martedì 25 gennaio 2022

Robert Englund - Metamorfosi di una maschera

 


Il cinema horror per molti decenni è stato soprattutto un cinema di attori. C’erano i divi dell’horror, attori che si dedicavano prevalentemente a quel genere e lo caratterizzavano con la loro presenza. Aiutati dal trucco o anche no, erano dei veri e propri emblemi dell’horror, delle icone. A partire da Lon Chaney sr, passando per Boris Karloff, Lon Chaney jr e Bela Lugosi per arrivare a Vincent Price, Peter Cushing e Christopher Lee. E c’erano anche i divi di secondo piano, ma comunque significativi e ben presenti nell’immaginario collettivo come John Carradine, George Zucco o Lionel Atwill. E sicuramente me ne dimentico qualcuno. Poi le cose sono cambiate. Il cinema horror è diventato meno attoriale e più interessato agli effetti speciali. Non che gli attori non servissero più, ma erano (e sono) diventati meno specializzati, meno centrali, più intercambiabili.

Per questo la figura di Robert Englund, peraltro attore molto versatile come la sua carriera, soprattutto all’inizio, dimostra, è importante. Perché è probabilmente l’unico attore degli ultimi decenni che può in qualche misura avvicinarsi ai grandi nomi che ho citato sopra, quantomeno per il grado di attaccamento all’horror e per il fatto di caratterizzare, con la sua sola presenza, ogni film cui partecipa. Ce ne sono altri, come per esempio Jeffrey Combs, ma non assurgono alla stessa importanza specifica.

Robert Englund - Metamorfosi di una maschera (Shatter Edizioni, 218 pp., € 16), a cura di Fabio Cassano, è un libro dedicato interamente a Robert Englund e alla sua attività di attore e, sporadicamente, regista. La sua carriera è “coperta” integralmente attraverso una serie di saggi di vari autori. Ne ho scritto uno anch’io occupandomi di tre delle collaborazioni di Englund con Tobe Hooper (Le notti proibite del marchese De Sade, La danza dei morti e l’episodio pilota della serie Tv Freddy’s Nightmares). Gli altri saggi sono stati scritti da Fabio Cassano, Roberto Lasagna, Edoardo Trevisani, Michele Raga, Giuseppe Cozzolino, Elisa Torsiello, Massimiliano Spanu, Vincenzo Papeo, Fabio Zanello, Francesco Saverio Marzaduri, Chiara Pani e Danilo Arona (e spero di non aver dimenticato nessuno). La prefazione è di Stephen David Brooks, che con Englund ha collaborato.

Naturalmente, non mi sembra il caso di recensire un libro a cui ho collaborato, ma una cosa che posso comunque senz’altro dire è che se siete interessati a Robert Englund in questo libro potrete trovare pane per i vostri denti (o artigli).


venerdì 31 dicembre 2021

50 anni nei fumetti


50 anni nei fumetti
(274 pagine, Youcanprint, € 70) è un libro particolare. Racconta la storia della collaborazione tra me e mio fratello Gianni attraverso una grande mole di fumetti, in gran parte a colori, in modo da coprire tutto l’arco temporale lungo il quale questa collaborazione si è sviluppata. In mezzo ai fumetti ci sono anche ricordi, aneddoti e retroscena che contestualizzano e connettono le varie storie. Abbiamo rovistato nei nostri archivi e, assieme a una scelta delle storie edite nel corso degli anni, abbiamo selezionato anche parecchie storie che erano rimaste inedite. Tra queste storie inedite ce ne sono alcune un po’ particolari, non per il loro valore, ma per la loro qualità di veri e propri “reperti storici” (sempre relativamente alla nostra storia, naturalmente). C’è per esempio uno dei fumetti che compariva nei giornaletti che disegnavamo per i parenti e che quindi esistono in un’unica copia. E c’è anche il fumetto con il quale ci siamo presentati alla redazione del Messaggero dei Ragazzi nel settembre del 1970 e grazie al quale il grande e indimenticato Pinù Intini ci offrì la nostra prima collaborazione professionale (collaborazione che, in verità, più che al fumetto presentato, direi che fu dovuta alla lungimiranza quasi sciamanica di Pinù). Non manca il primo fumetto realizzato (il secondo pubblicato) dal quale parte la datazione dei 50 anni (1971-2021). Ci sono poi alcuni fumetti inediti che avevamo proposto a qualcuna delle riviste che allora esistevano sul mercato ottenendone dei garbati rifiuti (o dei silenzi, un po’ meno garbati). Ma ci sono anche molti dei fumetti che abbiamo pubblicato negli anni ’70 sui pocket Sansoni o altrove (su Sorry, per esempio, o sul Santo dei Miracoli e così via). Poi c’è un’ampia scelta dei fumetti che a partire dai primi anni’90 abbiamo pubblicato sul Messaggero dei Ragazzi, tutti rigorosamente a colori. Il libro riguarda la nostra collaborazione, per cui non c'è nulla riguardo ai (molti) fumetti che abbiamo realizzato separatamente.

