martedì 9 marzo 2021

La Banda nel Messaggero dei Ragazzi 1058


Nel numero 1058 (marzo 2021) del Messaggero dei Ragazzi è contenuto un nuovo episodio appartenente alla serie La Banda per la quale scrivo le sceneggiature da quando è cominciata: questa dovrebbe essere la venticinquesima avventura e si intitola Ma cos'è 'sta pubertà?

La storia, come capita talvolta nella serie, diversamente dal solito non è corale, ma si incentra su un personaggio che sinora non avevamo mai visto e cioè il fratello piccolo di Ettore, che invece è uno dei componenti storici della Banda e qui appare in quello che potremmo definire un cameo. Nando, il fratellino, si trova alle prese con qualcosa che non conosce e che un po' lo preoccupa, diciamo pure che lo spaventà: la pubertà. Il tono è leggero e divertente, l'argomento è particolare e spero interessante. Ai disgeni torna il grande Luca Salvagno, creatore grafico della serie. Qui sopra le vignette d'esordio della storia da cui si può subito capire la maestria di Luca.

domenica 7 marzo 2021

Caffè da Brivido e il Dizionario dei film horror

https://fb.watch/451W_uEQvD/

Sono stato ospite all'ottava puntata di Caffè da brivido, programma curato da Mattia Bob Malavasi e presentato da Daniele Piccirillo e Valeria Ghinelli in onda questa settimana su TRC Modena, TRC Bologna e Sky ER24. Maggiori dettagli sulla pagina Facebook di Caffè da brivido. Cliccando sul link qui sopra dovreste poter vedere il video (se sono riusito a linkarlo correttamente), altrimenti andate su Facebook. L'argomento della mia intervista è naturalmente il Dizionario dei film horror, ma si parla anche di It di Stephen King e delle sue incarnazioni telecinematografiche.


 

venerdì 5 marzo 2021

Surviving in a Ruthless World - Bob Dylan's Voyage to Infidels

 


Infidels, uscito nel 1983, è un album particolare e unico nella discografia di Bob Dylan, che si caratterizza per essere prevalentemente composta da dischi particolari e unici. Ma Infidels è diverso da ogni altro disco di Bob Dylan: è arrivato dopo dischi assolutamente diversi e il suo particolare sound e la particolarità delle sue canzoni sono rimasti senza seguito (un po' come avvenuto con Desire o Street Legal). All'epoca della sua uscita, Infidels venne considerato il ritorno al “laicismo” da parte di Dylan dopo la cosiddetta trilogia cristiana che tanto aveva sorpreso e diviso i suoi fan. Echi reggae, versi visionari e immaginifici assieme ad altri più apparentemente semplici, la chitarra di Mick Taylor, il ritmo sostenuto della mitica coppia composta da Sly Dunbar e Robbie Shakespeare, la meticolosa produzione (e la chitarra) di Mark Knopfler: tutto questo e molto altro rendono Infidels un disco di notevole bellezza e fascino. Anche senza considerare che due delle sue canzoni migliori, vale a dire Blind Willie McTell (una delle migliori canzoni di Dylan in assoluto) e Foot of Pride, non vennero nemmeno inserite nel disco e - a parte i benedetti bootleg - riemersero solo dopo anni in versione ufficiale nei primi volumi della cosiddetta Bootleg Series.

La storia di quel disco è ora in un ottimo libro. Surviving in a Ruthless World - Bob Dylan’s Voyage to Infidels, scritto da Terry Gans (tra le altre cose collaboratore a suo tempo di quella meravigliosa rivista dylaniana che fu The Telegraph sino alla morte del suo autore-editore John Bauldie) e pubblicato (in inglese) da Red Planet, ci dice tutto quello che c’è da sapere sulla realizzazione del disco, seguendo le mosse di Dylan a partire dalle premesse e dalla creazione delle canzoni a bordo della sua barca a vela nel mare dei Caraibi sino alle sessioni di registrazione con tutto il processo creativo a esse sotteso per poi arrivare alla post produzione e all’uscita del disco, senza trascurare i video che per la prima volta nell’epoca dei videoclip venivano realizzati su canzoni di Dylan. Il tutto con un livello di documentazione eccezionale grazie all’accesso da parte dell’autore al The Bob Dylan Archive dell’Università di Tulsa che come si sa ha acquistato da Dylan il suo archivio documentale. Così Gans ha potuto consultare tutti i note-book di Dylan, riuscendo a verificare il processo creativo con i vari spunti che via via si trasformavano - quando lo facevano - in canzoni compiute. E ha anche potuto ascoltare - dandone conto nel libro - tutti i nastri delle sessioni di registrazione, con le varie versioni delle canzoni, comprese quelle che non ce l’hanno fatta a finire sul disco e i frammenti, le cover, le warm-up songs. Il quadro che emerge è affascinante e, oltre a mettere voglia di riascoltare un disco così complesso e interessante, apre uno spiraglio unico nella mente creativa di Dylan e nei suoi processi. E nel passare in rassegna, nel dettaglio, a ciascuna delle canzoni di Infidels, il libro ci ricorda come anche un disco che di certo non è tra i più celebrati di Dylan contenga perle inarrivabili (Jokerman, giusto per citarne una) e sia ricchissimo di spunti, di stimoli e di profondità.

