Ieri è uscito The Midnight Man, il nuovo horror di Travis Zariwny (Cabin Fever, il remake), interpretato da Lin Shaye (Insidious) e Robert Englund (l'indimenticabile Freddy Krueger). Se vi interessa sapere cosa ne penso, potete leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando qui.
Qui sopra un'immagine dal film con la protagonista, Gabrielle Haugh, in evidenza.
venerdì 12 gennaio 2018
I mercoledì di Pippo nella Legendary Collection
L’altro giorno è uscito, nell’ambito di una collana denominata Legendary Collection, il primo volume di una serie dedicata a I mercoledì di Pippo, una serie che ho creato molti anni fa e che è durata per diversi anni (ne ho parlato diverse volte in questo blog). Il totale dei Mercoledì è di 33 storie più il prototipo, Pippo e il giallo a premi: un Mercoledì (il 28° o 29° se consideriamo anche il prototipo) non è stato mai pubblicato (e forse mai disegnato, non so).
Il primo volume (130 pagine, € 4,50) comprende Pippo e il giallo a premi e i primi tre Mercoledì in ordine di pubblicazione, vale a dire Il segreto di Shazan, Il segreto dell’Universo e Il cavaliere infallibile, che in realtà, in ordine di scrittura, sarebbero - sempre tenendo fuori Pippo e il giallo a premi - il primo, il secondo e il quarto. Il terzo, infatti, La leggenda della grotta d’oro, è stato pubblicato dopo. Tutti gli episodi di questo numero (e anche La leggenda della grotta d’oro) sono stati disegnati da Lino Gorlero, che non è stato solo il primo e più assiduo disegnatore della serie, ne è stato anche l’imprescindibile promotore. Come ho detto più volte, infatti, senza Lino Gorlero - che se mai leggerà queste parole approfitto per salutare - i Mercoledì non sarebbero mai esistiti. Io avevo scritto Pippo e il giallo a premi e il caso aveva voluto che fosse stato affidato a lui. E lui, realizzandolo, lo aveva apprezzato al punto da telefonarmi (non ci eravamo mai sentiti prima) per dirmi che si sarebbe assolutamente dovuto continuare a fare gialli con quella struttura, come se fossero stati scritti da Pippo. Allora avevo pensato che in effetti la cosa si poteva fare, ma allargando il discorso a tutti i generi letterari possibili e immaginabili perché l’idea di base era davvero buona. Ma se Gorlero si fosse limitato a disegnare la storia e non mi avesse telefonato, io non avrei mai fatto i Mercoledì di Pippo.
Il volume è di grande formato e si presenta bene (la copertina è di Emmanuele Baccinelli con i colori di Ciro Cangialosi). Naturalmente mi fa piacere che i Mercoledì vengano raccolti in modo ordinato in una collana a sé stante. Per me sono stati una cosa particolare: inventarli è stato come scoprire una vena d’oro (dal punto di vista creativo, naturalmente), liberare la scrittura in un gioco scatenato, ma del tutto rigoroso. Ricordo che nel primo periodo Massimo Marconi mi diceva sempre che era inutile che ne scrivessi i soggetti, tanto valeva che passassi subito alla sceneggiatura, ma io invece i soggetti li facevo e dettagliatissimi perché proprio per storie del genere avvertivo l’esigenza di padroneggiare in modo totale la struttura per evitare di essere facilone e sbrigativo. Sapevo che dovevo cercare il più possibile di tenere alta la qualità perché altrimenti sarebbe stato facile scadere nella ripetitività e visto il favore con cui all’epoca erano accolti i Mercoledì da chi doveva decidere se prendere o no le storie la tentazione di essere sbrigativo avrebbe potuto esserci. Comunque, sapevo e so - anche se me lo devo dire da solo - che i Mercoledì, nel loro piccolo e nel loro contesto, sono stati rivoluzionari e sono contento d’essere riuscito a farli.
È stata una serie che è nata quasi per caso e non è stata assolutamente “spinta”: non ha mai avuto una copertina ed è stata pubblicata, all’inizio, in modo non sistematico (lo si può vedere anche dallo iato nella pubblicazione dei primi episodi). Però è piaciuta ai lettori e questo l’ha consolidata nel tempo. E questo è ciò che mi importa.
Proprio per la sua natura particolare e per la messe di aneddoti e di circostanze varie che avrebbero potuto essere raccontate (magari anche da me, lo avrei fatto volentieri), si sente forse la mancanza di un apparato critico di supporto. Non conosco la Legendary Collection come collana e quindi non so se sia normalmente dotata di redazionali o articoli, in questo caso però forse qualcosa poteva esserci.
Ma comunque ci sono i Mercoledì e questo è già più di qualcosa.