Per scopo, caratteristiche e dimensioni, non è un libro che potevamo proporre a un editore (quindi non lo abbiaamo proposto) e perciò, per averlo così come volevamo che fosse, lo abbiamo pubblicato tramite Youcanprint. Il notevole prezzo di vendita risente di questa scelta (del print on demand) e dipende dal costo di stampa: il formato grande (A4) e i colori hanno il loro prezzo, ma così doveva essere e così è stato. È comunque un libro per così dire artigianale, con i suoi difetti, realizzato in totale autonomia, con l’imperizia degli spavaldi autodidatti. Molte storie sono riprese direttamente dagli originali, ma diverse sono tratte dalle pubblicazioni perché non ne abbiamo più gli originali, per cui in taluni casi la qualità non è ottimale.

Di fronte a un libro come questo la domanda sorge quindi spontanea: esiste qualcuno interessato alla nostra storia? La risposta è persino banale: sì, noi. E quindi per fissarla in qualche modo prima che sia troppo tardi, ecco questo libro: un raro esempio di libro immaginario diventato reale. Il suo scopo l'ha realizzato con la sua sola stessa esistenza, non occorre che venga comperato (e mi stupirei se qualcuno lo facesse).

L'illustrazione di copertina, realizzata da Gianni, ci ritrae all'epoca in cui i fumetti li leggevamo e li sognavamo. L'edicola che si vede sullo sfondo è quella in cui principalmente ci approvvigionavamo, in Prato della Valle. Anche l'edicolante è quello del tempo: scorbutico, ma professionale. Le foglie secche che svolazzano sono rigorosamente metaforiche.

lunedì 20 dicembre 2021

La Banda sul Messaggero dei Ragazzi n. 1067


Sul numero 1067 del Messaggero dei Ragazzi (è il numero di dicembre, quello attualmente in distribuzione, c'è una nuova storia della Banda. Come sempre, la sceneggiatura è mia, mentre ai disegni questa voilta è il validissimo Isacco Saccoman.

Non a caso, visto il periodo, l'argomento è natalizio e il titolo Un altro Natale è da intendersi non nl senso di iterazione natalizia, ma in quello della ricerca di un Natale diverso, più aderente alla sua vera natura. La storia segna il provvisorio ritorno di uno dei personaggi originari della Banda, Chen, che come sa chi segue la serie a un certo punto è ritornato in Cina per motivi familiari. Come sempre, nello spirito che anima la serie, si cerca di intrattenere, divertire e nel contempo affrontare tematiche un po' complesse e perché no serie.

sabato 4 dicembre 2021

Where Have All the People Gone


Where Have All the People Gone
è un film televisivo del 1974, è stato uno dei film of the week della ABC. In italiano è stato trasmesso come Dove sono gli altri? e Dove sono andati a finire?. Non è un film catastrofico, potrebbe essere definito un post-atomico se non fosse che l'atomica non c’entra. Direi quindi un post-catastrofico nel quale la catastrofe viene solo, in sostanza, enunciata. Steven Anders (Peter Graves) è in vacanza in montagna con il figlio David (George O’Hanlon jr) e la figlia Debbie (Kathleen Quinlan): la moglie Barbara (Jay W. MacIntosh) li ha salutati per tornare a Los Angeles per lavoro. Con loro c’è un collaboratore/amico, Clancy (Noble Willingham). Mentre i tre Anders sono in una grotta a compiere rilevazioni, Clancy è fuori e vede un bagliore che crede essere quello dell'esplosione di una bomba. Ne segue un breve terremoto che fa uscire i tre dalla grotta. Tutto sembra finire lì, ma le comunicazioni radio sono interrotte e dopo poco Clancy comincia a sentirsi male. Portato verso valle in una barella improvvisata, Clancy muore nel tragitto e, di fronte allo sconcerto dei tre, letteralmente si polverizza. Quando arrivano nella più vicina cittadina, i tre si avvedono che è abbandonata: molti i cadaveri polverizzati. Che cosa sta succedendo? Pensano si tratti di radiazioni, ma l'effetto sembra un po' strano. Decidono di andare a Los Angeles per vedere come sta Barbara, ma il viaggio si rivela difficile. Trovano chi li deruba e trovano anche nuovi compagni di viaggio: Jenny (Verna Bloom), una donna che ha perso il marito e i figli, e Michael (Michael-James Wixted), un bambino che ha perso i genitori. I sopravvissuti capiscono che la causa di tutto sono delle esplosioni solari, ma ciò non li aiuta molto.