In sostanza, un libro del genere è imperdibile per chiunque sia interessato a Dylan (e chi non è interessato dovrebbe iniziare a farlo prima che sia troppo tardi). Dovrebbe essercene uno simile per ciascun disco di Dylan e speriamo che prima o poi ciò accada.

domenica 28 febbraio 2021

Dizionario dei film horror: alcuni film che mancavano (ma adesso ci sono)


Sono trascorsi circa tre mesi dall’uscita della terza edizione del mio Dizionario dei film horror, pubblicato da Bloodbuster. La prima edizione conteneva circa 2400 film, la seconda oltre 3000 e questa terza ha superato i 4100. Quindi, si tratta di numeri consistenti. Eppure, i 1100 e più film che si sono aggiunti con questa nuova edizione non sono soltanto film usciti dal 2011 (data della seconda edizione a oggi). Infatti, ogni nuova edizione è anche un’occasione per colmare le lacune della precedente, per inserire i film che per una ragione o per l’altra non erano stati inseriti. Nel mio post del 15 novembre ne ho citati alcuni, presentando nel suo insieme la nuova edizione del Dizionario. Per la precisione Mania di Polselli, Il medium di Amadio, Riflessi di sangue, Ritorno dalle acque maledette. I primi due sono film tuttora di difficile reperibilità che non avevo avuto occasione di vedere nemmeno per accertarmi che fossero davvero degli horror. Quando li ho infine visti - e ne sono stato ben lieto - ho potuto redigere la loro scheda e inserirli finalmente nel Dizionario, dov’era giusto che fossero. Riflessi di sangue è un horror australiano diretto nel 1990 da Alec Mills, piuttosto morboso e interessante: mi era sfuggito e sono lieto d’averlo recuperato. Ritorno dalle acque maledette invece ce l’avevo da 15 anni in dvd, ma non l’avevo mai visto ed ero stato tratto in inganno da alcune classificazioni che escludevano si trattasse di un horror. E questo è un problema che mi si è posto molte volte nel corso di questi anni. In genere, ho notato, i siti come Imdb tendono a segnalare, per ciascun film, svariati generi, spesso indicando come (anche) horror film che non lo sono per niente. Solo che per poterlo escludere sarebbe necessario vedere il film, cosa che, dovendo vedere centinaia di film che sono veramente horror, non sempre mi è possibile fare. Così quel film di Christian McIntire del 2001 mi ero fidato che non fosse horror. invece, come mi sono reso conto quando alla fine l’ho visto, lo era e quindi l’ho inserito. naturalmente, la cosa ha funzionato anche al contrario e spesso ho visto film segnalati come (anche) horror e ho potuto vedere che non lo erano, ma dopo aver scritto la loro scheda che quindi ho poi dovuto espungere. Di questo magari parleremo in un prossimo post.