Il primo volume (130 pagine, € 4,50) comprende Pippo e il giallo a premi e i primi tre Mercoledì in ordine di pubblicazione, vale a dire Il segreto di Shazan, Il segreto dell’Universo e Il cavaliere infallibile, che in realtà, in ordine di scrittura, sarebbero - sempre tenendo fuori Pippo e il giallo a premi - il primo, il secondo e il quarto. Il terzo, infatti, La leggenda della grotta d’oro, è stato pubblicato dopo. Tutti gli episodi di questo numero (e anche La leggenda della grotta d’oro) sono stati disegnati da Lino Gorlero, che non è stato solo il primo e più assiduo disegnatore della serie, ne è stato anche l’imprescindibile promotore. Come ho detto più volte, infatti, senza Lino Gorlero - che se mai leggerà queste parole approfitto per salutare - i Mercoledì non sarebbero mai esistiti. Io avevo scritto Pippo e il giallo a premi e il caso aveva voluto che fosse stato affidato a lui. E lui, realizzandolo, lo aveva apprezzato al punto da telefonarmi (non ci eravamo mai sentiti prima) per dirmi che si sarebbe assolutamente dovuto continuare a fare gialli con quella struttura, come se fossero stati scritti da Pippo. Allora avevo pensato che in effetti la cosa si poteva fare, ma allargando il discorso a tutti i generi letterari possibili e immaginabili perché l’idea di base era davvero buona. Ma se Gorlero si fosse limitato a disegnare la storia e non mi avesse telefonato, io non avrei mai fatto i Mercoledì di Pippo.
Il volume è di grande formato e si presenta bene (la copertina è di Emmanuele Baccinelli con i colori di Ciro Cangialosi). Naturalmente mi fa piacere che i Mercoledì vengano raccolti in modo ordinato in una collana a sé stante. Per me sono stati una cosa particolare: inventarli è stato come scoprire una vena d’oro (dal punto di vista creativo, naturalmente), liberare la scrittura in un gioco scatenato, ma del tutto rigoroso. Ricordo che nel primo periodo Massimo Marconi mi diceva sempre che era inutile che ne scrivessi i soggetti, tanto valeva che passassi subito alla sceneggiatura, ma io invece i soggetti li facevo e dettagliatissimi perché proprio per storie del genere avvertivo l’esigenza di padroneggiare in modo totale la struttura per evitare di essere facilone e sbrigativo. Sapevo che dovevo cercare il più possibile di tenere alta la qualità perché altrimenti sarebbe stato facile scadere nella ripetitività e visto il favore con cui all’epoca erano accolti i Mercoledì da chi doveva decidere se prendere o no le storie la tentazione di essere sbrigativo avrebbe potuto esserci. Comunque, sapevo e so - anche se me lo devo dire da solo - che i Mercoledì, nel loro piccolo e nel loro contesto, sono stati rivoluzionari e sono contento d’essere riuscito a farli.
È stata una serie che è nata quasi per caso e non è stata assolutamente “spinta”: non ha mai avuto una copertina ed è stata pubblicata, all’inizio, in modo non sistematico (lo si può vedere anche dallo iato nella pubblicazione dei primi episodi). Però è piaciuta ai lettori e questo l’ha consolidata nel tempo. E questo è ciò che mi importa.
Proprio per la sua natura particolare e per la messe di aneddoti e di circostanze varie che avrebbero potuto essere raccontate (magari anche da me, lo avrei fatto volentieri), si sente forse la mancanza di un apparato critico di supporto. Non conosco la Legendary Collection come collana e quindi non so se sia normalmente dotata di redazionali o articoli, in questo caso però forse qualcosa poteva esserci.
Ma comunque ci sono i Mercoledì e questo è già più di qualcosa.
domenica 7 gennaio 2018
La Banda nel Messaggero dei Ragazzi n. 1020

Nel numero del Messaggero dei Ragazzi n. 1020 (gennaio 2018), attualmente in distribuzione, c'è una nuova storia della Banda, la serie a fumetti di cui scrivo le sceneggiature. L'episodio si intitola Concorso a strisce e questa volta i ragazzini della Banda si trovano alle prese con la creazione di un fumetto per la partecipazione a un concorso. Naturalmente, le idee sono molte e i primi a venire in mente ai ragazzini sono i super eroi, ma poi le cose cambiano e si evolvono in seguito a un'improvvisa immersione nella realtà. In questo fumetto, disegnato ottimamente da Isacco Saccoman, viene affrontata una tematica sociale piuttosto topica e, come sempre, il problema per chi scrive è quello di riuscire ad affrontare una cosa del genere senza diventare didascalico e scontato. La sfida non è stata facile e mi auguro di essere riuscito a evitare le banalità.
Qui sopra alcune vignette della storia, con il super eroe proposto da uno dei protagonisti, Capitan Scuola, l'eroe in grado di fare i compiti velocemente al posto tuo.
martedì 19 dicembre 2017
Il vortice dei ricordi di Rudy Salvagnini
Posso annunciare con piacere che è uscito il mio primo romanzo. Si intitola Il vortice dei ricordi (Alcheringa Edizioni, 280 pagg., € 13) ed è un romanzo di fantascienza per ragazzi. Ne parlerò più diffusamente nei prossimi giorni, ma intanto posso anticipare quanto è scritto sul retrocopertina per presentare il libro:
"Roby è un ragazzino vivace che ama giocare a calcio e leggere fumetti. Gli piace anche crearli: Capitan Equità è il suo personaggio preferito, un super eroe così potente che le sue imprese sono regolate da un comitato etico. La sua vita scorre tranquilla tra qualche patema scolastico e i pomeriggi a scorrazzare con gli amici. Improvvisamente però si rende conto che intorno a lui le persone stanno perdendo la memoria. La prof si dimentica dell’interrogazione del giorno prima, la vicina di aver cambiato auto, un anziano brontolone di chiudere il rubinetto dell’acqua di casa. Piccole cose, ma sempre più frequenti. Roby è preoccupato, ma non sa come affrontare la situazione. L’incontro, solo apparentemente fortuito, con Zara, una strana ragazzina, lo porta a scoprire l’origine del problema, ma non (ancora) il suo perché. Zara gli spiega che quello è solo l’inizio e che se non intervengono per il mondo sarà una catastrofe globale. Ma come possono due ragazzini impedire un disastro del genere e bloccare il fantascientifico vortice che sta risucchiando tutti i ricordi?"
