessante. L'ingresso nella band di Duke Robillard, a scapito di un Charlie Sexton decisamente sotto tono negli ultimi tempi, ha rinfrescato il sound dandogli maggiore virtuosità chitarristica, maggior colore (credo che non sia stata estranea a evidenziare la necessità di un cambio del genere la presenza sul palco di Mark Knopfler in diverse occasioni durante i recenti tour congiunti: quando suonava Knopfler si capiva improvvisamente - o ci si ricordava - cosa può fare un chitarrista abile e ispirato).
Inoltre, diversamente da quel che ha sempre fatto (tranne che, principalmente, nel tour del 1966 e la cosa potrebbe anche essere significativa, ma non chiedetemi di cosa), Dylan ha mantenuto ferrea la scaletta dei concerti, concedendosi solo minime variazioni. Ciò ha tolto quella imprevedibilità tipicamente dylaniana, ma, forse non imprevedibilmente, ha aggiunto una qualità e una perfezione nell'esecuzione che, per cambiare, si possono accogliere favorevolmente. Tra le altre cose, riscoprendo una canzone, What Good Am I, già ottima di per sé, ma resa adesso in una versione intensa che ne riscopre appieno il significato (sempre attuale) e dimostra una volta di più che cosa Dylan riesca ancora a fare pur con una voce non più nella forma primigenia.
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lunedì 20 maggio 2013
Il cinema di Bob Dylan su Maggie's Farm
Oggi, Mr. Tambourine, il curatore del sito dylaniano Maggie's Farm (creato da Michele Murino), gentilmente si occupa del mio libro Il cinema di Bob Dylan. Se volete leggere ciò che scrive (e ve lo consiglio), seguite questo link (se lo fate nei prossimi giorni, scorrete sino alla data del 19 maggio per trovare la recensione del libro).
Con l'occasione, date anche un'occhiata al sito: è ricco di cose interessanti che ogni appassionato di Bob Dylan non può che apprezzare. E chi non è (ancora) un appassionato di Bob Dylan ha solo un grande vantaggio rispetto a chi lo è già: diventarlo e scoprire qualcosa di eccezionale.
Con l'occasione, date anche un'occhiata al sito: è ricco di cose interessanti che ogni appassionato di Bob Dylan non può che apprezzare. E chi non è (ancora) un appassionato di Bob Dylan ha solo un grande vantaggio rispetto a chi lo è già: diventarlo e scoprire qualcosa di eccezionale.
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Rudy Salvagnini
sabato 18 maggio 2013
Vampiri a fumetti (e Dizionario dei film horror)
Sabato 25 maggio a Valdagno, nell'ambito della manifestazione Valdagno che legge alle ore 20.30 ci sarà la premiazione del concorso Vampiri a fumetti (Sala Bocchese, Palazzo Festari, Corso Italia 63). Sono nella giuria e pertanto sarò presente anch'io. Chi è in zona è invitato a venire (anche nel corso della giornata): la manifestazione è di sicuro interesse. Chi invece non è in zona, farà bene a portarsi celermente in zona. Nella giuria c'è anche il prode e poliedrico Giuliano Piccininno - disegnatore di Dampyr e di mille altre cose - che stavolta gioca in casa.
Prima della premiazione (e quindi un po' prima delle 20.30) ci sarà l'occasione anche per parlare del Dizionario dei film horror (Corte del Fontego) e chi non ce l’ha ancora potrà persino acquistarlo. Sembrerà infatti strano, ma la stragrande maggioranza degli italiani (non parliamo poi degli stranieri) ancora non ce l’ha: ne ho le prove.
Qui sopra la locandina della manifestazione da cui potrete trarre le informazioni del caso: in ogni evenienza, per i dettagli potete visitare il sito www.progettogiovanivaldagno.it.
Prima della premiazione (e quindi un po' prima delle 20.30) ci sarà l'occasione anche per parlare del Dizionario dei film horror (Corte del Fontego) e chi non ce l’ha ancora potrà persino acquistarlo. Sembrerà infatti strano, ma la stragrande maggioranza degli italiani (non parliamo poi degli stranieri) ancora non ce l’ha: ne ho le prove.
Qui sopra la locandina della manifestazione da cui potrete trarre le informazioni del caso: in ogni evenienza, per i dettagli potete visitare il sito www.progettogiovanivaldagno.it.
venerdì 10 maggio 2013
House at the End of the Street
La categoria degli psycho-thriller è tra le più popolate e non manca stagione che ne arrivi più di qualcuno. Qualunque interpretazione psicanalitica è buona purché serva a dare un movente a qualche assassino più o meno seriale. Ricordo i bei tempi degli psycho-thriller hammeriani di Jimmy Sangster, pretestuosissimi e di uno schematismo raffinato. Adesso chi si contenta gode, come sempre. Tra pochi giorni arriva sui nostri schermi House at the End of the Street, classico psycho-thriller dalla struttura molto articolata. Ne ho scritto la recensione per MyMovies e se volete leggerla andate pure qui.