La storia è abbastanza semplice e lineare: ai sopravvissuti capitano cose abbastanza prevedibili, compreso il tizio che frega loro il pick-up, ma le immagini desolate delle città abbandonate - compresa una Los Angeles deserta che richiama 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra - sono piuttosto efficaci e il clima è cupo e pessimista, nonostante un finalino ottimista che sembra davvero attaccato con lo scotch. I personaggi sono descritti con credibilità e realismo, compresa la strisciante conflittualità tra i membri della famiglia Anders. La variante dei cani impazziti aggiunge un piccolo tocco horror che preannuncia un po’ Future Animals. In sostanza, niente di eccezionale, ma chi ama il genere “fine di mondo” potrà apprezzare. La sceneggiatura è di Lewis John Carlino, regista de I giorni impuri dello straniero. La regia è del capace John Llewellyn Moxey, la cui carriera si è svolta soprattutto in ambito televisivo, ma di cui si può ricordare, in ambito cinematografico, almeno il riuscito La città dei morti. Il cast è interessante. A parte il televisivo (e solido) Peter Graves, ci sono Verna Bloom (Il ritorno di Harry Collings) e Kathleen Quinlan (American Graffiti).

domenica 28 novembre 2021

I Am Legend - screenplay


Questo libro - I Am Legend - screenplay a cura di Mark Dawidziak (Gauntlet Press, 2012) contiene la sceneggiatura di uno dei film che più mi dispiace non siano stati fatti: Night Creatures, il film che Richard Matheson aveva scritto per la Hammer nel 1957, tratto dal suo famoso romanzo I Am Legend (Io sono leggenda o, come venne intitolato per molti anni I vampiri). Come si sa, il film non venne realizzato per motivi di censura ed è un vero peccato, anche perché in sostanza non è mai stata realizzata una fedele versione cinematografica del romanzo. Di questo libro, che oltre alla sceneggiatura contiene molte altre cose interessanti, tra cui l'introduzione, scritta proprio da Richard Matheson, nella quale l'autore racconta brevemente la sua esperienza (quando ha scritto questa sceneggiatura, ne aveva scritta solo una in precedenza: poi sarebbe diventato uno sceneggiatore esperto e apprezzato) e parla anche dei tre film tratti, in qualche modo, dal suo romanzo. Le sue opinioni al riguardo sono piuttosto nette e molto interessanti. Tra le altre cose, riteneva che Vincent Price, grandissimo attore, fosse inadatto al ruolo di Robert Neville, protagonista della vicenda, che curiosamente nel film interpretato da Price (L’ultimo uomo della Terra) si chiama Robert Morgan, mentre pensava che Charlton Heston fosse un Neville del tutto accettabile, ma che il film (1975: occhi bianchi sul pianeta Terra) fosse andato troppo per la tangente allontanandosi dal libro. È anche riprodotta una lettera della MPAA (l’organo di censura americano) nella quale vengono fatti alcuni rilievi sulla sceneggiatura, ma si dà soprattutto atto del fatto che il tono generale del film è tale che sarebbe stato difficile che il prodotto finale avrebbe poi potuto avere il visto di censura.

