mercoledì 1 settembre 2021

La Banda volume 3


È appena uscito il terzo volume dedicato alle avventure della Banda, la serie a fumetti per la quale scrivo ormai da diversi anni le sceneggiature. Il volume, a colori e di grande formato, è composto da 68 pagine + copertine (Edizioni Messaggero Padova, € 12) e contiene otto storie: Facciamo un film!, Primavera, La partenza, La grande sfida, Tutti in gita, L’ospedale, Una notte all’Inferno e la sin qui inedita Un altro Natale. Ai disegni, distribuiti nei vari episodi, tutti e quattro i disegnatori della serie: Luca Salvagno, Francesco Frosi, Giorgia Catelan e Isacco Saccoman. La copertina, che vedete qui sopra riprodotta, è di Luca Salvagno.

Che dire? È bello vedere tutte insieme queste storie. Mi sono divertito molto a scriverle. E ora mi ha fatto piacere rileggerle e rivedere l’efficacia dei disegni. Ciascuno degli autori ha dato la propria interpretazione dei personaggi, pur in un contesto di rispetto dei singoli caratteri: questo garantisce una varietà di toni e di stili, nella continuità, e dà forza e spessore ai fumetti. Le storie sono semplici, ma ho cercato di dare loro una buona struttura narrativa e mi auguro che possano divertire chi le legge.

venerdì 27 agosto 2021

Candyman


Molti ricorderanno Candyman - Terrore dietro lo specchio di Bernard Rose, di quasi trent'anni fa. Da ieri al cinema c'è un nuovo Candyman diretto da Nia DaCosta e prodotto da Jordan Peele, quello di Scappa - Get Out.

Chi è interessato, può leggere la recensione che ho scrittto per MYmovies su questo nuovo capitolo.

giovedì 5 agosto 2021

La casa in fondo al lago


Oggi esce al cinema La casa in fondo al lago, il nuovo horror di Alexandre Bustillo e Julien Maury. Chi è interessato può leggere qui la recensione che ho scritto per MYmovies.

Qui sopra Camille Rowe, protagonista del film.


lunedì 19 luglio 2021

Bob Dylan - Shadow Kingdom


Si pensava fosse un concerto dal vivo e si dubitava se fosse in diretta o un evento registrato. In effetti, come si poteva supporre, Shadow Kingdom è stato qualcosa di ancora diverso. Un vero e proprio spettacolo che ha cercato di ricreare l’atmosfera rétro di un locale di un’epoca indefinita, ma lontana parecchi decenni, con dei figuranti a fare da spettatori e a muoversi tra nuvole di fumo, tra tavoli e bottiglie, ballando, bevendo e anche guardando e ascoltando. Tra coreografie attente e immagini molto ricercate in un bianco e nero visivamente molto suggestivo ed efficace, Bob Dylan e la sua band - tutti, tranne ovviamente Bob che doveva cantare, rigorosamente con la mascherina - hanno eseguito un repertorio che ha privilegiato il primo decennio della sua attività. Il sottotitolo di Shadow Kingdom è infatti The Early Songs of Bob Dylan, che fa pensare che potrebbe essere solo la prima parte di una serie. C’è stata però anche un’ottima e intensa esecuzione di What Was It You Wanted da Oh Mercy del 1989 a interrompere la sequenza di canzoni anni ’60 e (poche) ’70. Tutte le canzoni sono state presentate in arrangiamenti nuovi, spesso molto azzeccati che hanno saputo trovare risvolti inediti anche da classici eseguiti molte volte. Su tutte, un’ottima e rallentatissima, quasi parlata, versione di Tombstone Blues con un Bob Dylan dalla dizione perfetta a scandire le parole come se desiderasse che non ne venisse persa alcuna. Altro highlight notevole è stato Forever Young che come sappiamo ha avuto innumerevoli - e generalmente ottime - versioni: questa è molto particolare, valorizza in modo perfetto il testo senza enfatizzarlo, una variazione molto apprezzabile sul tema. A sentirla una seconda volta, come ho appenaa fatto, semplicemente meravigliosa. Tra le meno eseguite, è stata rispolverata Pledging My Time, che mancava da oltre vent'anni dal repertorio live e che comunque è stata suonata ben poche volte nel corso degli anni. In definitva, uno spettacolo interessante. riuscito, molto “preparato” e visivamente sofisticato, che ha ricordato curiosamente, per l’ambientazione in un locale tra avventori figuranti, lo special canadese del 1964 per Quest

