Dopo l’orrore cosmico e soprannaturale del lovecraftiano Cieco sordo muto, l’infaticabile Lorenzo Lepori approda allo slasher con il suo nuovo film, Kopis: allo slasher, ma declinato in versione giallo all’italiana degli anni d’oro, con la riproposizione riveduta e ragionata degli stilemi tipici di quel periodo.
La giovane Francesca (Aurora Bastia), youtuber aspirante al successo d’immagine, organizza con le amiche Alice (Gaia Nardozza) e Luisa (Beatrice Nardini), un weekend che si preannuncia orgiastico e sfrenato nella villa di famiglia, approfittando del fatto che i suoi genitori, Paolo (Robert Madison) e Ida (Simona Vannelli), saranno fuori per i loro rispettivi impegni. Ad accogliere le ragazze c’è il tuttofare/custode Andrea (Andrea Bonella), chiaramente molto devoto a Francesca. Ma ci sono anche i genitori che, prima di partire, hanno il tempo per le ultime raccomandazioni. Raccomandazioni che naturalmente le ragazze non hanno la minima intenzione di seguire, dato che ben presto sono raggiunte da tre ragazzi - Ivano (Matteo Zanotti), Alessandro (Luca Pianta) e Roberto (Niccolò Riggioni) - con cui intendono spassarsela alla grande. E così, di fatto, iniziano a fare. Solo che entra improvvisamente in scena una misteriosa assassina che indossa una particolare maschera realizzata sulle fattezze di Francesca e utilizza per uccidere un antico pugnale sacrificale che ha trafugato allo psicologo (Pascal Persiano) di cui era paziente. Il primo a cadere vittima è Alessandro, ma ben presto la situazione precipita e i ragazzi si trovano nei guai.
La storia è molto tipica, nella presentazione dei personaggi e delle situazioni, aderendo in modo compiaciuto alla formula collaudata dei giallo-movies, che Lepori e lo specialista Antonio Tentori, autori della sceneggiatura, ben conoscono, sapendo perfettamente come calibrarne gli elementi e le suggestioni. In questo caso, Lepori sfrutta anche molto bene l’ambientazione nella villa isolata per dare vita a una tensione claustrofobica di buona efficacia, senza trascurare, come è elemento fondamentale del suo cinema (e anche di quello degli anni d’oro del thriller-horror italiano cui fa sempre riferimento), l’aspetto erotico che serve a dare colore morboso alla vicenda e anche spessore ai personaggi. Se l’identità dell’assassino non è certo, quando viene svelata (e anche prima), una sorpresa, è però molto interessante lo svelamento del suo movente che suggerisce una curiosa e non banale riflessione sul confronto e generazionale e sul peso della genitorialità, mantenendo nel contempo quel tipico grado di assurdità psicopatologica che è sempre stato proprio dei gialli argentiani, nonché di quelli pre e post-argentiani.
Ma interessante è anche l’utilizzo del doppio assassino in modalità operativa non sinergica anche se talvolta convergente negli effetti. Interessante non solo per gli sviluppi narrativi che consente, ma anche per la tipologia motivazionale che in entrambi i casi fa riferimento alla relazione emotiva (e non solo) con la medesima persona che si trova così a essere, in modo almeno apparentemente involontario, il vero motore dei delitti e il fulcro fondamentale di tutto quanto.
Apprezzabile è anche la concisione del racconto che in questo modo limita quanto più possibile i tempi morti (che pure, un po’, ci sono). La regia di Lepori è sicura e sempre più attenta, anche nella scelta delle inquadrature, aiutata dalla fotografia ricca di atmosfera di Federico Giammattei. Positivo, nel complesso, anche il comparto attoriale. Aurora Bastia se la cava bene nel non facile ruolo della protagonista, mentre Simona Vannelli e Robert Madison offrono la loro solida professionalità, molto utile a dare credibilità ai loro ruoli, così come l’intenso Andrea Bonella. Simpatica e incisiva la prova di Roberta Riccio, nel ruolo dell’amante di Paolo decisa a spigliata nella lotta per la vita. Da segnalare anche la sicura performance dell'esperto e sempre affidabile Pascal Persiano, protagonista dell’efficace prologo..
sabato 28 marzo 2026
Kopis
lunedì 6 gennaio 2025
Cose nere
Francesca De Gregorio (Simona Vannelli) è un’insegnante e una studiosa: si è stabilita in una cittadina nelle vicinanze del monte Vello per svolgere delle ricerche sulle antiche fortificazioni militari per una tesi di studio. È molto interessata anche al fatto che, tra gli anni ’60 e gli anni ’80 in quella zona ci sono stati molti avvistamenti ufologici e a questo scopo si mette alla ricerca di Paolo Levelli (Antonio Tentori), un giornalista che all’epoca se n’era occupato. Inoltre, nel 1977, quattro fricchettoni erano scomparsi misteriosamente nella zona senza essere poi più ritrovati. Francesca cerca di andare a fondo nelle sue ricerche, ma la materia è sfuggente e fatti inquietanti e minacciosi cominciano ad accaderle.