Qui sopra Elisabeth Shue in una scena del film: c'è anche Jennifer Lawrence, ma mi pare doveroso omaggiare un'attrice di valore che ha fatto più di qualche puntata nell'horror, a partire dal non dimenticato Link (dicevo per dire, lo so che l'avete dimenticato tutti).
Qui sopra Elisabeth Shue in una scena del film: c'è anche Jennifer Lawrence, ma mi pare doveroso omaggiare un'attrice di valore che ha fatto più di qualche puntata nell'horror, a partire dal non dimenticato Link (dicevo per dire, lo so che l'avete dimenticato tutti).
lunedì 29 aprile 2013
Rosco e Sonny sul Fumetto
Nel numero 85 (marzo 2013) dell’elegante trimestrale Fumetto pubblicato dall’Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione (ANAFI) c’è un bell’articolo su Rosco e Sonny scritto da Luigi Marcianò, una delle colonne dell’Associazione e, anche, della rivista (la cui copertina - un bellissimo disegno originale di Rodolfo Torti - è dedicata proprio a Rosco e Sonny).
L’articolo si intitola Rosco e Sonny: due poliziotti... in pensione?, dove il punto di domanda è beneaugurante per un sia pur assai difficile ritorno della coppia. Oltre a ripercorrere brevemente, ma non banalmente, la storia dei due poliziotti, Marcianò ha anche condotto un’interessantissima intervista a quattro coinvolgendo gli autori della serie, dai due originari creatori (Claudio Nizzi per i testi e Giancarlo Alessandrini per i disegni) a quelli che hanno preso il testimone, chi prima (Rodolfo Torti ai disegni) chi dopo (io, ai testi). Le mie risposte le conoscevo (ma magari a chi segue questo blog potrà incuriosire leggerle), perciò il mio interesse è andato soprattutto sulle risposte degli altri, sempre puntuali, ricche di notazioni curiose e aneddoti simpatici (io, per esempio, non sapevo che Alessandrini si era ritratto nel personaggio di Sonny), ma soprattutto piene di passione e simpatia per i personaggi e la loro storia. Anche le illustrazioni seguono un apprezzabile percorso filologico: sono presenti le copertine del Giornalino che presentava il primo episodio della serie e di quello che presentava l’ultimo, nonché la prima pagina del primo episodio e l’ultima dell’ultimo, a racchiudere non solo simbolicamente la parabola di questi due personaggi che sono durati molto, ma, se mi è permesso dirlo (e direi di sì, perché qui sono a casa mia), potevano durare ancora. L’articolo si chiude con la cronologia completa di tutti gli episodi di Rosco & Sonny, con tutte le indicazioni del caso (ho avuto ulteriore conferma, quindi, che l’episodio L’ultimo round, il cinquantaduesimo che avevo scritto, non me l’ero perso, ma proprio non era stato pubblicato e, penso, nemmeno disegnato).
Complimenti quindi a Luigi Marcianò per aver dedicato il suo tempo così proficuamente a Rosco & Sonny e un ringraziamento da parte mia anche agli autori che hanno realizzata la serie: Claudio Nizzi, Giancarlo Alessandrini e, ultimo ma non infine, Rodolfo Torti con cui ho condiviso così tante storie e che non ha mai deluso le mie aspettative (anzi). Un ringraziamento, inoltre, a Gino D'Antonio - un grande autore di cui conservo i preziosi insegnamenti - che, quella volta, ha scelto me per scrivere i testi della coppia.
L’occasione è buona anche per ricordare l’attività dell’ANAFI che, dapprima in veste di ANAF, è sulla breccia da lunghissimo tempo (la mia prima tessera di socio, che ancora conservo, risale al 1972, ma loro c’erano già da prima) e ha anche, per me, l’indiscusso merito di avermi conferito, nel 2002, l’unico premio della mia carriera fumettistica. A parte questo, chi si interessa di fumetti, non può non trovare interessante l’attività dell’ANAFI: per avere le sue pubblicazioni (quattro numeri della rivista Fumetto - una rivista il cui formato più che grande è gigantesco - oltre a due volumi che, per il 2013, sono particolarmente interessanti: L’Asso di picche dall’Argentina di Alberto Ongaro e Hugo Pratt e Paperino, le inedite follie inglesi, il tutto a soli 75 euro). Per maggiori dettagli vi invito a dare un’occhiata al sito dell’ANAFI.