Ma i film aggiunti e risalenti nel tempo sono parecchi. Posso fare qualche altro titolo. Per esempio Alla radice del male (1992) di Peter Manoogian, Ancora di più… (1973) torrido vampiro erotico di Joe Sarno, Assalto dallo spazio (1959) curioso fantahorror anticipatore di Edward L. Cahn, il delirante Bela Lugosi e il gorilla di Brooklyn (1952) di William “One Shot” Beaudine (che per la verità non c’era perché era da considerarsi inedito in Italia e non era stato compreso nella quota di inediti dei Dizionari precedenti), The Boogens (1981) di James L. Conway interessante horror ancora inedito da noi così come l’imperdibile The Brute Man (1946) di Jean Yarbrough con il leggendario Rondo Hatton. Entrambi questi film sono stati inseriti nella quota di inediti. Altri vecchi film erano inediti e sono poi stati editi e perciò inseriti come, per esempio, Il castello di Dracula (1969) dell’incontenibile Al Adamson o Il collezionista di cadaveri (1967) di Santos Alcocer, uno degli ultimi film interpretati da una vera leggenda dell’horror come Boris Karloff. Cito infine tra gli inediti recuperati anche il televisivo Count Dracula (1977) diretto da Philip Saville per la prestigiosa BBC, molto interessante. Saville, come sanno tutti quelli che si interessano a Bob Dylan, è stato il regista della prima prova per così dire attoriale di Dylan nel famoso e perduto Madhouse on Castle Street (1963), cui ho dedicato un capitolo nel mio Il cinema di Bob Dylan.

E qui, per il momento, mi fermo. Sono arrivato solo alla lettera “C” e non li ho nemmeno citati tutti. È anche questo il bello di poter fare ulteriori edizioni delle proprie opere: cercare di renderle sempre più complete, sempre più perfette, recuperando le inevitabili lacune precedenti. Se ci sarà una nuova edizione non dipende solo da me, dipende soprattutto dai lettori, se saranno in numero sufficiente (cosa che al momento non posso sapere). Se ci sarà, però, vi dico già un titolo che recupererò (anche perché in effetti l’ho già recuperato e ho già scritto la scheda) tra i film ancora inediti in Italia, ma piuttosto vecchi: The Thing That Couldn’t Die del 1958 con una fulgida Carolyn Kearney. Qui sotto una sua immagine dal film.




mercoledì 3 febbraio 2021

Flani (21) - L'ultima carica di Ben


Ritorniamo indietro nel tempo, precisamente all'agosto del 1973. Questi sono due flani per L'ultima  carica di Ben, uno dei film che, in assoluto, hanno più deluso le mie aspettative di spettatore. Avevo visto Willard e i topi e mi era piuttosto piaciuto per il suo clima malsano e ororifico che rendeva particolare e interessante anche una vicenda che tutto sommato si muoveva su un percorso narrativo prevedibile. Pochi anni dopo avrei anche letto il romanzo, Il diario di Ratman, da cui Willard è tratto e che adesso, con quel titolo, fa inevitabilmente pensare al personaggio creato da Leo Ortolani.


Ma torniamo al 1973. Il seguito di Willard e i topi esce anche da noi e io mi precipito a vederlo pensando di trovarmi di fronte a un nuovo horror altrettanto cupo e malsano. Invece, mi trovo di fronte alla melensa storia sull'amicizia tra un raagzzino e un topo, il Ben del titolo, che sarebbe, se non ricordo male, il topo che era a capo della torma topesca di Willard nel film prcedente (ma magari hanno cambiato il topo attore, non è facile distinguerli). Il tutto corredato anche da una zuccherosa canzoncina cantata da Michael Jakcson che allora non sapevo chi fosse, ma mi rimase impressa per la sua orribile orecchiabilità (tranquilli, col tempo me la sono dimenticata e il film non ho più avuto il coraggio di rivederlo). Certo, c'era anche qualche cattiva azione da parte dei topi, ma nell'insieme mi ricordo una notevole delusione.

I flani, però, sono come sempre simpatici. L'unica cosa è che al posto della parola "paura", avrebbero dovuto scrivere "noia".

giovedì 7 gennaio 2021

Dizionario dei film horror: il regista con più film


L’indice dei registi è uno degli asset più importanti del mio Dizionario dei film horror (Bloodbuster) e lo è ancora di più in questa nuova, terza, edizione che comprende, com’è ovvio, sempre più film e di conseguenza sempre più registi. In questo post, più di nove anni fa, avevo affrontato la questione del regista presente con più film nella seconda edizione del Dizionario. Adesso con oltre 1100 film in più è forse cambiato il nome del regista più presente. La risposta è no, è sempre lui, l’imprescindibile tio Jess, vale a dire Jesus Franco: era primo con 28 film e si conferma primo con 34 film anche in questa terza edizione. Ma per fare un lavoro completo e fatti salvi possibili errori nel conteggio dei film e nelle posizioni relative, passo a elencare la top ten dei registi:

Jesus Franco           34
David DeCoteau       25
Wes Craven            22
Freddie Francis        21
Lucio Fulci            20
Roger Corman        19
Terence Fisher        18
Tobe Hooper            17
Lamberto Bava        16
Dario Argento        15

La quantità non va necessariamente a braccetto con la qualità, ma, come potete vedere, in classifica ci sono parecchi nomi illustri che hanno saputo produrre molti film interessanti nell’ambito di un genere cui erano e in qualche caso sono ancora affezionati. Altri autori importanti e di assoluto rilievo, come George A. Romero, John Carpenter e Jean Rollin, si fermano subito a ridosso, ciascuno con 14 film.