Umori fantascientifici declinati in chiave horror caratterizzano Cose nere, lungometraggio di Francesco Tassara che immerge la sua protagonista in un clima cospirazionista dove è difficile fidarsi di qualcuno e dove la verità sembra sempre dietro l’angolo, ma continua a sfuggire. Il film punta molto sulla creazione di un’atmosfera di mistero e sulle suggestive ambientazioni montane e boschive, ma procede con una certa lentezza e tende a dilungarsi forse troppo, pur riuscendo più volte a inserire genuini elementi di inquietudine. C’è però, almeno per come viene articolata, una sostanza narrativa un po' esile che tende a soffrire nella dilatazione dei tempi del racconto, pur mantenendosi nel complesso interessante. Nella parte conclusiva, il film alza il ritmo e riesce a sviluppare una buona tensione anche per un azzeccato utilizzo di flashback e scansioni temporali, arrivando a un finale che si mantiene opportunamente enigmatico ed è in grado di generare un buon impatto drammatico. La protagonista, interpretata dalla sempre affidabile Simona Vannelli, ormai presenza frequente e di qualità nella scena dell’horror indipendente italiano, è sufficientemente approfondita a livello caratteriale, mentre gli altri personaggi rimangono meramente funzionali. Tassara dirige con attenzione e senso del mistero, riuscendo a trasmettere la sinistra aura di una natura che si palesa, nel suo solo apparentemente innocente rigoglio, ostile e aliena (in molti sensi). Nel cast - in cui si possono segnalare le buone prove di Ilaria Monfardini e Gabriel Dorigo Badea - spiccano nomi di rilievo in ruoli di supporto o cameo, come la gloriosa Erika Blanc, che si ritaglia una partecipazione colorita e vivace, la brava Silvia Collatina, già attrice per Fulci (e non solo), il regista Fulvio Wetzl e lo sceneggiatore Antonio Tentori, nel ruolo del giornalista che la sa lunga, ma preferirebbe probabilmente saperne molto meno.
martedì 16 luglio 2024
Cieco sordo muto
David è un affermato scrittore con la caratteristica di essere cieco, sordo e muto. Intende scrivere un nuovo romanzo e la location adatta viene individuata in una villa solitaria dove lo scrittore si installa con la fedele coppia di assistenti, Pio e Simona, che lo segue e supporta da tempo. David scrive di buona lena, ispirato dal luogo, ma proprio il luogo, nei sotterranei, nasconde dei segreti oscuri che non tardano a riverberare il loro malefico influsso sulle tre persone che sono venute a dimorarvi. Con conseguenze, ovviamente, orribili.
All’origine c’è un racconto di H.P. Lovecraft, uno dei suoi racconti che possiamo definire minori, ma non per questo privo di interesse, anzi: in poche pagine presenta infatti una situazione particolare e la porta a una conclusione per certi versi sorprendente e metafisica. Lorenzo Lepori e il suo esperto collaboratore Antonio Tentori adattano il racconto prendendone gli spunti più significativi e immergendoli, soprattutto dopo la fase iniziale preparatoria, in quell’humus fatto di sangue e di torbido erotismo che è stato proprio dell’horror italiano degli anni d’oro, un horror che è chiaramente uno dei punti di riferimento principali di Lepori, come dimostra la sua ormai ricca filmografia.
Se la prima parte del film, nel presentare l’inconsueta figura dello scrittore cieco, sordo e muto, si prende i suoi tempi e procede a un ritmo rallentato per descrivere in modo preciso il particolare modus operandi dell’uomo e la sua calibrata interazione con i suoi assistenti, una volta definita la situazione la storia si inabissa nella profondità di una fase mediana in cui le parole perdono di centralità e sono le immagini a farla da padrone in lunghe sequenze onirico-erotiche caratterizzate da efficaci giochi di colori e supportate da musiche suggestive in un insieme capace di creare un’atmosfera significativamente morbosa e torrida.
La parte conclusiva è ricca di sangue e violenza in un crescendo di buona spettacolarità che mantiene le connotazioni tipiche del cinema di Lepori e incorpora, tra mostri tentacolati e oscure e sfuggenti presenze, il più tipico immaginario lovecraftiano che risulta quindi ben richiamato e presente. Meno riuscite appaiono forse alcune svolte narrative un po’ forzate e sbrigative, meramente funzionali, con personaggi secondari appena abbozzati, ma nell’insieme il film tiene e intrattiene, rappresnetando un nuovo convincente capitolo nella crescita autoriale del regista.
