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martedì 8 novembre 2022

Segnocinema 237


Il n. 237 (settembre-ottobre) di Segnocinema è, come tradizione, il fascicolone dedicato all'esame, in un comodo formato dizionario, di tutti i film usciti nell'anno. Si tratta di ben 512 schede a opera di valenti critici che formano un quadro completo ed esaustivo di un'annata un po' anomala come quella trascorsa. In sostanza, si tratta di un numero imperdibile per ogni appassionato di cinema che ha l'occasione di scoprire cosa si è perso, cosa è il caso di ritrovare: è naturalmente anche l'occasione di ricordare cosa si è visto.

Nel mio piccolo, ho contribuito con cinque schede: Tenebre, The Slaughter, The Bunker Game, Studio 666 e Medium. Oltre, naturalmente, ad aver partecipato al sondaggio finalizzato alla designazione, se così si puà dire, dei 5 migliori film dell'anno. Va da sé che nessuno dei film che ho indicato io si è minimamente avvicinato alla vetta della classifica.

sabato 29 gennaio 2022

Segnocinema 233


 

Il nuovo numero di Segnocinema (n. 233, gennaio-febbraio 2022), attualmente in distribuzione, contiene, tra le molte altre cose interessanti, la seconda parte dello speciale Il cinema e la strada a cura di Paolo Cherchi Usai. All'interno di questo speciale c'è anche il mio modesto micro-contributo che non può essere in sé motivo per comperare la rivista, ma che nel caso l'abbiate comunque fatto o intendiate farlo - perché di motivi per acquistarla ce ne sono assai e tutti validissimi - potrete leggere assieme agli altri contributi ancor più interessanti.

sabato 27 marzo 2021

Segnocinema 228


Nel numero di Segnocinema attualmente indistribuzione, il n. 228 (marzo-aprile 2021), c'è un paio di miei modesti contributi, vale a dire qualche piccola considerazione sull'effetto Covid in relazione al cinema e la recensione del film Antrum - Il film maledetto. Va da sé che le cose importanti della rivista - imperdibile per chi si interessa al cinema - sono altre, ma, come si dice, è sempre un piacere partecipare.

martedì 29 settembre 2020

Segnocinema 225: tutti i film dell'anno

 

Il numero attualmente in distribuzione di Segnocinema, vale a dire il n. 225 (settembre-ottobre 2020), è il consueto e del tutto imperdibile numero che, come sempre di questi tempi, fa il resoconto della stagione cinematografica appena trascorsa recensendo tutti i film distribuiti. Ogni recensione è accompagnata da una foto e c'è anche il consueto panel di critici che esprimono la loro cinquina di film preferiti, da cui poi si estrapola la classifica dei film preferiti dell’anno. A questa consultazione ho partecipato anch’io indicando i miei cinque film preferiti.

Insomma, molto da leggere al fine anche di ricordare quanto si è visto e di appuntarsi quanto si è perso, con il proposito magari di recuperarlo: una guida, va da sé, insostituibile.

Ho contribuito anch'io con 10 recensioni relative a questi film: Doctor Sleep, Scary Stories to Tell in the Dark, Annabelle 3, Almost Dead, La bambola assassina, Eat Local, The Grudge, Isabelle, Zombieland - Doppio colpo, Ma).

lunedì 27 gennaio 2020

Segnocinema 221




Nel numero di Segnocinema attualmente in dsitribuzione, vale a dire il n. 221 (gennaio-febbraio 2020), ci sono come sempre molte cose interessanti per chiunque si interessi di cinema (recensioni, segnalazioni, saggi). Segnalo soprattutto lo speciale Vent'anni nel 2000 - Traioettorie nel cinema dal 2000 al 2019 seconda parte. Di particolare interesse per me è, all'interno di questo speciale, la sezione nella quale 41 critici provvedono a segnalare quelli che ritengono essere i cinque migliori film del ventennio con l'aggiunta di segnalazioni facoltative per visioni ulteriori (cortometraggi, serie tv, visioni 'altre'). Leggere le segnalazioni è molto interessante e fonte di ispirazione. Tra questi 41 ci sono anch'io e colgo l'occasione per dare conto di un piccolo refuso nelle mie segnalazioni: in luogo del Dark Water di Walter Salles, intendevo segnalare il Dark Water di Hideo Nakata. Buona lettura.