Incuriositi? Dovreste esserlo, perbacco. Naturalmente il mistero si infittisce un bel po' e di cose ne succedono parecchie. L'idea era quella di fare una storia forte con parecchie digressioni divertenti (Capitan Equità, cui si accenna sopra, è una di queste). Spero che questo romanzo possa interessare anche chi, nel corso degli anni, ha letto le mie storie a fumetti: questa, datemi retta, è anche meglio. Come ha detto Bob Dylan in una certa occasione nelle Hawaii: "This one's got all that stuff in it. It's got all that and more". Nei prossimi giorni e settimane avrò modo di tornare sull'argomento. Per intanto vorrei far notare che non capita tutti i giorni di poter leggere un mio romanzo. Anzi, non era mai capitato, perciò sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire l'occasione.
La copertina è di Nicola Pasquetto e il retrocopertina è di Stefano Intini. Notevoli entrambe e non c'era da aspettarsi di meno visti gli artisti coinvolti.
Il libro è disponibile, per esempio, qui, sul sito della casa editrice e ordinabile ovunque, se non presente. Cercherò di essere più preciso nei prossimi giorni.
"Roby è un ragazzino vivace che ama giocare a calcio e leggere fumetti. Gli piace anche crearli: Capitan Equità è il suo personaggio preferito, un super eroe così potente che le sue imprese sono regolate da un comitato etico. La sua vita scorre tranquilla tra qualche patema scolastico e i pomeriggi a scorrazzare con gli amici. Improvvisamente però si rende conto che intorno a lui le persone stanno perdendo la memoria. La prof si dimentica dell’interrogazione del giorno prima, la vicina di aver cambiato auto, un anziano brontolone di chiudere il rubinetto dell’acqua di casa. Piccole cose, ma sempre più frequenti. Roby è preoccupato, ma non sa come affrontare la situazione. L’incontro, solo apparentemente fortuito, con Zara, una strana ragazzina, lo porta a scoprire l’origine del problema, ma non (ancora) il suo perché. Zara gli spiega che quello è solo l’inizio e che se non intervengono per il mondo sarà una catastrofe globale. Ma come possono due ragazzini impedire un disastro del genere e bloccare il fantascientifico vortice che sta risucchiando tutti i ricordi?"
Incuriositi? Dovreste esserlo, perbacco. Naturalmente il mistero si infittisce un bel po' e di cose ne succedono parecchie. L'idea era quella di fare una storia forte con parecchie digressioni divertenti (Capitan Equità, cui si accenna sopra, è una di queste). Spero che questo romanzo possa interessare anche chi, nel corso degli anni, ha letto le mie storie a fumetti: questa, datemi retta, è anche meglio. Come ha detto Bob Dylan in una certa occasione nelle Hawaii: "This one's got all that stuff in it. It's got all that and more". Nei prossimi giorni e settimane avrò modo di tornare sull'argomento. Per intanto vorrei far notare che non capita tutti i giorni di poter leggere un mio romanzo. Anzi, non era mai capitato, perciò sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire l'occasione.
La copertina è di Nicola Pasquetto e il retrocopertina è di Stefano Intini. Notevoli entrambe e non c'era da aspettarsi di meno visti gli artisti coinvolti.
Il libro è disponibile, per esempio, qui, sul sito della casa editrice e ordinabile ovunque, se non presente. Cercherò di essere più preciso nei prossimi giorni.
lunedì 11 dicembre 2017
Week-end un uomo e una donna da sabato a domenica
Dopo ben oltre 30 anni ho rivisto Weekend di Jean-Luc Godard - in una vecchia videocassetta General Video
comperata un sacco di anni fa e rimasta ancora cellofanata - e mi sono
ricordato perché mi piaceva così tanto Godard. Non che me lo fossi
dimenticato, ma si fa per dire. Neanche all'epoca prendevo troppo sul
serio le sue posizioni politiche. Per come le presentava mi pareva
evidente che le prendesse in giro mentre le esponeva e prendesse in giro
se stesso e soprattutto gli spettatori. Ma mi interessava molto
il suo lavoro sul linguaggio cinematografico: in questo è stato un
profondo innovatore, portatore di uno sguardo fresco e nuovo. Capace di
rivoluzionare il linguaggio e le regole lasciando un segno profondo su
moltissimo cinema successivo. Capace di essere un vero rivoluzionario proprio perché profondo conoscitore
delle regole e capace di infrangerle consapevolmente. In Weekend - che
considero il suo miglior film - ci sono momenti di eccezionale bellezza,
su tutti la spettacolare carrellata sulle macchine incidentate che dura
una vita e fa trattenere il fiato da quanto è bella. Per non parlare
della telefonata cantata di Jean-Pierre Leaud, che a distanza di tutti
questi anni non mi ero mai dimenticato. E comunque, non solo forma. Il
ritratto del tremendo declino di una civiltà occidentale che si
autodistrugge tra litigi, avidità, indifferenza ed egoismo è tuttora attuale e
terribile.
