domenica 4 ottobre 2026

L'atlante sommerso

 


Dopo le suggestioni da Edgar Allan Poe esplorate in The Trick, Stefano Simone torna con il suo nuovo film L’atlante sommerso ai toni più leggeri e giovanilistici che caratterizzavano i precedenti Omicidio al cimitero e, soprattutto, Il fantasma di Alessandro Appiani.
Marco (Marco Delli Carri) e Camilla (Camilla Prencipe) sono due fratelli dodicenni, adottati entrambi dopo un periodo all’orfanotrofio. Marco ha uno spirito indomito e avventuroso, ma si ritrova a essere bersaglio di due bulli - Cassandra (Chiara D’Amato) ed Ettore (Simone Balta) - che lo prendono in giro e lo accusano di essere un fifone. Camilla cerca di rincuorarlo, mentre la sorellastra maggiore Federica (Rossella Castigliego) lo stimola a pensare ad altro raccontandogli di un misterioso libro, detto l’atlante sommerso, che potrebbe essere nascosto nella biblioteca comunale. Marco decide allora di dedicarsi alla ricerca, subito supportato da Camilla: i due si intrufolano così nella biblioteca restandovi nascosti oltre l’orario di chiusura. Si trovano però in compagnia proprio di Cassandra ed Ettore, oltre che di Francesco (Francesco Quitadamo), che è un’altra loro vittima: anche loro sono alla ricerca dell’atlante e vorrebbero battere sul tempo Marco e Camilla. Dopo qualche scontro, il gruppetto decide di unire le forze, sia pure obtorto collo, cominciando a seguire gli indizi via via che si presentano. La ricerca però si fa sempre più difficile e complessa, portando fuori dalla biblioteca sino al bosco dove dimora un pericoloso lupo.
Il film inizia con toni realistici raccontando una classica situazione nella quale il bullismo è evidenziato come problema endemico che chi ne è vittima deve cercare in qualche modo di affrontare senza poter contare su un confronto dialettico e costruttivo con la controparte per l’evidente insipienza e protervia dei bulli. Poi però il registro narrativo, non senza qualche forzatura e qualche difficoltà dal punto di vista puramente espressivo dovuta chiaramente anche a limiti di budget, cambia progressivamente e diventa più astratto e fiabesco, con l’introduzione di situazioni che si allontanano sempre più dal contesto realistico e assumono valenze simboliche e metaforiche. Abbiamo così vari riferimenti alla fiaba di Cappuccetto Rosso (che Camilla afferma essere la loro fiaba del cuore), con il lupo (realizzato in digitale), il cacciatore che funge da deus ex machina, la misteriosa casa nel bosco e così via, trasformando, per i due fratellini, la ricerca del misterioso libro in una sorta di viaggio alla scoperta di loro stessi e della verità nascosta sulla loro origine. Non sempre l’ambizione del concetto è supportata dall’efficacia nella sua realizzazione, ma si possono apprezzare lo sforzo e anche una certa originalità nell’approccio. Il lungo spiegone melodrammatico che svela l’arcano è un po’ forzato nei toni, ma rappresenta una conclusione adeguata e una premessa per un finale aperto che prelude alla necessità di un’ulteriore ricerca in un momento di passaggio di quello che si è in fondo rivelato essere un romanzo di formazione per i due giovani protagonisti.
La caratteristica favolistica della narrazione - la sceneggiatura è di Giovanni Casalino - soprattutto nella seconda parte consente di passare sopra ad alcune svolte che altrimenti potrebbero sembrare incongrue e poco credibili. Simone muove molto la camera per rendere vivace la narrazione sotto l’aspetto visuale, ma non mancano tempi morti e una sensazione di lentezza e ripetitività nel procedere della vicenda.
Gli interpreti sono volenterosi: a emergere sono soprattutto la convincente Camilla Prencipe e Tonino Potito, nel ruolo di un anziano ex impiegato della biblioteca che la sa lunga. Sotto il profilo caratteriale, è interessante il personaggio di Federico che aspira a diventare regista e funge, oltre che da possibile alter ego del regista, da testimone, più che da attivo protgonista, di quanto accade, registrandolo e dando simbolicamente corpo alla funzione stessa del regista quale tramite tra la storia e lo spettatore. Luca Auriemma si conferma una colonna portante dei film di Simone, anche questa volta fornendo delle musiche che arricchiscono notevolmente la visione.
 

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