mercoledì 16 ottobre 2019

Segnocinema n. 219: tutti i film dell'anno




Il numero attualmente in distribuzione di Segnocinema è il n. 219 (settembre-ottobre 2019) ed è l'imperdibile numero che, come ogni anno di questi tempi, fa la summa della stagione cinematografica appena trascorsa recensendo tutti, ma proprio tutti i film distribuiti. Ogni recensione è accompagnata da una foto e c'è anche il consueto panel di critici che esprimono la loro cinquina di film preferiti, da cui poi si estrapola la classifica dei film preferiti dell'anno.

Insomma, molto da leggere e da valutare: il panorama completo di quanto si è visto o si deve ancora vedere, una guida insostituibile.

Ho contribuito anch'io con 11 recensioni relative a questi film: L'angelo del male - Brightburn, La casa delle bambole, Crucifixion, Die in One Day, The End? L'inferno fuori, Hostile, La llorona, Malerba, La settima musa, Terror Take Away, Unfriended: Dark Web).

giovedì 18 gennaio 2018

Segnocinema 209 e Ugo Liberatore

Certe volte le coincidenze guidano le nostre azioni. Mi è capitato tempo fa di tirare fuori una videocassetta che avevo registrato dalla televisione quasi vent'anni prima e, quasi senza sapere cosa c'era dentro, di inserirla nel videoregistratore (sì, ce l'ho ancora, ovviamente, più d'uno) e di vedere, di conseguenza, Love Maker - L'uomo per fare l'amore. Il titolo un po' fuorviante mi aveva tenuto distante dal film - che però aveva registrato volontariamente - ma vedendolo mi sono reso conto che era un film particolare e decisamente più interessante di quel che pensavo.

Naturalmente il nome di Ugo Liberatore non mi era ignoto e nei primi anni '70 ricordavo che era stato assai in voga per i suoi film erotico-esotico-esistenziale che ero troppo giovane per poter vedere (erano tutti vietati ai 18). Per una ragione o per l'altra negli anni successivi non li avevo recuperati e quindi l'unico Liberatore che avevo visto era Nero veneziano, il suo horror. Pertanto, dopo aver visto Love Maker mi sono reso conto che c'era molto da (ri)scoprire. Per quanto la sua carriera di regista sia stata breve e avara di titoli, Liberatore ha lasciato il segno, secondo me, e questo segno ho voluto ripercorrerlo dopo tanti anni dall'uscita di quei film.

Il risultato è l'articolo Il cinema di Ugo Liberatore - Un regista tipicamente atipico che i più volenterosi e interessati possono trovare sul n. 209 (gennaio-febbraio 2018) di Segnocinema, attualmente in distribuzione. Magari vi viene voglia, leggendolo, di vedervi qualche film di Liberatore. Non sarebbe male.

Con l'occasione, tra gli altri ottimi articoli che come sempre popolano le pagine di Segnocinema, mi piace segnalare di Ilaria Franciotti e Valerio Sbravatti Shining: King vs. Kubrick che mette a confronto la versione cinematografica di Kubrick con la miniserie televisiva voluta da King.

mercoledì 20 settembre 2017

Segnocinema 207

Nel numero 207 di Segnocinema (settembre-ottobre 2017) attualmente in distribuzione c'è il consueto, ma non per questo meno imperdibile o meno importante, speciale "Tutti i film dell'anno" che contiene la recensione di tutti i film usciti, corredate da una foto per ciascun film. E i film sono sempre di più, anno dopo anno. Quest'anno l'incredibile numero è arrivato a 504, una cifra inimmaginabile appena qualche anno fa. Inoltre, ci sono dati, classifiche e riflessioni varie: insomma, un qualcosa che non può mancare nella biblioteca di un appassionato di cinema.

Io ho contribuito con sette (micro) recensioni relative a questi film: Bedevil, Incarnate, La mummia, La notte del giudizio - Election Day, The Ring 3, Underworld - Blood Wars, Un mostro dalle mille teste.