A chi non lo ha ancora visto consiglio di colmare subito questa lacuna, non se ne pentirà. La prima volta che l'ho visto - nell'ambito di una rassegna godardiana su TV Capodistria (mitica!) curata se non sbaglio da Enrico Ghezzi - è stata una rivelazione. Poi l'ho rivisto in un'altra rassegna godardiana, stavolta in sala, organizzata dal Centro Universitario Cinematografico della mia città ed è stata una conferma. Insomma, a guardarlo e riguardarlo non si sbaglia mai.
A chi non lo ha ancora visto consiglio di colmare subito questa lacuna, non se ne pentirà. La prima volta che l'ho visto - nell'ambito di una rassegna godardiana su TV Capodistria (mitica!) curata se non sbaglio da Enrico Ghezzi - è stata una rivelazione. Poi l'ho rivisto in un'altra rassegna godardiana, stavolta in sala, organizzata dal Centro Universitario Cinematografico della mia città ed è stata una conferma. Insomma, a guardarlo e riguardarlo non si sbaglia mai.
giovedì 30 novembre 2017
The Wicked Gift
Tra qualche giorno esce in sala un nuovo horror italiano, The Wicked Gift, scritto, diretto e interpretato da Roberto D'Antona. Chi vuole leggere la recensione che ho scritto per MYmovies deve solo cliccare qui.
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Roberto D'Antona,
The Wicked Gift
giovedì 23 novembre 2017
Richard Matheson on Screen
Richard Matheson è uno dei miei scrittori preferiti. Nel campo dell’horror “moderno” è di certo il mio preferito per alcuni romanzi che hanno lasciato il segno, come Io sono leggenda (che lessi quando ancora in italiano si chiamava I vampiri), Tre millimetri al giorno e Io sono Helen Driscoll, e anche per una notevole quantità di racconti spesso fulminanti e innovativi. Ne ho già parlato in occasione della sua morte, qualche anno fa.
Ma, come tutti gli amanti del cinema sanno, Matheson è stato anche (non dico soprattutto perché come scrittore di narrativa è stato fondamentale) uno sceneggiatore di successo e di grandi capacità. A partire dalla sceneggiatura per Radiazioni BX: distruzione uomo, notevole film di Jack Arnold tratto proprio dal suo romanzo Tre millimetri al giorno, Matheson ha lasciato un segno indelebile non solo nel cinema - basti pensare alle sue sceneggiature per il ciclo di film da Poe diretti da Roger Corman per la AIP - ma anche nella televisione, con le sue indimenticabili sceneggiature per alcuni dei migliori episodi della serie Ai confini della realtà (una serie che definire mitica è riduttivo) e per diversi film televisivi con cui Dan Curtis ha ridefinito l’horror televisivo (qualche titolo? Trilogia del terrore con il famoso episodio del pupazzo africano che torna in vita, Una storia allucinante e Lo strangolatore della notte con una sorta di indagatore dell’incubo, Kolchak, che è stato da modello per più di qualcuno).
Richard Matheson on Screen: A History of the Filmed Works di Mathew R. Bradley (McFarland, 2010) proprio di questo tratta: è una storia esauriente e completa del lavoro di Matheson nel cinema e nella televisione con un’analisi di tutto quello che ha fatto in entrambi i campi e anche di quello che non ha fatto personalmente, ma che è stato tratto da sue opere. Ogni film, film televisivo, episodio di serie televisiva in cui Matheson è stato in qualche modo coinvolto viene quindi esaminato con maggiore o minore ampiezza a seconda del caso. Di notevole interesse sono le dichiarazioni riportate di persone a vario titolo coinvolte a loro volta nei film o telefilm. Compreso Jack Arnold, che non rievoca il famoso aneddoto dei preservativi, ma svela particolari interessanti sulla realizzazione di Radiazioni BX: distruzione uomo. Ma non mancano i ricordi di Dan Curtis e Roger Corman e sono interessanti anche le rievocazioni riguardanti i rapporti stretti e proficui avuti da Matheson con colleghi scrittori come, in particolare, lo sfortunato (e assai dotato) Charles Beaumont.
La cosa più interessante, però, sono i commenti di Matheson stesso, presi da varie fonti, ma spesso di prima mano e quindi di particolare importanza. Matheson manifesta una grande acutezza e un grande equilibrio nel rievocare i vari passaggi della sua carriera, compresi i momenti meno piacevoli, come quando si è sentito “derubato” da Spielberg per lo spunto alla base di Poltergeist. Ma la reazione di Matheson è di grande saggezza e, appunto, equilibrio, dando atto di come, in qualche modo, Spielberg (con cui aveva proficuamente collaborato per il memorabile Duel) si sia fatto perdonare. Caso vuole che qualche giorno fa abbia rivisto proprio l’episodio in questione (Little Girl Lost, stagione 3, episodio 26 di The Twilight Zone, diretto da Paul Stewart): effettivamente, qualcosa c’è che poi ci sarà anche in Poltergeist.
Matheson esprime anche il rammarico di non essere riuscito a vedere il suo romanzo migliore, Io sono leggenda, trasportato in modo fedele sullo schermo, dando atto dei vari tradimenti nelle diverse versioni, l’ultima delle quali, quella con Will Smith, è stata importante soprattutto, come ammette lo stesso Matheson, per aver causato un’impennata notevole nelle vendite del romanzo. Ed esprime anche il rammarico per il fallimento commerciale di Ovunque nel tempo, un film di cui però ha avuto modo di verificare la grande crescita nel tempo sino ad arrivare allo status di cult movie. Ma sono davvero tanti i ricordi e le considerazioni che emergono dalla lettura del libro, una lettura piacevole e avvincente che ci porta dentro la vicenda umana di un autore singolare e di grande valore.