Tra i registi
presenti, anche oltre la top ten, si possono segnalare, a titolo di curiosità, alcune strette parentele. Nel caso dell’edizione del 2011 avevo segnalato la presenza di due coppie padre/figlio, vale a dire quelle formate da Lamberto Bava (presente con 16 film) e suo padre Mario Bava (14 film), oltre a quella composta da René Cardona senior (10 film) e René Cardona junior (5 film). A queste, ora si può aggiungere un’altra coppia composta da Fred Olen Ray (8 film) e da suo figlio Christopher Douglas Olen Ray o più familiarmente Chris Ray (5 film). Sono casi in cui la tradizione orrorifica si è tramandata. E speriamo che possa anche perpetuarsi la tradizione del Dizionario dei film horror.

lunedì 4 gennaio 2021

Il Dizionario dei film horror su La Stampa


Del mio Dizionario dei film horror (Bloodbuster) si parla in un bell'articolo-intervista di Stefano Priarone  - che ringrazio molto - sull'edizione online de La Stampa. Il link per l'articolo è questo: avviso però che per leggerlo è necessario essere abbonati. Inutile dire che ne vale la pena, non solo per l'articolo.

lunedì 28 dicembre 2020

Dante va alla guerra


Roberto Albanesi è noto nel panorama dell’horror indipendente italiano per i suoi film bizzarri e divertenti, come il dittico Non nuotate in quel fiume 1 e 2. Dante va alla guerra è, nell’ambito della sua produzione, un film decisamente diverso che affronta, da un punto di vista prettamente personale, problematiche esistenziali di carattere universale.

Dante (Stefano Galli) è un giovane piuttosto solitario e incerto sul da farsi, oppresso da una madre che è insieme, appunto, opprimente e assente. Ha perso il padre e sente molto questa mancanza, anche in relazione a quella che ritiene una profonda ingiustizia del destino. Va regolarmente dallo strizzacervelli e prende pastiglie per superare i suoi problemi psicologici. Ignazio Virgilio Fagaroni (Ivan Brusa) - Faga per gli amici che non ha - è un altro giovane solitario, con un fratello spacciatore e un futuro incerto, che crede di trovare in Giorgia, ragazza che ha appena apparentemente mollato il fidanzato che la tradiva, la risposta alle sue domande. I percorsi di Dante e di Ignazio si intrecciano alla ricerca di un avvenire che abbia qualche significato.

Elegia dell’emarginazione, ma anche, alla fine, della capacità e insieme della necessità di andare avanti contro ogni delusione, il film è un viaggio esistenziale alla ricerca di una ragione per vivere senza limitarsi a sopravvivere. C’è una naturale felicità di invenzione che colora spesso la storia con siparietti ironici di buon impatto. Alcune volte le trovate sono meno riuscite, soprattutto quando si abbraccia un tono per così dire felliniano, ma nell’insieme l’apologo è convincente: qualche parte un po’ scontata e qualche momento morto ci sono, quindi, ma l’impatto complessivo è buono. Il film sprigiona sincerità anche quando sembra fermarsi per esprimere i suoi concetti correndo il rischio di essere didascalico.

All’inizio prevalgono i toni ironici e divertenti, nel tratteggio di una vita senza scopo e apparentemente senza qualità, ma poi, mentre il disegno caratteriale e quello complessivo si approfondiscono, i toni si fanno più sommessi, più intimistici, più, se vogliamo, sentimentali, lasciando trasparire come questo film sia qualcosa di importante che l’autore sente di voler condividere, la sua visione del mondo. Tra parti poetiche e parti umoristiche, in una struttura narrativa composita, il film ricorda il cinema pop - libero e selvaggio - degli anni ’60 e questo è un bene. Del resto, le caratteristiche migliori degli horror di Albanesi sono sempre state quelle ironiche e umoristiche.