Il pezzo forte del libro è però la sceneggiatura in sé. Matheson si conferma grande narratore e grande sceneggiatura. Non è difficile visualizzare le scene e si resta avvinti dalla potenza della storia e della suspense che riesce a creare. Difficile invece immaginare l’impatto che un horror così realistico e cupo avrebbe avuto sul pubblico dell’epoca. Non dimentichiamo che la Hammer intendeva realizzarlo poco dopo La maschera di Frankenstein e quindi prima di Dracula il vampiro, interrompendo così la sequenza di horror gotici per fornire una versione del tutto moderna e, per stare alle intenzioni di Matheson, fantascientifica del mito del vampiro. Ci sarebbe da chiedersi anche chi avrebbe interpretato il ruolo del protagonista. Non è forse difficile immaginare un attore duttile e dinamico come Peter Cushing, attore hammeriano per eccellenza, ma magari la scelta sarebbe andata su attori di stampo diverso, magari come Stanley Baker, più legati alla quotidianità moderna. Chissà. Sta di fatto che il film non si è fatto e che questa sceneggiatura ne resta l’unica traccia.

venerdì 26 novembre 2021

Resident Evil - Welcome to Raccoon City


Da ieri è in sala Resident Evil - Welcome to Raccoon City. Si tratta di un nuovo capitolo, un re-boot in effetti, della famosa saga videoludica di origine. A dirigerla è stato chiamato Johannes Roberts (47 metri) e la protagonista principale non è più Milla Jovovich, ma Kaya Scodelario.

Chi è interessato a sapere cosa ne penso può andare su MYmovies e leggere la mia recensione.

giovedì 25 novembre 2021

Per horror intendo...


Per horror intendo...
è un nuovo documentario, attualmente in sala, dedicato al cinema horror italiano. Lo ha diretto Paola Settimini e contiene interviste a figure importanti appartenenti al genere, da Pupi Avati a Dario Argento passando per molti altri.

Chi è interessato può leggere su MYmovies la recensione che ho scritto per loro.

giovedì 18 novembre 2021

La Banda sul Messaggero dei Ragazzi n. 1066


Sul nuovo numero del Messaggero dei Ragazzi (il n. 1066, attualmente in distribuzione) compare non Turiddu, ma una nuova avventura della Banda, la serie a fumeti che scrivo ormai da qualche anno con immutato piacere.

Questo nuovo episodio si intitola Ah, suor Giuseppina! e come si capisce sin dal titolo è dedicato al personaggio della suora tuttofare che tanto importante è per i ragazzi della Banda. In questo episodio, suor Giuseppina non c'è, perché materialmente è in Africa, in missione, ma proprio dalla sua asssenza i ragazzi della Banda colgono lo spunto per meditare su quanto significhi per loro la sua presenza.

Quindi è un episodio un po' particolare, dedicato alla definizione psicologica di un personaggio, di più personaggi in fondo, cercando sempre di cogliere l'occasione per un po' di buonumore. I disegni sono della sempre brava Giorgia Catelan.

giovedì 4 novembre 2021

I mercoledì di Pippo 6


È arrivato in edicola anche il sesto e conclusivo volume dedicato ai Mercoledì di Pippo, la serie che ho creato molti anni fa e che ho scritto per più di dieci anni. Questo sesto volume è composto da 214 pagine più le copertine, come sempre nel grande formato caratteristico della collana. Ci sono sette Mercoledì disegnati da cinque disegnatori diversi: Roberto Vian e Lino Gorlero (colui che mi spinse a creare i Mercoledì) ne hanno infatti due a testa.

Sono gli ultimi Mercoledì che ho scritto. La formula quindi era ben collaudata, ma, a mio parere, non consunta e ben si presterebbe anche a essere riutilizzata (ma io, va da sé, sono un po’ di parte, consideratemi il primo fan dei Mercoledì).

Asteroidi contro la Terra, disegnato alla grande da un maestro assoluto come Massimo De Vita, è il trentesimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto nel maggio del 1999 ed è stato pubblicato per la prima volta nel marzo 2000 (Topolino 2312). È uno degli episodi che mi piace di più, per la sua vivacità che, credo, riflette abbastanza la personalità creativa di Pippo e la sua passione per gli alieni e la fantascienza più bislacca.

Il vichingo che scoprì l’America, disegnato molto bene da Lorenzo Pastrovicchio, è il terzultimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto nel dicembre del 1999 ed è stato pubblicato per la prima volta nel novembre 2000 (Topolino 2347). In questo caso l’ambientazione è un po’ diversa dal solito - simile a quella che utilizzerò di lì a poco per la serie di Topan il barbaro - e il tentativo è stato quello di affrontare la Storia con la maiuscola in versione pippesca, con tutto quello che ne può conseguire.