David Brandon, tra le sue molte qualità, è una figura iconica dell’horror italiano (Deliria, Le foto di Gioia e altri ancora sino al relativamente recente Neverlake) per cui la sua presenza è di per sé un valore aggiunto a livello di puro carisma. Ma è anche e soprattutto attore finissimo e di grande espressività: la sua efficace e sentita interpretazione dà alla figura del protagonista uno spessore e una credibilità notevoli di cui il film si avvantaggia sensibilmente. Un’intensa Simona Vannelli e un sofferto Pio Bisanti, attori ricorrenti nel cinema di Lepori, lo supportano con bravura e dedizione.
martedì 2 agosto 2022
Grida dalla palude
Grida dalla palude è il nuovo horror dell’infaticabile Lorenzo Lepori, un piccolo film indipendente ambientato in prevalenza in suggestivi esterni naturali, che forniscono una cornice efficace a una vicenda adeguatamente truce.
Angela (Simona Vannelli) è disperata dopo la morte come conseguenza di un incidente del marito e del figlioletto. La donna si è convinta che il vero responsabile della sua perdita sia il medico ospedaliero Max (Lorenzo Lepori), apprezzato professionista. Indagando su di lui, Angela scopre che dietro l’apparenza di uomo di famiglia integerrimo, con moglie e due figlioletti, c’è qualcosa di terribile. Con due colleghi -Alan (Antonio Tentori) e Ivan (Pio Bisanti) - Max, infatti, si dedica al brutale omicidio di donne inermi utilizzate come selvaggina in particolari battute di caccia realizzate per appagare istinti perversi e sadici. Angela capisce che per risolvere la situazione non c’è che da rivolgersi al soprannaturale.
Il film riprende il famoso spunto originato dal racconto La partita più pericolosa di Richard Connell, uno dei racconti più usati e influenti della storia del cinema, con in evidenza i cacciatori di carne umana, ma lo usa proprio solo come spunto, inserendolo nel più classico schema del revenge movie (e anche rape & revenge, se vogliamo) per confluire poi con un’ulteriore svolta nel filone stregonesco-demoniaco in un ibrido tutto sommato simpatico e ricco della tipica spavalderia energetica di Lorenzo Lepori. La regia è vivace, le inquadrature dinamiche e il montaggio serrato e creativo: Lepori affronta di petto e senza remore tematiche un po’ diverse dal solito, ma, a dare flesh and blood alla vicenda, resta lo spiritaccio estremo dei fumetti horror erotici dei bei tempi che, rivisitato e rimodernato, resta la stella polare del cinema leporiano.
Qualche lentezza nella fase preparatoria del rituale abbassa un po’ il ritmo complessivo, che nell’insieme si mantiene comunque spedito grazie anche alla durata saggiamente contenuta del film. Le musiche in prevalenza elettroniche conferiscono un’aria un po’ vintage e si accompagnano bene alle immagini per creare la giusta atmosfera. Mancano grosse sorprese e lo svolgimento è abbastanza lineare e prevdibile, ma l’intrattenimento non manca e il tripudio gore del finale è ben condotto, con effetti speciali di buona efficacia,
Simona Vannelli offre un’interpretazione intensa e spiritata nella parte della protagonista di un film in cui si stenta a trovare un personaggio “normale”: i protagonisti sono di notevole ferocia e cattiveria e Angela è anche lei oltre ogni sanità mentale, tormentata com’è dalla perdita che ha subito e dall’odio che la rode. In questo modo, il film dipinge un mondo cupo e con poca speranza dove il tentativo della protagonista di trovare giustizia per vie legali viene inesorabilmente frustrato (assistiamo a un esemplare colloquio telefonico tra lei e il suo avvocato) e l’unico modo di ottenere non giustizia, ma vendetta è affidarsi alle forze dell’occulto con tutto ciò che ne consegue (il sorriso finale di Angela, benché enigmatico, è significativo). Lorenzo Lepori si ritaglia un altro di quei ruoli da personaggio abietto che sono nelle sue corde, ben coadiuvato dal bravo Pio Bisanti e dallo sceneggiatore Antonio Tentori (coautore anche della sceneggiatura di questo film insieme a Lepori) che sostiene con efficacia un ruolo più esteso dei camei che gli abbiamo visto fare in altri film. Da sottolineare anche il fondamentale coinvolgimento, quale direttore della fotografia (e non solo, oltre ad altri ruoli è anche coproduttore con la sua Empire Video), di Alex Visani, altra figura importante del panorama horror italiano.