L’articolo si intitola Rosco e Sonny: due poliziotti... in pensione?, dove il punto di domanda è beneaugurante per un sia pur assai difficile ritorno della coppia. Oltre a ripercorrere brevemente, ma non banalmente, la storia dei due poliziotti, Marcianò ha anche condotto un’interessantissima intervista a quattro coinvolgendo gli autori della serie, dai due originari creatori (Claudio Nizzi per i testi e Giancarlo Alessandrini per i disegni) a quelli che hanno preso il testimone, chi prima (Rodolfo Torti ai disegni) chi dopo (io, ai testi). Le mie risposte le conoscevo (ma magari a chi segue questo blog potrà incuriosire leggerle), perciò il mio interesse è andato soprattutto sulle risposte degli altri, sempre puntuali, ricche di notazioni curiose e aneddoti simpatici (io, per esempio, non sapevo che Alessandrini si era ritratto nel personaggio di Sonny), ma soprattutto piene di passione e simpatia per i personaggi e la loro storia. Anche le illustrazioni seguono un apprezzabile percorso filologico: sono presenti le copertine del Giornalino che presentava il primo episodio della serie e di quello che presentava l’ultimo, nonché la prima pagina del primo episodio e l’ultima dell’ultimo, a racchiudere non solo simbolicamente la parabola di questi due personaggi che sono durati molto, ma, se mi è permesso dirlo (e direi di sì, perché qui sono a casa mia), potevano durare ancora. L’articolo si chiude con la cronologia completa di tutti gli episodi di Rosco & Sonny, con tutte le indicazioni del caso (ho avuto ulteriore conferma, quindi, che l’episodio L’ultimo round, il cinquantaduesimo che avevo scritto, non me l’ero perso, ma proprio non era stato pubblicato e, penso, nemmeno disegnato).
Complimenti quindi a Luigi Marcianò per aver dedicato il suo tempo così proficuamente a Rosco & Sonny e un ringraziamento da parte mia anche agli autori che hanno realizzata la serie: Claudio Nizzi, Giancarlo Alessandrini e, ultimo ma non infine, Rodolfo Torti con cui ho condiviso così tante storie e che non ha mai deluso le mie aspettative (anzi). Un ringraziamento, inoltre, a Gino D'Antonio - un grande autore di cui conservo i preziosi insegnamenti - che, quella volta, ha scelto me per scrivere i testi della coppia.
L’occasione è buona anche per ricordare l’attività dell’ANAFI che, dapprima in veste di ANAF, è sulla breccia da lunghissimo tempo (la mia prima tessera di socio, che ancora conservo, risale al 1972, ma loro c’erano già da prima) e ha anche, per me, l’indiscusso merito di avermi conferito, nel 2002, l’unico premio della mia carriera fumettistica. A parte questo, chi si interessa di fumetti, non può non trovare interessante l’attività dell’ANAFI: per avere le sue pubblicazioni (quattro numeri della rivista Fumetto - una rivista il cui formato più che grande è gigantesco - oltre a due volumi che, per il 2013, sono particolarmente interessanti: L’Asso di picche dall’Argentina di Alberto Ongaro e Hugo Pratt e Paperino, le inedite follie inglesi, il tutto a soli 75 euro). Per maggiori dettagli vi invito a dare un’occhiata al sito dell’ANAFI.
lunedì 15 aprile 2013
Ancora su Rosco e Sonny
Segnalo con piacere questo interessante articolo di Carlo Scaringi comparso oggi sul benemerito sito fumettistico afNews.info. Lo segnalo perché parla di Rosco e Sonny, i personaggi che per molti anni ho scritto per Il Giornalino, dopo aver raccolto il testimone da Claudio Nizzi, precedente sceneggiatore della serie nonché suo creatore. Qui sopra una vignetta (la stessa che trovate anche su afNews) da un'avventura di Rosco e Sonny scritta da me e disegnata dal bravissimo Rodolfo Torti, che a sua volta prese il testimone (ma ben prima di me) dal precedente disegnatore Giancarlo Alessandrini.
I miei fumetti e Bob Dylan (3)
Una delle particolarità della miniserie supereroistica Rave che ho scritto nel 1998 - ne ho già parlato qui - è che il titolo dei suoi singoli episodi, sei in tutto, sono citazioni dalle più varie fonti. Presa questa decisione citazionistica, non mi sono potuto esimere dall’inserire un rimando dylaniano. Così il titolo del quarto episodio è I tried my best to love you, but I cannot play this game, che si adattava molto bene al contenuto narrativo e proviene, come ben pochi potrebbero immaginare data la scarsa popolarità della canzone, da Angelina, un pezzo del 1981 appartenente alle sessioni dell’album Shot of Love (un album non troppo amato persino dai dylaniani, ma invece non privo di meriti), ma rimasto inedito sino al 1991 quando è stato inserito in The Bootleg Series vol. 1-3, la prima cornucopia di quella serie. (Tra parentesi, lo so che la citazione non è correttissima, ma ero andato a memoria)
È uno dei grandi misteri dylaniani: perché Angelina non trovò immediatamente posto in quell’album - magari assieme a Caribbean Wind, un altro grande inedito di quel periodo. Caribbean Wind, almeno, vide la luce prima, nel 1985, all’interno della raccolta Biograph (tra l’altro, ricordo che, all’epoca, quando Shot of Love non era ancora uscito, avevo letto su una rivista musicale che il titolo del nuovo album di Dylan sarebbe stato proprio Caribbean Wind: quando l’album uscì, di Caribbean Wind non c’era traccia, ma il titolo mi rimase in mente) - considerato che si tratta di una delle migliori canzoni di sempre scritte da Dylan? Enigmatica, suggestiva, profonda, piena di versi fulminanti: se non la conoscete, ascooltatela (magari non scambiandola per Farewell Angelina, che è tutt’altra canzone).