Buona lettura (a chi se lo compera).

sabato 27 maggio 2017

Pete Walker, un regista da tenere sempre presente

Pochi registi hanno saputo precorrere i tempi come Pete Walker che proprio per questo, però, ha ottenuto un riscontro, in termini di successo di pubblico, inferiore a quello che avrebbe meritato. Nel giro di pochi anni, Walker è stato in grado di realizzare un pugno di horror fortemente permeati di critica sociopolitica e di notevole efficacia narrativa: Nero criminale, La casa del peccato mortale, ...e sul corpo tracce di violenza e anche, sia pure su un livello inferiore, La terza mano.  Film forti, duri, spietati, che rappresentano il nucleo principale dell’opera di un regista originale e spregiudicato. Ma se quei film sono il nucleo principale, c’è però anche molto altro perché tra i film “minori” di Walker ci sono delle piccole gemme come Cool It, Carol, un film di pura exploitation, molto stimolante e ben realizzato. Ci sono anche i film incompresi, tra cui spicca soprattutto La casa delle ombre lunghe, bistrattato per anni per aver “sprecato” l’unione eccellente dei maestri dell’horror (Price, Cushing e Lee, con un John Carradine di contorno), ma in realtà, come ha cercato di spiegare lo stesso Walker, film che ha giocato col genere e che ha sofferto per aspettative malriposte: in sostanza, per qualche motivo, ci si aspettava qualcosa che il film non era e lo si è giudicato sulla base di questo presupposto.



Nel corso degli anni, mi sono occupato spesse volte di Walker, proprio a testimonianza del fatto che è un autore che mi ha molto colpito. Nel 1978 ho curato per il cineclub universitario della mia città una personale di Walker: il cineclub, tra l’altro, all’epoca era diretto da nientemeno che Carlo Mazzacurati, Enzo Monteleone e Roberto Citran, tutti poi assurti a meritata notorietà in campo cinematografico. Nel 1980 per la rivista Aliens, edita da Armenia, ho scritto un lungo articolo su Walker passando in rassegna i suoi film sin lì usciti. A curare la sezione cinematografica di quella gloriosa rivista era Danilo Arona, anche lui scrittore e critico di grande e meritata fama. Nel 1990, o giù di lì, ho scritto per Nosferatu, altra rivista cult per l’epoca, un lungo articolo in più puntate dedicato ai riflessi sociopolitici dell’horror post romeriano e pertanto ho ripreso in esame l’opera di Walker. Poi nel 2002, per la gloriosa rivista Segnocinema, nell’ambito della serie Kings of Exploitation, ho scritto un altro lungo articolo sull’opera di Walker, cercando di portare su di lui l’attenzione di un pubblico cinefilo ma non necessariamente orrorofilo come quello di Segnocinema. Quando ho scritto il Dizionario dei film horror, prima edizione 2007, ho avuto di nuovo modo di passare in rassegna i film di Walker, uno dei quali è entrato nel ristretto novero dei film cui ho attribuito cinque stellette (massimo riconoscimento). Infine, per ora, ho dedicato a Walker il primo capitolo del mio libro Il cinema dell’eccesso vol. 1 - Europa. In quell’occasione ho inserito anche un’intervista a David McGillivray, grande sceneggiatore e collaboratore di Walker per i suoi horror migliori. Insomma, direi che su Walker ho scritto un bel po’. Ed è stato un piacere, naturalmente.




Non c’è un motivo contingente per parlare di Walker, oggi. Non ci sono ricorrenze, anniversari, celebrazioni. L’unico motivo è un motivo di carattere generale, che c’è oggi, c’era ieri e ci sarà domani: ricordare i suoi film perché qualcuno li guardi.
 

giovedì 12 gennaio 2017

Il cinema del disastro parte seconda su Segnocinema 203


Sul nuovo numero di Segnocinema, il n. 203 (gennaio-febbraio 2017) attualmente in distribuzione, c'è la seconda parte del mio articolo Il cinema del disastro. Della mia parte, pubblicata su Segnocinema n. 202, ho dato conto qui. Questa seconda parte è anche quella finale, giusto per la precisione.