Il libro è in inglese. L’ho letto in formato Kindle, come e-book, quindi. Lo consiglio a tutti quelli che sono interessati a Richard Matheson o sono interessati, più semplicemente, al cinema.
Ma, come tutti gli amanti del cinema sanno, Matheson è stato anche (non dico soprattutto perché come scrittore di narrativa è stato fondamentale) uno sceneggiatore di successo e di grandi capacità. A partire dalla sceneggiatura per Radiazioni BX: distruzione uomo, notevole film di Jack Arnold tratto proprio dal suo romanzo Tre millimetri al giorno, Matheson ha lasciato un segno indelebile non solo nel cinema - basti pensare alle sue sceneggiature per il ciclo di film da Poe diretti da Roger Corman per la AIP - ma anche nella televisione, con le sue indimenticabili sceneggiature per alcuni dei migliori episodi della serie Ai confini della realtà (una serie che definire mitica è riduttivo) e per diversi film televisivi con cui Dan Curtis ha ridefinito l’horror televisivo (qualche titolo? Trilogia del terrore con il famoso episodio del pupazzo africano che torna in vita, Una storia allucinante e Lo strangolatore della notte con una sorta di indagatore dell’incubo, Kolchak, che è stato da modello per più di qualcuno).
Richard Matheson on Screen: A History of the Filmed Works di Mathew R. Bradley (McFarland, 2010) proprio di questo tratta: è una storia esauriente e completa del lavoro di Matheson nel cinema e nella televisione con un’analisi di tutto quello che ha fatto in entrambi i campi e anche di quello che non ha fatto personalmente, ma che è stato tratto da sue opere. Ogni film, film televisivo, episodio di serie televisiva in cui Matheson è stato in qualche modo coinvolto viene quindi esaminato con maggiore o minore ampiezza a seconda del caso. Di notevole interesse sono le dichiarazioni riportate di persone a vario titolo coinvolte a loro volta nei film o telefilm. Compreso Jack Arnold, che non rievoca il famoso aneddoto dei preservativi, ma svela particolari interessanti sulla realizzazione di Radiazioni BX: distruzione uomo. Ma non mancano i ricordi di Dan Curtis e Roger Corman e sono interessanti anche le rievocazioni riguardanti i rapporti stretti e proficui avuti da Matheson con colleghi scrittori come, in particolare, lo sfortunato (e assai dotato) Charles Beaumont.
La cosa più interessante, però, sono i commenti di Matheson stesso, presi da varie fonti, ma spesso di prima mano e quindi di particolare importanza. Matheson manifesta una grande acutezza e un grande equilibrio nel rievocare i vari passaggi della sua carriera, compresi i momenti meno piacevoli, come quando si è sentito “derubato” da Spielberg per lo spunto alla base di Poltergeist. Ma la reazione di Matheson è di grande saggezza e, appunto, equilibrio, dando atto di come, in qualche modo, Spielberg (con cui aveva proficuamente collaborato per il memorabile Duel) si sia fatto perdonare. Caso vuole che qualche giorno fa abbia rivisto proprio l’episodio in questione (Little Girl Lost, stagione 3, episodio 26 di The Twilight Zone, diretto da Paul Stewart): effettivamente, qualcosa c’è che poi ci sarà anche in Poltergeist.
Matheson esprime anche il rammarico di non essere riuscito a vedere il suo romanzo migliore, Io sono leggenda, trasportato in modo fedele sullo schermo, dando atto dei vari tradimenti nelle diverse versioni, l’ultima delle quali, quella con Will Smith, è stata importante soprattutto, come ammette lo stesso Matheson, per aver causato un’impennata notevole nelle vendite del romanzo. Ed esprime anche il rammarico per il fallimento commerciale di Ovunque nel tempo, un film di cui però ha avuto modo di verificare la grande crescita nel tempo sino ad arrivare allo status di cult movie. Ma sono davvero tanti i ricordi e le considerazioni che emergono dalla lettura del libro, una lettura piacevole e avvincente che ci porta dentro la vicenda umana di un autore singolare e di grande valore.
Il libro è in inglese. L’ho letto in formato Kindle, come e-book, quindi. Lo consiglio a tutti quelli che sono interessati a Richard Matheson o sono interessati, più semplicemente, al cinema.
lunedì 13 novembre 2017
The Void - Il vuoto
Tra un po' esce in sala un nuovo horror canadese intitolato The Void - Il vuoto. A dirigerlo sono Jeremy Gillespie e Steven Kostanski. Come? Non sapete chi sono? Male. Sono già al loro secondo horror (il primo è stato Father's Day), ma si sono fatti le ossa - e anche qualcosa di più - con vari compiti (prevalentemente nel campo del make-up e dell'art direction) in molti film di successo, tra cui, per citarne solo uno, l'It di Muschietti.
Se vi interessa sapere cosa penso del film potete andare a leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando qui.
martedì 31 ottobre 2017
Saw - Legacy
Oggi è uscito nelle sale italiane (con qualche anteprima ieri, per la verità) l'ottavo film della serie iniziata ormai qualche anno fa con Saw - L'enigmista. Il titolo di questo nuovo film (l'ottavo) è Saw - Legacy e il perché lo si capisce vedendolo. La regia è dei fratelli Spierig e se vi interessa potete cliccare qui e leggere la recensione che ho scritto per MYmovies. Nel cast non manca Tobin Bell.