La cosa strana è che, diversamente da altri grandi inediti degli anni ‘80 (penso a Blind Willie McTell, per esempio, di cui peraltro resta ancora inedita la magnifica versione “elettrica”), che di riffe o di raffe arrivarono alle orecchie dei collezionisti via bootleg di varia natura, Angelina proruppe nel mondo dylaniano nel 1991 senza prima essere nota ad alcuno. Un po’ come sarebbe successo, decadi più tardi, a Red River Shore, che però, almeno di nome, si sapeva che esisteva.
Qui sopra la prima pagina del quarto episodio di Rave, disegnato da Giuliano Piccininno - the man who made a name for himself and still has it - e arricchito, come si può facilmente notare, da un’altra citazione dylaniana, risalente stavolta agli anni ‘70.
È uno dei grandi misteri dylaniani: perché Angelina non trovò immediatamente posto in quell’album - magari assieme a Caribbean Wind, un altro grande inedito di quel periodo. Caribbean Wind, almeno, vide la luce prima, nel 1985, all’interno della raccolta Biograph (tra l’altro, ricordo che, all’epoca, quando Shot of Love non era ancora uscito, avevo letto su una rivista musicale che il titolo del nuovo album di Dylan sarebbe stato proprio Caribbean Wind: quando l’album uscì, di Caribbean Wind non c’era traccia, ma il titolo mi rimase in mente) - considerato che si tratta di una delle migliori canzoni di sempre scritte da Dylan? Enigmatica, suggestiva, profonda, piena di versi fulminanti: se non la conoscete, ascooltatela (magari non scambiandola per Farewell Angelina, che è tutt’altra canzone).
La cosa strana è che, diversamente da altri grandi inediti degli anni ‘80 (penso a Blind Willie McTell, per esempio, di cui peraltro resta ancora inedita la magnifica versione “elettrica”), che di riffe o di raffe arrivarono alle orecchie dei collezionisti via bootleg di varia natura, Angelina proruppe nel mondo dylaniano nel 1991 senza prima essere nota ad alcuno. Un po’ come sarebbe successo, decadi più tardi, a Red River Shore, che però, almeno di nome, si sapeva che esisteva.
Qui sopra la prima pagina del quarto episodio di Rave, disegnato da Giuliano Piccininno - the man who made a name for himself and still has it - e arricchito, come si può facilmente notare, da un’altra citazione dylaniana, risalente stavolta agli anni ‘70.
venerdì 22 marzo 2013
La madre
In questi giorni è uscito La madre, film d'esordio nel lungometraggio (si potrà ancora dire così ora che non si usa più la pellicola?) di Andy Muschietti. Si tratta di un horror ed è presentato da Guillermo del Toro, autore di notevole rilievo nel genere sia per le opere che ha realizzato come regista (Cronos, Hellboy, La spina del diavolo e anche Il labirinto del fauno che non è un horror, ma è comunque bello), sia per quelle che ha in qualche modo incentivato (The Orphanage, Con gli occhi dell'assassino eccetera).
Ne ho scritto la recensione per MyMovies e chi vuole leggerla può trovarla qui.
Una nota a margine: vale la pena, prima o dopo (ma non durante) la visione di La madre, dare un'occhiata a Mamà, il cortometraggio (soli tre minuti) di Muschietti che ha dato origine al tutto. Cercando, lo si trova facilmente in rete (anche su YouTube, direi).
Nella foto, la protagonista Jessica Chastain.
Ne ho scritto la recensione per MyMovies e chi vuole leggerla può trovarla qui.
Una nota a margine: vale la pena, prima o dopo (ma non durante) la visione di La madre, dare un'occhiata a Mamà, il cortometraggio (soli tre minuti) di Muschietti che ha dato origine al tutto. Cercando, lo si trova facilmente in rete (anche su YouTube, direi).
Nella foto, la protagonista Jessica Chastain.
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