Se nella prima scrivevo della fase di formazione del genere, in questa seconda parte racconto, brevemente, dell'ascesa e della decadenza del genere catastrofico, un genere tanto affascinante quanto, spesso, ripetitivo. Ma, tra le altre cose, do conto anche della variante giapponese, per me molto interessante. Qui sotto il poster di Pianeta Terra: Anno zero, film paradigmatico di questa variante, da vedere assolutamente.

 

Oltre al mio articolo, come sempre, ci sono molte cose da non perdere, in particolare lo speciale Sex & Love - Forme di genere e sessualità nel cinema degli anni Duemila.

venerdì 11 novembre 2016

Il cinema del disastro su Segnocinema 202

Nel numero 202 (novembre-dicembre 2016) di Segnocinema, quello attualmente in distribuzione, c'è la prima parte di un lungo articolo che ho scritto. L'articolo si intitola Il cinema del disastro e proprio di quello parla: del cinema catastrofico, uno dei generi che prediligo. L'articolo - la cui frase di richiamo è: "Tormentata genesi e incerte prospettive del cinema catastrofico" - in questa prima parte traccia la storia del cinema catastrofico nel suo divenire, nei suoi tentativi, cioè, di arrivare alla solidificazione di una formula che l'avrebbe trasformato in un genere vero e proprio. Ciò sarebbe successo solo con i kolossal degli anni '70, di cui, assieme a ciò che avvenne dopo, si occupa la seconda parte dell'articolo, che verrà pubblicata nel prossimo numero di Segnocinema. In questa prima parte, quindi, spazio ai precursori che nel corso di vari decenni hanno cercato di trovare la via alla catastrofe. Inoltre, qualche riflessione sulla fascinazione invincibile verso le catastrofi rappresentate sullo schermo (diversamente, è il caso di dirlo, da quelle reali, che affascinano ben poco e anzi atterriscono e sgomentano).

Se l'argomento vi interessa, penso che possa interessarvi anche l'articolo (non si sa mai). In ogni caso, come sempre, il numero di Segnocinema presenta parecchie altre cose interessanti, a partire dallo speciale L'uomo immaginario del XXI secolo a cura di Luca Bandirali e Stefano Cristante, passando poi per le numerose recensioni e le puntuali rubriche.


Qui sopra la copertina del dvd di La crociera del terrore, uno dei film protocatstrofici di cui parlo nell'articolo. Bel film, tra l'altro.

mercoledì 6 luglio 2016

Il cinema dell'eccesso vol. 2: recensione di Mario Calderale su Segnocinema



Segnalo che sul numero 200 (nientemeno) di Segnocinema, attualmente in distribuzione, c'è una breve recensione del mio Il cinema dell'eccesso vol. 2 - Stati Uniti e resto del mondo, scritta da Mario Calderale, che ringrazio per l'attenzione.



Con l'occasione segnalo anche che la rivista è, come sempre, un must per gli appassionati di cinema: lo speciale di questo numero si intitola Cinema arte aperta - Le quattro vite dell'immagine in movimento (come ogni titolo suggestivamente criptico necessita una lettura del contenuto cui si riferisce per coglierne il significato e non se ne resterà delusi).

martedì 8 marzo 2016

Il cinema dell'eccesso vol. 1 - Recensione di Mario Caderale su Segnocinema

Con piacere segnalo la recensione che Mario Calderale ha dedicato al mio Il cinema dell'eccesso vol. 1 (Crac Edizioni) sul numero 198 di Segnocinema (marzo-aprile 2016) attualmente in libreria. Qui sopra una scansione della recensione.




Con l'occasione, è il caso di rimarcare come la rivista in sé sia imperdibile per ogni appassionato di cinema e di segnalare che lo speciale di questo numero, a cura di Flavio De Bernardinis, è dedicato a David Lynch (Lynchidente - Il cinema interrotto di David Lynch) ed è particolarmente interessante. 


domenica 31 gennaio 2016

Flani (19) - La montagna sacra

Nella rievocazione del cinema che fu attraverso quel singolare manufatto che è il flano torniamo indietro nel tempo di oltre quarant’anni, all’epoca dell’imprevisto successo - di scandalo, per certi versi - del classico di Alejandro Jodorowsky, La montagna sacra. Per dare maggior forza al risalto critico avuto dal film e forse dare un alibi a chi voleva vederlo per i suoi aspetti per così dire exploitativi, il flano accoppia all’immagine pubblicitaria del film a un ampiuo estratto critico (del quale, peraltro, non viene indicata la fonte) che, non casualmente, evidenzia proprio gli aspetti controversi (nel senso di oggetto, o possibile oggetto, di controversia) del film.