Il cast, composto in gran parte da fedelissimi di Albanesi, risponde in modo efficace alle necessità, mostrando buone qualità e poche incertezze: su tutti, naturalmente, i due protagonisti: Galli disinvolto e Brusa lunare. Il film dà la misura delle capacità di Albanesi come autore e credo indichi una direzione anche per i futuri sviluppi della sua attività.

Oltre che in dvd, il film è disponibile anche su Amazon Prime ed è senz’altro il caso di vederlo.

venerdì 18 dicembre 2020

Topolino Writers Edition - recensione Ventenni Paperoni


Segnalo con piacere questa bella recensione della Topolino Writers Edition dedicata alle mie storie. La trovate nel sito Ventenni Paperoni a cui potete arrivare anche premendo qui.

martedì 15 dicembre 2020

Dizionario dei film horror - recensione di Luca Ruocco


La nuova edizione del mio Dizionario dei film horror (Bloodbuster) sta affrontando la perigliosa avventura delle librerie da qualche settimana, ormai. In questo contesto, mi fa piacere segnalare una bella recensione che al Dizionario ha fatto Luca Ruocco, che ringrazio per l'attenzione, per il sito Ingenerecinema.com. Chi vuole leggerla può cliccare qui ed essere trasportato proprio lì.

domenica 13 dicembre 2020

Flesh Contagium


Nel 2029, una pandemia ha provocato migliaia di morti portando presto al collasso le strutture sanitarie nei vari stati del mondo. Le grandi case farmaceutiche hanno sprintato per produrre un vaccino che battesse il virus, ma, come si dice in Veneto, el tacon xe sta peso del sbrego. Prodotto in fretta, infatti, il vaccino ha causato effetti collaterali consistenti in orribili mutazioni negli esseri umani. I morti da migliaia sono divenuti milioni e per i sopravvissuti le cose sono state comunque terribili. L’economia ha collassato e sono fioriti regimi militari che hanno istituito gruppi armati denominati “esecutori”, incaricati di eliminare i mutanti. In preda alla fame e alla disperazione, la gente ha cercato rifugio e cibo nelle campagne, ma squadracce di esecutori battono anche quelle alla ricerca di esseri umani da eliminare. Poiché si tratta di un horror indipendente a basso budget, tutto questo ci viene raccontato in dense didascalie per poi concentrarsi sulla fuga di una coppia composta dal cinico Helmut (Lorenzo Lepori) e dall’esile e impaurita Ornella (Shiri Binder), incinta. Cercando rifugio in un casolare che sembrava abbandonato, i due sono vittima di una coppia di coniugi su cui gli effetti delle mutazioni virali si sono già fatti sentire pesantemente. Vera (Simona Vannelli) è diventata una demente cannibale: uccide Helmut e se ne ciba. Suo marito Udolfo (Pio Bisanti) invece cattura Ornella e, mentre le racconta come stanno le cose, la stupra un paio di volte. Udolfo ha una strana escrescenza sulla schiena: in sostanza, è una sorta di esserino dentuto e famelico generato in qualche modo con la moglie. L’esserino si ciba di sangue e l’idea di Udolfo è quella di dargli il sangue di Ornella che, dopo qualche iniziale e comprensibile esitazione, si dichiara disponibile. Ma le cose sono destinate a complicarsi.

Dopo Catacomba e Notte nuda, Lorenzo Lepori scrive (con gli esperti Antonio Tentori e Alex Visani), produce (con Visani e Luca Di Silverio), dirige e interpreta (in un ruolo di supporto) un nuovo horror piccolo, ma sincero. Lo spirito resta quello dei fumettacci horror erotici degli anni ’70 e ’80 cui Lepori aveva già reso omaggio più esplicitamente in Catacomba, uniti alla rivisitazione, forse più che dell’horror, del post-atomico italiano dei medesimi anni con qualche rimando naturalmente anche al romeriano La città verrà distrutta all’alba. Ne consegue una notevole insistenza su gore e frattaglie, sul nudo e sul politicamente scorretto, categoria quest’ultima che in quegli anni non esisteva nemmeno.