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domenica 22 ottobre 2017
Movieman di Alberto Lavoradori e Giorgio Finamore
Movieman (edito da Weird Book, € 20,00) è un libro particolare. Potremmo definirlo un romanzo illustrato. Scritto da Alberto Lavoradori e illustrato da Giorgio Finamore. Alberto Lavoradori ha anche realizzato le schede tecniche che costellano il volume.
Movieman non è un libro particolare solo perché è un romanzo (riccamente) illustrato, ma anche e soprattutto perché è un romanzo particolare che rifugge dalla normale scansione narrativa per privilegiare una sintesi estrema che scarnifica la storia per mantenerne gli aspetti salienti in una progressione austera quanto efficace. La fantascienza di questo libro è del tipo che non rifugge le asperità psiclogiche e sociali, ma anzi le cerca per addentrarsi nel profondo della natura umana e delle sue deviazioni, non ultima la ricerca del profitto. E proprio la metafora dell’atteggiamento, o meglio del sogno proibito, dell’industria culturale è quella che mi è venuta in mente leggendo questo libro: poter fare a meno dei creativi, soppiantarli in modo da realizzare intrattenimento senza doverlo (doverli) pagare. Agli albori del cinema, le case di produzione evitavano accuratamente di indicare i nomi del cast e dei credits nei film perché non volevano che gli artisti diventassero famosi e avanzassero quindi delle pretese economiche. L’atteggiamento cambiò solo quando le case produttrici si resero conto che i “divi” sarebbero stati più redditizi come tali. Ma il concetto di base era quello e tale è rimasto sotto forme diverse. E il cinema - quello mutato, quello di un possibile futuro non auspicabile, ma percepibile appunto come metafora, come ammonimento - è al centro del romanzo, ne costituisce l’anima corrotta e allo stesso tempo indefettibile.
Alberto Lavoradori è un famoso disegnatore di fumetti: ho avuto il piacere di collaborare con lui più volte negli anni passati, in campo disneyano (nel quale Alberto è una colonna: basterebbe il suo lavoro di creazione dell’immaginario grafico di PK per definirlo tale) e non. Oltre ai fumetti si è distinto nel campo della grafica, dell’illustrazione e della pittura. Ma anche nella scrittura pura e semplice, come dimostra il suo precedente romanzo fantascientifico, Unrank. In questo caso, ha lasciato la parte grafica a Giorgio Finamore, apprezzato artista e illustratore. Il risultato è notevole. L’integrazione della parte scritta e di quella illustrata è sinergica e totale. Le illustrazioni di Finamore si fondono perfettamente con le parole di Lavoradori creando un universo distopico di grande cupezza, immerso in un’atmosfera tecnologico-psicologica nella quale l’umanità si perde e si scolora, ma permane come sensazione irreprimibile.
Inutile dire che ne consiglio la lettura.
La prefazione, puntuale e arguta, è di Massimo Perissinotto. Io ho contribuito con una breve riflessione conclusiva che spero appropriata, scritta al buio rispetto al contenuto del romanzo, sul cinema nei film di fantascienza.
Movieman non è un libro particolare solo perché è un romanzo (riccamente) illustrato, ma anche e soprattutto perché è un romanzo particolare che rifugge dalla normale scansione narrativa per privilegiare una sintesi estrema che scarnifica la storia per mantenerne gli aspetti salienti in una progressione austera quanto efficace. La fantascienza di questo libro è del tipo che non rifugge le asperità psiclogiche e sociali, ma anzi le cerca per addentrarsi nel profondo della natura umana e delle sue deviazioni, non ultima la ricerca del profitto. E proprio la metafora dell’atteggiamento, o meglio del sogno proibito, dell’industria culturale è quella che mi è venuta in mente leggendo questo libro: poter fare a meno dei creativi, soppiantarli in modo da realizzare intrattenimento senza doverlo (doverli) pagare. Agli albori del cinema, le case di produzione evitavano accuratamente di indicare i nomi del cast e dei credits nei film perché non volevano che gli artisti diventassero famosi e avanzassero quindi delle pretese economiche. L’atteggiamento cambiò solo quando le case produttrici si resero conto che i “divi” sarebbero stati più redditizi come tali. Ma il concetto di base era quello e tale è rimasto sotto forme diverse. E il cinema - quello mutato, quello di un possibile futuro non auspicabile, ma percepibile appunto come metafora, come ammonimento - è al centro del romanzo, ne costituisce l’anima corrotta e allo stesso tempo indefettibile.
Alberto Lavoradori è un famoso disegnatore di fumetti: ho avuto il piacere di collaborare con lui più volte negli anni passati, in campo disneyano (nel quale Alberto è una colonna: basterebbe il suo lavoro di creazione dell’immaginario grafico di PK per definirlo tale) e non. Oltre ai fumetti si è distinto nel campo della grafica, dell’illustrazione e della pittura. Ma anche nella scrittura pura e semplice, come dimostra il suo precedente romanzo fantascientifico, Unrank. In questo caso, ha lasciato la parte grafica a Giorgio Finamore, apprezzato artista e illustratore. Il risultato è notevole. L’integrazione della parte scritta e di quella illustrata è sinergica e totale. Le illustrazioni di Finamore si fondono perfettamente con le parole di Lavoradori creando un universo distopico di grande cupezza, immerso in un’atmosfera tecnologico-psicologica nella quale l’umanità si perde e si scolora, ma permane come sensazione irreprimibile.