Il manifesto è invece giustamente suggestivo e allusivo, criptico e abile nel non dare alcuna idea dell’oggetto del film. Film che, va da sé, è senz’altro da vedere. Quando lo vidi, all’epoca in cui uscì, ne rimasi affascinato, forse ancor più di quanto lo sarei adesso, perché la capacità di stupire dimostrata da Jodorowky sia nella messa in scena sia nella decisione di terminare con un finale sconcertante era perfetta per tempismo ed era giusta per un’epoca in cui le novità si susseguivano a gran ritmo.

Da allora non l’ho più rivisto, come non ho rivisto El topo, film antecedente, ma distribuito in Italia dopo, a ridosso del grande successo de La montagna sacra. Dovrei forse rivederli entrambi, ma parte della loro forza, mi sembra, era proprio nella capacità di spiazzare e di sorprendere che potrebbe diminuire nelle successive visioni. O forse no.


Jodorowky è diventato uno dei grandi desaparecidos del cinema. Ha fatto altri film (tra cui il bellissimo Santa sangre), ma troppo pochi rispetto a quelli che avrebbe voluto fare (e che sarebbe stato giusto avesse la possibilità di fare), schiacciato, come altri grandi autori, dalla miopia e dall'ignavia della produzione. Si è dedicato con successo alla scrittura (di libri e fumetti) e questo lo ha in parte compensato dei mancati film. Quando anni fa l'ho intervistato per Segnocinema mi è sembrato evidente di avere davanti un autore dalla personalità fortissima e sempre in ebollizione, di una creatività naturale che cercava solo gli sbocchi adatti e fortunatamente li trovava, anche se non sempre erano quelli che avrebbe voluto. Significativo quello che disse quella volta riguardo all'estrema libertà dell'autore di fumetti rispetto a quello di cinema: quello di fumetti, infatti, non deve preoccuparsi del costo di scenografie, costumi ed effetti speciali, sulla pagina tutto è possibile.

venerdì 20 novembre 2015

Segnocinema 196

Sul numero 196 di Segnocinema (novembre-dicembre 2015), attualmente in distribuzione, il SegnoSpeciale è dedicato alla cinefilia. Nell'ambito dello speciale vi è anche una breve sezione - intitolata, quasi crocianamente, "Perché non posso non dirmi cinefilo" - nella quale venti critici "svelano la propria passione per i film". Tra questi venti critici, ci sono anch'io, che pure proprio critico non posso definirmi: chi vuole leggere il poco che ho da dire sull'argomento può acquistare Segnocinema.

Ma a parte le mie poche righe, il nuovo numero di Segnocinema è come sempre un must per i suoi contenuti complessivi, tra i quali mi sento di segnalare, oltre al suddetto speciale (molto ampio e articolato) e a una messe di recensioni, almeno l'interessante articolo di Roberto Pugliese su Wes Craven (La maschera e il sogno).

lunedì 14 settembre 2015

Segnocinema 195 - Tutti i film dell'anno


Anche quest'anno, con encomiabile puntualità, è arrivato il momento del Segnocinema speciale che passa in rassegna a tutti - ma proprio tutti - i film usciti nella passata stagione. Si tratta del numero 195 (settembre-ottobre), attualmente in distribuzione.

Se l'anno scorso avevo sottolineato l'enorme numero di film usciti (e recensiti), quest'anno il numero è ancora aumentato arrivando a un totale davvero incredibile (467), un numero spropositato se si pensa soltanto a quanto si era abituati a vedere sino a pochi anni fa. Che sia la proiezione in digitale a favorire la moltiplicazione delle uscite, che siano altri fattori (uscite tecniche, esigenze dei multiplex), il fatto è che i film sono tantissimi e pertanto ancor più encomiabile è lo sforzo di Segnocinema (lo speciale è curato, come ogni anno, da Mario Calderale) di tracciare mappe e confini cinematografici (anche) a futura memoria. Ogni recensione, va sottolineato, è corredata dai dati tecnici e da una foto, a rendere pregevole lo speciale anche dal punto di vista iconografico. Inutile dire, quindi, che, se Segnocinema vale sempre comunque la pena di leggerlo, questo numero in particolare è imperdibile.

