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martedì 25 gennaio 2022

Robert Englund - Metamorfosi di una maschera

 


Il cinema horror per molti decenni è stato soprattutto un cinema di attori. C’erano i divi dell’horror, attori che si dedicavano prevalentemente a quel genere e lo caratterizzavano con la loro presenza. Aiutati dal trucco o anche no, erano dei veri e propri emblemi dell’horror, delle icone. A partire da Lon Chaney sr, passando per Boris Karloff, Lon Chaney jr e Bela Lugosi per arrivare a Vincent Price, Peter Cushing e Christopher Lee. E c’erano anche i divi di secondo piano, ma comunque significativi e ben presenti nell’immaginario collettivo come John Carradine, George Zucco o Lionel Atwill. E sicuramente me ne dimentico qualcuno. Poi le cose sono cambiate. Il cinema horror è diventato meno attoriale e più interessato agli effetti speciali. Non che gli attori non servissero più, ma erano (e sono) diventati meno specializzati, meno centrali, più intercambiabili.

Per questo la figura di Robert Englund, peraltro attore molto versatile come la sua carriera, soprattutto all’inizio, dimostra, è importante. Perché è probabilmente l’unico attore degli ultimi decenni che può in qualche misura avvicinarsi ai grandi nomi che ho citato sopra, quantomeno per il grado di attaccamento all’horror e per il fatto di caratterizzare, con la sua sola presenza, ogni film cui partecipa. Ce ne sono altri, come per esempio Jeffrey Combs, ma non assurgono alla stessa importanza specifica.

Robert Englund - Metamorfosi di una maschera (Shatter Edizioni, 218 pp., € 16), a cura di Fabio Cassano, è un libro dedicato interamente a Robert Englund e alla sua attività di attore e, sporadicamente, regista. La sua carriera è “coperta” integralmente attraverso una serie di saggi di vari autori. Ne ho scritto uno anch’io occupandomi di tre delle collaborazioni di Englund con Tobe Hooper (Le notti proibite del marchese De Sade, La danza dei morti e l’episodio pilota della serie Tv Freddy’s Nightmares). Gli altri saggi sono stati scritti da Fabio Cassano, Roberto Lasagna, Edoardo Trevisani, Michele Raga, Giuseppe Cozzolino, Elisa Torsiello, Massimiliano Spanu, Vincenzo Papeo, Fabio Zanello, Francesco Saverio Marzaduri, Chiara Pani e Danilo Arona (e spero di non aver dimenticato nessuno). La prefazione è di Stephen David Brooks, che con Englund ha collaborato.

Naturalmente, non mi sembra il caso di recensire un libro a cui ho collaborato, ma una cosa che posso comunque senz’altro dire è che se siete interessati a Robert Englund in questo libro potrete trovare pane per i vostri denti (o artigli).


venerdì 12 gennaio 2018

The Midnight Man

Ieri è uscito The Midnight Man, il nuovo horror di Travis Zariwny (Cabin Fever, il remake), interpretato da Lin Shaye (Insidious) e Robert Englund (l'indimenticabile Freddy Krueger). Se vi interessa sapere cosa ne penso, potete leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando qui

Qui sopra un'immagine dal film con la protagonista, Gabrielle Haugh, in evidenza.

lunedì 23 agosto 2010

Il nuovo Nightmare e altro


Le vacanze sono terminate e mi rimetto al passo segnalando alcune delle mie cose che nel frattempo sono uscite sul sito di MyMovies, per chi fosse interessato. La recensione del remake di
Nightmare la trovate qui. Non credo ce ne fosse davvero bisogno - di un remake di Nightmare, intendo - ma da sempre le cose inutili sovrastano quelle utili, per cui non ci resta che prenderne atto ancora una volta: l'industria del remake non conosce crisi. Certo, un Freddy Krueger senza Robert Englund è come uno Psycho senza Anthony Perkins (sì, lo so che hanno fatto anche quello: appunto...).

Nella rubrica Horror Frames ho parlato invece, nel corso di questo mese, di due film assai diversi, anche negli esiti.
Skjult (titolo internazionale Hidden: meglio il titolo originale, qualunque cosa significhi, Hidden mi pare un po' inflazionato come titolo) mi è piaciuto più che abbastanza e quel che ne penso lo trovater qui. Un film rarefatto, raggelante, ben fatto e ben diretto da Pål Øie (bel nome, no? Un giorno magari scoprirò anche come si pronuncia). Case 39, invece, è un classico film del filone sui bambini demoniaci: niente di nuovo, direi. La mia opinione la trovate qui.

Qui sopra una foto da
Skjult: l'attore in primo piano è il protagonista Kristoffer Joner, molto bravo.