Inutile dire che ne consiglio la lettura.
La prefazione, puntuale e arguta, è di Massimo Perissinotto. Io ho contribuito con una breve riflessione conclusiva che spero appropriata, scritta al buio rispetto al contenuto del romanzo, sul cinema nei film di fantascienza.
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mercoledì 11 ottobre 2017
It
La settimana prossima esce in sala la nuova versione cinematografica (la precedente era una miniserie televisiva negli anni '90) del capolavoro di Stephen King, It. Il regista è Andy Muschietti, fattosi notare qualche anno fa con La madre, un horror interessante.
Se volete sapere cosa ne penso, potete leggere la recensione andando qui, sul sito di MYmovies.
Una considerazione a parte merita il successo travolgente che il film ha incontrato negli Stati Uniti e nel mondo. Un incasso stratosferico che lo ha portato immediatamente al primo posto nella hit parade degli incassi horror di tutti i tempi (d'accordo, non aggiustati con l'inflazione, ma tant'è). L’horror è un genere particolare che vive spesso di eccessi, trasgressioni, umori malsani. Non necessariamente, perciò, i film di maggior successo sono i “migliori”, proprio perché per raggiungere il grande pubblico devono in qualche modo rendere apprezzabile il proprio contenuto opinabile a una grande massa (ci sono le notevoli eccezioni - i film tutti di atmosfera - ma sono in genere capolavori di pura, appunto, eccezione) attenuando gli eccessi. Però il successo strepitoso di It se non certifica di per sé la qualità artistica (ma neanche la nega) certifica già la capacità di intercettare un bisogno da parte del pubblico, un bisogno di essere spaventato da qualcosa di possibilmente non troppo spaventoso o disturbante. Non è poco.
Qui sopra Sophia Lillis in un'immagine dal film.
Se volete sapere cosa ne penso, potete leggere la recensione andando qui, sul sito di MYmovies.
Una considerazione a parte merita il successo travolgente che il film ha incontrato negli Stati Uniti e nel mondo. Un incasso stratosferico che lo ha portato immediatamente al primo posto nella hit parade degli incassi horror di tutti i tempi (d'accordo, non aggiustati con l'inflazione, ma tant'è). L’horror è un genere particolare che vive spesso di eccessi, trasgressioni, umori malsani. Non necessariamente, perciò, i film di maggior successo sono i “migliori”, proprio perché per raggiungere il grande pubblico devono in qualche modo rendere apprezzabile il proprio contenuto opinabile a una grande massa (ci sono le notevoli eccezioni - i film tutti di atmosfera - ma sono in genere capolavori di pura, appunto, eccezione) attenuando gli eccessi. Però il successo strepitoso di It se non certifica di per sé la qualità artistica (ma neanche la nega) certifica già la capacità di intercettare un bisogno da parte del pubblico, un bisogno di essere spaventato da qualcosa di possibilmente non troppo spaventoso o disturbante. Non è poco.
Qui sopra Sophia Lillis in un'immagine dal film.
sabato 30 settembre 2017
La Top Ten dei (miei) disegnatori
Stimolato da un post su Facebook dell’esemplare Giuliano Piccininno - che ha postato un belissimo disegno (fatto da lui, va da sé) con la classifica dei suoi sceneggiatori (tra cui in ottima posizione lui stesso, dato che è spesso autore completo) - mi ha punto vaghezza di fare altrettanto, ma, per ovvi motivi, senza (mio) disegno e con una mera elencazione di freddi numeri. Perciò, dato che apparentemente avevo tempo da perdere (cioè, non ce l’avevo, ma l’ho perso lo stesso), ecco la classifica come risulta dal mio database.
1 Rodolfo Torti 1802
2 Giorgio Cavazzano 629
3 Gianni Salvagnini 573
4 Lino Gorlero 425
5 Luciano Gatto 389
6 Stefano Intini 364
7 Alessadro Gottardo 354
8 Silvio Camboni 265
9 Studio Bargadà 261
10 Valerio Held 226
Naturalmente si tratta di una mera classifica quantitativa, ma comunque è indicativa. I disneyani la fanno da padroni, ma in diversi casi non soltanto con materiale disneyano. L’inarrivabile primo posto è però del grande Rodolfo Torti con il quale ho diviso l’onore di proseguire per tanti anni Rosco e Sonny sul Giornalino (ma in quel numero astrononomico ci sono anche altri, seppur pochi, fumetti). Lo stesso vale per Giorgio Cavazzano, che mi introdusse a Topolino e col quale ho fatto anche altri fumetti, non disneyani. Mio fratello è stato insostituibile sodale di mille avventure dagli inizi ai giorni nostri. Il bravo Lino Gorlero è stato l’imprescindibile partner nella mirabolante avventura dei Mercoledì di Pippo che, come ho detto più volte, non sarebbero esistiti senza il suo intervento. I posti successivi sono di ottimi disneyani: con alcuni di loro ho fatto con piacere anche altri fumetti e spero di farne ancora.