Nel mio piccolo ho contribuito anch'io con nove minirecensioni: Liberaci dal male, The Lazarus Effect, Le origini del male, Ouija, Nurse 3D, Insidious 3, La piramide, The Perfect Husband e Ossessione omicida.

lunedì 11 maggio 2015

Kurt Vonnegut e il cinema su Segnocinema 193

Ci sono delle volte in cui mi sembra che fare una certa cosa tocchi a me a causa delle mie competenze e preferenze. Come quando, per esempio, ho scritto Il cinema di Bob Dylan. Essendo un ammiratore di Bob Dylan sin dai primi anni '70 e occupandomi da molto tempo di cinema, il compito di, come dicono gli inglesi, set the record straight sul suo opus cinematografico e televisivo, sempre secondo il mio pensiero naturalmente, non poteva che spettare a me. O anche a me, non rivendico esclusive, ma non potevo esimermi. Era un compito naturale.

Su scala ridotta, quella di un articolo invece di un libro, lo stesso è capitato con Kurt Vonnegut. Credo di aver letto, talvolta anche più volte, tutto quello che Vonnegut ha scritto. Perciò toccava per forza a me scrivere del suo rapporto con il cinema. E l'ho fatto. L'articolo che ho scritto - si intitola Kurt Vonnegut e il cinema - Convergenze (im)possibili - lo trovate, se volete, sul numero 193 di Segnocinema (maggio-giugno 2015) attualmente in distribuzione.

Lo spunto di partenza mi è venuto dalla lettura del fondamentale volume Letters, di cui ho scritto qui. Attraverso quanto scritto da Vonnegut nelle sue lettere e, soprattutto, attraverso la visione dei film in cui è stato coinvolto, da quelli noti (Mattatoio 5) a quelli meno noti (Between Time and Timbuktu) mi è stato possibile tracciare il percorso accidentato della fascinazione reciproca tra Vonnegut e il cinema, una fascinazione dai risultati assai vari e spesso poco entusiasmanti, ma comunque molto interessante, almeno per me.

Forse, leggendo l'articolo a qualcuno verrà voglia di vedere qualcuno dei film di cui ho scritto (chissà, magari anche il simpatico Who Am I This Time? di Jonathan Demme), ma spero che qualcuno sia anche stimolato a prendere o riprendere in mano quello che Vonnegut ha scritto.

mercoledì 22 aprile 2015

Il cinema dell’eccesso (CRAC Edizioni): cosa c’è dentro. Cap. 2 Jean Rollin

Proseguo nell’opera di presentazione del contenuto del mio nuovo libro, Il cinema dell’eccesso - Vol. 1 Europa (Crac Edizioni). Dopo il primo capitolo dedicato a Pete Walker, qualche parola sul secondo capitolo, dedicato al regista francese Jean Rollin.

Se c’è un regista cui i confini comunque larghi dell’exploitation andavano stretti questi era proprio Jean Rollin, costretto dagli eventi talvolta a introdurre nei suoi film elementi che non lo interessavano troppo - la violenza, per esempio - ma (quasi) sempre capace di imprimere la sua personalissima impronta a quello che girava. Sperimentatore alla ricerca dell’equilibrio tra la “poesia” cui ambiva e le esigenze della narrazione si è sempre trovato meglio nelle sequenze mute, raccontate solo dalle immagini, spesso caricate di simbolismi fin troppo evidenti ma comunque sempre ricercati e mai buttati là. Difficile trovare in Rollin la sciatteria spavalda del Franco più corrivo. Difficile pensare a registi più diversi anche se il destino li ha qualche volta accomunati.