In sostanza, un altro valido e divertente capitolo dell’avventura horror rappresentata dalla carriera di Lorenzo Lepori che porta avanti con tenacia lo spirito di un horror basilare e semplice, ma pieno di vigore e improntato al classico binomio sesso e violenza tipico del cinema di genere di qualche decennio fa. Il dvd (targato Digitmovies) contiene alcuni extra interessanti, tra cui un’appassionata disamina da parte di Lepori della mitica (e famigerata) serie Lucio Fulci presenta.
domenica 13 dicembre 2020
Flesh Contagium
Nel 2029, una pandemia ha provocato migliaia di morti portando presto al collasso le strutture sanitarie nei vari stati del mondo. Le grandi case farmaceutiche hanno sprintato per produrre un vaccino che battesse il virus, ma, come si dice in Veneto, el tacon xe sta peso del sbrego. Prodotto in fretta, infatti, il vaccino ha causato effetti collaterali consistenti in orribili mutazioni negli esseri umani. I morti da migliaia sono divenuti milioni e per i sopravvissuti le cose sono state comunque terribili. L’economia ha collassato e sono fioriti regimi militari che hanno istituito gruppi armati denominati “esecutori”, incaricati di eliminare i mutanti. In preda alla fame e alla disperazione, la gente ha cercato rifugio e cibo nelle campagne, ma squadracce di esecutori battono anche quelle alla ricerca di esseri umani da eliminare. Poiché si tratta di un horror indipendente a basso budget, tutto questo ci viene raccontato in dense didascalie per poi concentrarsi sulla fuga di una coppia composta dal cinico Helmut (Lorenzo Lepori) e dall’esile e impaurita Ornella (Shiri Binder), incinta. Cercando rifugio in un casolare che sembrava abbandonato, i due sono vittima di una coppia di coniugi su cui gli effetti delle mutazioni virali si sono già fatti sentire pesantemente. Vera (Simona Vannelli) è diventata una demente cannibale: uccide Helmut e se ne ciba. Suo marito Udolfo (Pio Bisanti) invece cattura Ornella e, mentre le racconta come stanno le cose, la stupra un paio di volte. Udolfo ha una strana escrescenza sulla schiena: in sostanza, è una sorta di esserino dentuto e famelico generato in qualche modo con la moglie. L’esserino si ciba di sangue e l’idea di Udolfo è quella di dargli il sangue di Ornella che, dopo qualche iniziale e comprensibile esitazione, si dichiara disponibile. Ma le cose sono destinate a complicarsi.
Dopo Catacomba e Notte nuda, Lorenzo Lepori scrive (con gli esperti Antonio Tentori e Alex Visani), produce (con Visani e Luca Di Silverio), dirige e interpreta (in un ruolo di supporto) un nuovo horror piccolo, ma sincero. Lo spirito resta quello dei fumettacci horror erotici degli anni ’70 e ’80 cui Lepori aveva già reso omaggio più esplicitamente in Catacomba, uniti alla rivisitazione, forse più che dell’horror, del post-atomico italiano dei medesimi anni con qualche rimando naturalmente anche al romeriano La città verrà distrutta all’alba. Ne consegue una notevole insistenza su gore e frattaglie, sul nudo e sul politicamente scorretto, categoria quest’ultima che in quegli anni non esisteva nemmeno.
La storia è esile, ma con qualche svolta interessante. Il ritmo, pur con qualche cedimento nella fase centrale, è sostenuto. L’ultimo terzo del film vira decisamente verso il delirio, il che, dato il contesto e le finalità, può essere considerato un pregio. La creaturina, direi quasi henenlotteriana, è una mutazione simpatica e introduce un elemento disturbante nel già strano ménage a trois che si instaura tra Udolfo (nome che rimanda a una maestra del gotico d’epoca come Ann Radcliffe), la fragile Ornella e la delirante e affamata virago che è diventata Vera, la moglie di Udolfo. Lo scenario pandemico e apocalittico - piuttosto attuale, direi - è il pretesto per mettere in scena questo rapporto malato e seguirne gli sviluppi, con le complicazioni causate dall’intervento dei cosiddetti esecutori e anche dal sanguinoso distacco della creatura dal suo alveo. Alcune sequenze allucinate sono ben realizzate e l’apprezzabile fotografia di Visani aiuta molto la creazione di atmosfere macabre e suggestive soprattutto nelle scene in interni, con una buona scelta dei colori.
Pio Bisanti e Simona Vannelli, fedelissimi del regista, offrono buone prove, un po’ sopra le righe, ma tutto il film, intenzionalmente, lo è. Shiri Binder ha qualche momento di incertezza, ma il suo ruolo non era facile e lo svolge con impegno e discreti risultati. Il film conferma la vivacità e la personalità dell’approccio di Lepori al genere: forse talvolta eccede in entusiasmo e non sempre riesce a mantenersi focalizzato sul racconto, ma nel complesso ottiene il risultato di rivisitare e riproporre in modo efficace un cinema che era estinto.