Ma poiché questa è una classifica quantitativa, restano fuori molti autori (ne ho contati 129 in tutto). Restano fuori di sicuro gli autori non identificati e quelli che hanno disegnato storie mie che non sono riuscito a vedere pubblicate (ma che so esserlo state). Ma restano fuori soprattutto i molti che hanno disegnato poche (o tante, ma non abbastanza da entrare in classifica) mie storie. Tutti, naturalmente, per me sono importanti. Alcuni, però, lo sono di più, per varie ragioni. Per esempio essere nell’elenco degli sceneggiatori di autentiche leggende del fumetto italiano come Antonio Canale, Nevio Zeccara, Renato Polese o Ivo Pavone è per me un grande piacere. Come lo è aver diviso sia pure poche pagine con l’indimenticato Aldo Capitanio. E un piacere è anche collaborare adesso con Luca Salvagno e gli altri ragazzi (e ragazze) della Banda, la mia ultima (nel senso di attuale, stiamo calmi) serie a fumetti, così come lo è stato con Davide Perconti, appena poco prima di quest’ultima serie. Ma è stato anche molto bello poter scrivere le storie per alcuni fumetti disegnati da Pinù Intini (il papà di Stefano, che invece è ben presente nella Top Ten): Pinù è stato il primo a credere che potessi essere uno sceneggiatore pubblicando i miei primi lavori e quindi poter collaborare con lui qualche anno fa (per dei fumetti che, a mio parere, sono molto riusciti) è stato di particolare soddisfazione.
Giuliano Piccininno, l’ispiratore di questa Top Ten, non ce l’ha fatta (colpa sua, però, io gli avrei scritto vagoni di sceneggiature, potendo) a entrarvi, ma è ben rappresentato e potrebbe forse essere nella Top 20 (che però non stilerò). Ah, dimenticavo: nel fare la classifica ho tenuto conto solo in parte di vignette e strisce (troppo difficile calcolarle), ma in ogni caso il totale delle pagine è di 11.361. Non sono poche, forse, ma di certo avrei voluto fare di più.
Qui sopra, ça va sans dire, un paio di immagini da Rosco e Sonny, disegnate da Rodolfo Torti.
1 Rodolfo Torti 1802
2 Giorgio Cavazzano 629
3 Gianni Salvagnini 573
4 Lino Gorlero 425
5 Luciano Gatto 389
6 Stefano Intini 364
7 Alessadro Gottardo 354
8 Silvio Camboni 265
9 Studio Bargadà 261
10 Valerio Held 226
Naturalmente si tratta di una mera classifica quantitativa, ma comunque è indicativa. I disneyani la fanno da padroni, ma in diversi casi non soltanto con materiale disneyano. L’inarrivabile primo posto è però del grande Rodolfo Torti con il quale ho diviso l’onore di proseguire per tanti anni Rosco e Sonny sul Giornalino (ma in quel numero astrononomico ci sono anche altri, seppur pochi, fumetti). Lo stesso vale per Giorgio Cavazzano, che mi introdusse a Topolino e col quale ho fatto anche altri fumetti, non disneyani. Mio fratello è stato insostituibile sodale di mille avventure dagli inizi ai giorni nostri. Il bravo Lino Gorlero è stato l’imprescindibile partner nella mirabolante avventura dei Mercoledì di Pippo che, come ho detto più volte, non sarebbero esistiti senza il suo intervento. I posti successivi sono di ottimi disneyani: con alcuni di loro ho fatto con piacere anche altri fumetti e spero di farne ancora.
Ma poiché questa è una classifica quantitativa, restano fuori molti autori (ne ho contati 129 in tutto). Restano fuori di sicuro gli autori non identificati e quelli che hanno disegnato storie mie che non sono riuscito a vedere pubblicate (ma che so esserlo state). Ma restano fuori soprattutto i molti che hanno disegnato poche (o tante, ma non abbastanza da entrare in classifica) mie storie. Tutti, naturalmente, per me sono importanti. Alcuni, però, lo sono di più, per varie ragioni. Per esempio essere nell’elenco degli sceneggiatori di autentiche leggende del fumetto italiano come Antonio Canale, Nevio Zeccara, Renato Polese o Ivo Pavone è per me un grande piacere. Come lo è aver diviso sia pure poche pagine con l’indimenticato Aldo Capitanio. E un piacere è anche collaborare adesso con Luca Salvagno e gli altri ragazzi (e ragazze) della Banda, la mia ultima (nel senso di attuale, stiamo calmi) serie a fumetti, così come lo è stato con Davide Perconti, appena poco prima di quest’ultima serie. Ma è stato anche molto bello poter scrivere le storie per alcuni fumetti disegnati da Pinù Intini (il papà di Stefano, che invece è ben presente nella Top Ten): Pinù è stato il primo a credere che potessi essere uno sceneggiatore pubblicando i miei primi lavori e quindi poter collaborare con lui qualche anno fa (per dei fumetti che, a mio parere, sono molto riusciti) è stato di particolare soddisfazione.
Giuliano Piccininno, l’ispiratore di questa Top Ten, non ce l’ha fatta (colpa sua, però, io gli avrei scritto vagoni di sceneggiature, potendo) a entrarvi, ma è ben rappresentato e potrebbe forse essere nella Top 20 (che però non stilerò). Ah, dimenticavo: nel fare la classifica ho tenuto conto solo in parte di vignette e strisce (troppo difficile calcolarle), ma in ogni caso il totale delle pagine è di 11.361. Non sono poche, forse, ma di certo avrei voluto fare di più.
Qui sopra, ça va sans dire, un paio di immagini da Rosco e Sonny, disegnate da Rodolfo Torti.
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