Nell’orecchio del ciclone, disegnato da un ottimo artista come Roberto Vian, è il ventiseiesimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto nel novembre del 1998 ed è stato pubblicato per la prima volta nel giugno del 2001 (Topolino 2377). È un episodio che testimonia la mia passione per i film catastrofici, che si evidenzierà in modo ancora maggiore nell’episodio Ali in fiamme, contenuto anch’esso in questo volume.

Nel mondo delle fiabe è il ventinovesimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto nel febbraio del 1999 ed è stato pubblicato per la prima volta nel gennaio del 2002 (Topolino 2409). Ai disegni torna Lino Gorlero, il primo disegnatore della serie, che ha sempre saputo gestire graficamente in modo impeccabile e con grande espressività le storie che gli sono state affidate. È uno degli episodi più strampalati della serie, bisogna ammetterlo. L’ambientazione fiabesca si prestava bene a un moltiplicarsi di cose bizzarre e ne ho approfittato cercando di trovare qualcosa di diverso.

Il conte dei sospiri è il penultimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto nel novembre del 2001 ed è stato pubblicato nel settembre del 2002 (Topolino 2443). Ai disegni torna l’ottimo Roberto Vian. L’ambientazione rétro e il gusto melodrammatico e da feuilleton della vicenda dovrebbero darle un tono particolare e originale all’interno della serie. Forse è un episodio troppo segnato dai giochi di parole, ma contiene una delle battute che più mi piacciono (quella della seconda vignetta di pag. 152, se vi interessa saperlo).

Nelle segrete più segrete è l’ultimo Mercoledì in ordine di scrittura: l’ho scritto infatti nel settembre del 2002 ed è stato pubblicato per la prima volta nel luglio del 2003. Gli ottimi disegni sono di Marco Mazzarello. In questo caso, la parodia è quella del classico genere carcerario. Nel ricordo, mi pareva un episodio meno riuscito, ma rileggendolo per l’occasione devo dire che invece mi è sembrato migliore di come me lo ricordavo. Che sia diventato nostalgico?

Ali in fiamme, di nuovo disegnato dal bravissimo Lino Golero, è il ventiquattresimo Mercoledì in ordine di scrittura (sempre senza tenere conto nella numerazione del prototipo Pippo e il giallo a premi): l’ho scritto nel maggio del 1998, ma è stato pubblicato per la prima volta nel luglio del 2006 (Topolino 2641), parecchio tempo dopo. Ciò lo ha fatto considerare l’ultimo Mercoledì, ma, invece, dopo questo episodio ne ho scritti altri nove. È l’episodio in cui più si realizza la parodia del cinema catastrofico, in particolare di quel sottofilone che riguarda i viaggi in aereo. Ed è anche uno degli episodi che preferisco per la varietà delle trovate e il ritmo narrativo.

Con questo volume si chiude la ripubblicazione organica di tutti i Mercoledì sin qui realizzati. È bello averli tutti insieme, non c’è che dire: messi in fila questi volumi fanno la loro figura.

venerdì 29 ottobre 2021

Antlers - Spirito insaziabile


Ieri è uscito al cinema Antlers - Spirito insaziabile, un nuovo horror diretto da Scott Cooper, regista noto per aver diretto il film con cui il grande Jeff Bridges si è guadagnato l'Oscar (Crazy Heart). Chi è interessato, può leggere qui la recensione che ho scritto per MYmovies.

venerdì 15 ottobre 2021

Nati morti


Nati mort
i è il nuovo film di Alex Visani, un autore che ormai da decenni percorre una sua particolare strada nell’ambito dell’horror indipendente.