I personaggi simbolo di Rollin sono stati i vampiri. Anzi, le vampire. Vampire esangui, di una carnalità rarefatta ma prorompente, stilizzate ed eleganti, pur se titoli italiani come l'esilarante Violenza a una vergine nella terra dei morti viventi ("traduzione" di Le frisson des vampires: qui sotto il manifesto originale realizzato dal grande fumettista Philippe Druillet) cercavano di commercializzarle in modo più terra terra. Rollin le ha declinate in versioni svariate, da quelle pop di La vampira nuda a quelle mascherate da zombie ma pur sempre vampiresche di La morte vivante a quelle feuilletonesche di L’amante di Dracula. Per non parlare della coppia di vampire Les deux orpheline vampires in cui Rollin epitomizza il suo cinema e sublima la sua fascinazione per il “doppio”. Ma è stato capace di realizzare anche un feroce film di zombie come Les raisins de la mort e uno struggente fantamelodramma come La nuit des traquées, non riuscito per motivi di budget ma folgorante nelle intuizioni.

 



Anche in questo caso all’origine c’è il mio articolo rolliniano per la serie Kings of Exploitation, pubblicato su Segnocinema 14 anni fa. Ma in questo frattempo molte cose sono successe. Tra le cose brutte, è successo che Rollin è morto. Ma tra le cose belle c’è che è riuscito a realizzare diversi film prima di morire, tra cui una sorta di testamento spirituale come La nuit des horloges che riprende e amplifica un altro film testamentario da lui realizzato anni prima, Perdues dans New York. Di tutto questo e anche di altri film che al tempo non ero riuscito a vedere - per esempio il simpatico Jeunes filles impudiques e il paradigmatico La rose de fer, una vera pietra miliare della filmografia rolliniana -  il mio nuovo libro dà conto con dovizia.

Il capitolo ripercorre la carriera di Rollin ed è un viaggio che parte dalla spavalderia sperimentale giovanile di Le viol du vampire per arrivare via via sempre più verso un classicismo che precisa le tematiche, le approfondisce per sviluppare una poetica che talvolta presta il fianco a giuste critiche di coerenza narrativa e di eccesso di simbolismi anche facili, ma è sempre l’espressione di una personalità tenace, più che irrequieta, nel voler esprimersi anche contro ogni possibilità.

venerdì 12 settembre 2014

Segnocinema 189

Il numero di Segnocinema attualmente in distribuzione - n. 189 (settembre-ottobre 2014) - è quello che come da tradizione contiene lo speciale "Tutti i film dell'anno". Quest'anno i film sono la strabiliante somma di 430 e vengono meticolosamente schedati con ordine, arguzia e acume critico. Stavolta è da segnalare che l'apparato iconografico ha avuto un significativo miglioramento e tutti i film sono corredati da una foto a colori. Insomma, qualcosa di complessivamente imperdibile: un quadro completo ed esaustivo della stagione cinematografica che non può mancare nella biblioteca di ogni cinefilo.

Eccezionalmente, questa volta ho contribuito anch'io con quattro microrecensioni, relative a The Last Exorcism, Spiders 3D, Oltre i confini del male e La stirpe del male.

giovedì 7 novembre 2013

Bob Dylan su Segnocinema 184

Ma oltre all'articolo su Tinto Brass (di cui al post precedente), nel numero 184 di Segnocinema c'è un altro mio contributo, un articolo più breve (ma non brevissimo) nel quale torno a scrivere sul rapporto controverso tra Bob Dylan e il cinema, già oggetto del mio libro Il cinema di Bob Dylan.

L'articolo si intitola Bob Dylan e il cinema, un amore difficile e tratta proprio di questo, di ciò che è successo tra Dylan e la settima arte, di quello che ha funzionato e non ha funzionato e, se è possibile sintetizzarlo, perché. Una lettura, quindi, imperdibile. Soprattutto per chi si è perso il mio libro (nel senso che non l'ha letto), ma è probabile che chi si è perso quello si perda volentieri anche questo (l'articolo). In ogni caso, per tagliare la testa al toro, domani vado a vedermi il buon vecchio Bob in concerto e questo è quanto.

L'articolo, comunque, è contenuto all'interno di uno speciale molto interessante a cura di Luca Bandirali, dal titolo Born in the USA - La popular music nel cinema americano. Ci sono molti articoli sui vari aspetti del fenomeno e l'argomento è tale da poter interessare chiunque apprezzi musica - con particolare riferimento al pop e al rock - e cinema.

Qui sopra, Bob Dylan in Masked and Anonymous.