La storia è esile, ma con qualche svolta interessante. Il ritmo, pur con qualche cedimento nella fase centrale, è sostenuto. L’ultimo terzo del film vira decisamente verso il delirio, il che, dato il contesto e le finalità, può essere considerato un pregio. La creaturina, direi quasi henenlotteriana, è una mutazione simpatica e introduce un elemento disturbante nel già strano ménage a trois che si instaura tra Udolfo (nome che rimanda a una maestra del gotico d’epoca come Ann Radcliffe), la fragile Ornella e la delirante e affamata virago che è diventata Vera, la moglie di Udolfo. Lo scenario pandemico e apocalittico - piuttosto attuale, direi - è il pretesto per mettere in scena questo rapporto malato e seguirne gli sviluppi, con le complicazioni causate dall’intervento dei cosiddetti esecutori e anche dal sanguinoso distacco della creatura dal suo alveo. Alcune sequenze allucinate sono ben realizzate e l’apprezzabile fotografia di Visani aiuta molto la creazione di atmosfere macabre e suggestive soprattutto nelle scene in interni, con una buona scelta dei colori.

Pio Bisanti e Simona Vannelli, fedelissimi del regista, offrono buone prove, un po’ sopra le righe, ma tutto il film, intenzionalmente, lo è. Shiri Binder ha qualche momento di incertezza, ma il suo ruolo non era facile e lo svolge con impegno e discreti risultati. Il film conferma la vivacità e la personalità dell’approccio di Lepori al genere: forse talvolta eccede in entusiasmo e non sempre riesce a mantenersi focalizzato sul racconto, ma nel complesso ottiene il risultato di rivisitare e riproporre in modo efficace un cinema che era estinto.

giovedì 3 dicembre 2020

L'uomo col cilindro


Le amiche Natalie (Natalie La Torre) e Rosa (Rosa Fariello) stanno lavorando a un progetto fotografico con il quale concorrere per un premio di tremila euro che a loro farebbe molto comodo. Il bando scade tra poco e per migliorare il progetto e renderlo imbattibile servirebbero ulteriori fotografie da scattarsi a Villa Rosa, un grande edificio abbandonato e degradato sul quale girano strane voci e leggende oscure. Natalie e Rosa non si fanno condizionare e si recano nella villa anche se Rosa ha da tempo strani incubi e visioni. E anche se su tutto aleggia la strana figura di un misterioso uomo col cilindro.

Dopo una nutrita filmografia fatta di film di vari generi, Stefano Simone si cimenta con un lungometraggio che, sia pure con le sue particolarità, può essere ascritto al genere horror; genere nel quale Simone aveva iniziato anni fa con il format del cortometraggio. E forse non è un caso che il problema principale del film è che, pur durando all’incirca ottanta minuti, consta di una materia narrativa che sarebbe stata più adatta per un mediometraggio. Questo si traduce in una certa lentezza nel procedere, con l’insistere sulle pause e sui paesaggi (peraltro suggestivi e filmati in modo efficace), a volte contro la tensione che la storia suggerisce. L’ambientazione nella villa diroccata e abbandonata è interessante e riesce a dare il senso di una misteriosa desolazione e della minaccia incombente, anche se l’uomo col cilindro, a livello iconico, non è particolarmente incisivo.

Se il film soffre di un eccesso di dilatazione della storia, qualche buona atmosfera c’è e tutto è giocato sulle attese e sui momenti sospesi. Simone riprende in questo senso i toni del suo mediometraggio Il passaggio segreto, anch’esso interpretato dalle protagoniste di questo film, Natalie La Torre e Rosa Fariello che confermano il loro affiatamento e danno discreta credibilità ai loro personaggi, profondamente radicati nel territorio. La parte conclusiva, sostanzialmente senza parole, almeno prima del sottofinale, è la migliore e la più incisiva anche a livello visuale, con qualche riuscito gioco ottico, così da chiudere in modo efficace un film che avrebbe guadagnato da una maggiore articolazione della vicenda o da una riduzione della durata. Resta, comunque, il fascino di un mistero oscuro dai contorni metafisici ed esistenziali con il quale le ragazze si trovano inaspettatamente a confrontarsi, inermi e attonite. Notevoli, come sempre, le musiche di Luca Auriemma. Buone le prove di Diego Carli e di Antonio Del Nobile nei loro brevi, ma incisivi ruoli. Il film è stato prodotto da Massimo Bezzati, tra l’altro encomiabile organizzatore del festival cinematografico La Selva Nera.

Qui sopra, Natalie La Torre e Rosa Fariello in una scena dal film.