Luna (Ingrid Monacelli) abita da sola in un grande casale in campagna e si dedica con passione alla tassidermia. Un giorno mentre si aggira nel bosco alla ricerca di animali morti da impagliare si imbatte nel cadavere di una donna appena uccisa da uno spietato assassino, che scopriremo chiamarsi Tony (Lorenzo Lepori). L’uomo giace vicino alla sua vittima, gravemente ferito dalla stessa nell’ultimo sussulto prima d’essere sopraffatta. Luna porta entrambi nella sua casa. Tony si risveglia legato a una sedia e se la prende con Luna, che gli fa presente d'averlo curato e si aspetterebbe un po’ di riconoscenza. Luna non si fida molto di Tony, che mostra un temperamento selvaggio e crudele. Oltre che pieno di risorse. Infatti, Tony riesce a liberarsi, ma Luna non è da meno di lui e riesce a legarlo al cadavere della sua vittima, che giace sul tavolo da lavoro della tassidermista. Luna è chiaramente affascinata dalla morte e dalle trasformazioni che essa induce: “Niente muore. Tutto genera vita”. Ha dei piani che coinvolgerebbero Tony, ma ha anche dei problemi con Clizia (Corinna Coroneo), la seconda moglie del suo defunto e amatissimo padre. Clizia e il suo attuale compagno Luca (Edoardo Lazzari) si mettono in viaggio per il casale con l’intenzione di risolvere una questione legata alla vendita della casa, ma non sanno cosa li aspetta.

Un giorno qualcuno - se già non è stato fatto - dovrà scrivere un saggio sulla fascinazione del cinema horror per la tassidermia. L’essere imbalsamato è morte che imita la vita con tutto quel che ne consegue a livello simbolico. Visani pone al centro della storia un personaggio solitario che dedica la propria vita a lavorare su animali morti per riportarli a una vita apparente e raggelata. Il ritratto psicologico di Luna è variegato e approfondito: ispirata dalla figura del padre morto, Luna è una persona con chiari problemi di rapporto con la realtà e i suoi simili. E la sua relazione con il padre, come traspare dalle livorose parole di Clizia, aveva aspetti piuttosto torbidi che hanno generato traumi evidenti. Più tipico e funzionale è il personaggio del killer, di cui non vengono approfonditi retroterra, motivazioni e personalità: la sua funzione è quella di essere il catalizzatore delle pulsioni morbose della protagonista, di diventarne il complemento necessario al suo sviluppo personale. Il rapporto tra i due protagonisti, inizialmente giocato sul filo della diffidenza reciproca, trova un punto di incontro definitivo e cruciale nell’atto del sezionamento del cadavere della prima vittima, un atto nel quale le ossessioni dei due si realizzano entrambe compiutamente, convergendo in modo sinergico.

La storia è raccontata in modo lineare e semplice, con varie sequenze allucinatorie a fornire, nella prima parte soprattutto, il contenuto gore e splatter tipico del genere. Gore e splatter che la fanno da padrone soprattutto nel finale che è un tripudio di effetti sino a una conclusione simbolica e appropriata alla storia. Visani - che scrive anche la sceneggiatura, cura la fotografia, il montaggio e fa l’operatore alla macchina - dirige con buona padronanza e sicuro stile: interessante l’uso del colore che conferisce suggestione all’ambientazione autunnale. Raffinata e suggestiva anche la musica di Daniele Marinelli, che soprattutto nel redde rationem finale fornisce un contrappunto riflessivo e quasi elegiaco alla violenza delle immagini. Lorenzo Lepori e Ingrid Monacelli aderiscono con febbrile partecipazione ai loro personaggi.

giovedì 14 ottobre 2021

Paperino e il carillon proboscidato



Sul Topolino attualmente in edicola (il n. 3438), assieme ad altre ottime storie, c'è anche una mia storia che si intitola Paperino e il carillon proboscidato. Dura 20 pagine ed è disegnata in modo molto efficace ed espressivo dal bravissimo Blasco Pisapia, che già aveva magistralmente disegnato Pippo e la polka del fachiro. Si tratta di una storia che spero possa piacere: ho cercato di lavorare sul ritmo narrativo e sulla caratterizzazione dei personaggi, sia i secondari (la cantante lirica Galina Kefalova e l'astuto Agenore il trovatutto) sia soprattutto il nostro amato duo di paperi (Paperino e Paperoga) di cui ho cercato di assecondare amabilmente le psicologie senza forzarle e talvolta giocando, almeno credo, contro le aspettative. La struttura della storia è, se vogliamo, classica, ma solida e la validità dell'insieme dipende dall'effficacia delle gag e degli sviluppi narrativi: efficacia che spero sussista (ovviamente). Insomma, se vi fa piacere leggetela e spero vi possiate divertire almeno quanto mi sono divertito io a scriverla.