La regia di Alma Har'el, interessante regista israeliana il cui Bombay Beach (2011) aveva diverse canzoni di Bob Dylan nella colonna sonora, è molto attenta e varia nelle soluzioni visive. In diverse canzoni, in particolare Queen Jane, la camera è fissa praticamente per tutta la durata del brano, con una scelta che ricorda quella di Larry Charles in Masked and Anonymous. altre volte la canera is muove in modo fluido e morbido per valorizzare l'ambiente, ma in genere l'inquadratura privilegia Bob, anche in questo caso ricordando le riprese concertistiche di Renaldo & Clara. Il che, unito a quanto sopra, fa pensare a un input dello stesso Dylan. ci sono anche canzoni, come I'll Be Your Baby Tonight, in cui Bob è al centro dell'immagine, ma la divide con due argazze che hanno una notevole funzione distrattiva: sottigliezze visive interessanti.

Il sound è particolare, soffuso, morbido. Bob Dylan suona un po' di chitarra, un po' d'armonica, mai il piano. Non c'è la batteria, c'è la fisarmonica a colorare il suono. Un insieme molto particolare, gradevole. La voce è in gran forma.

Suoni e immagini rimandano indietro nel tempo e fanno pensare a un'epoca cui Bob Dylan non è mai appartenuto, ma a cui, può essere, vorrebbe appartenere, rimanendo sempre e comunque se stesso.

venerdì 9 luglio 2021

Dizionario dei film horror (Bloodbuster)


Nel mio Dizionario dei film horror, terza edizione (Bloodbuster), ci sono, più o meno, 4129 film. Di questi, i film con cinque stellette sono solo 23- Se non sbaglio dovrebbero essere questi: Il dottor Jekyll (1931); Eraserhead – La mente che cancella; Freaks; Horrors of Malformed Men; L’inquilino del terzo piano; L’invasione degli ultracorpi; La jena; Jigoku (1960); King Kong (1933); La moglie di Frankenstein; Nero criminale – Le belve sono tra noi; Nosferatu il vampiro (1922); La notte dei morti viventi (1968); L’occhio che uccide; Occhi senza volto; Psyco; La settima vittima; Suspense; Suspiria (1977); Gli uccelli; Il vampiro (1932); The Wicker Man; Zombi.
Romero e Hitchcock sono quindi gli unici registi ad avere due film a cinque stellette. Naturalmente sono scelte opinabili, sono le mie scelte in sostanza: è probabile che ci sia più di qualcuno che non solo non è d’accordo, ma che non ritiene neppure che alcuni dei film succitati siano horror. È anche questo il bello dei dizionari, soprattutto di quelli di genere.
Ci sono poi 104 film che hanno quattro stellette: il numero l’ho tratto da una ricerca che ho svolto appositamente nel pdf per cui dovrebbe essere corretto, ma non è del tutto certo. A differenza di quelli a cinque stellette, alcuni di quelli a quattro sono recenti, come Zombie contro zombie, per esempio. Magari con il tempo cresceranno nella mia considerazione e arriveranno a cinque stellette qualora - e non è per nulla scontato - dovessi scrivere una quarta edizione. Non ci sono invece film con quattro stellette e mezza. Va da sé che le stellette rappresentano un po' l'aspetto ludico dei dizionari e si prestano a discussioni e considerazioni infinite: non credo ci sia nessuno dei lettori che sia d'accordo interamente con me nell'attribuzione di tutte le stellette ed è logico che sia così. Ed è anche normale che sia così.


lunedì 28 giugno 2021

Come Play - Gioca con me


Come Play - Gioca con me
di Jacob Chase è un nuovo horror che, come Polaroid e altri ancora prima e dopo, prosegue la tendenza all'espansione in lungometraggio di precedenti cortometraggi degli stessi autori, naturalmente aggiungendo molta materia narartiva.

Chi vuole, può leggere su MYmovies la mia recensione.

giovedì 24 giugno 2021

A Quiet Place II


Oggi è uscito nei cinema A Quiet Place II, che i più intuitivi potranno certamente riconoscere sin dal titolo quale seguito di un altro film che si chiamava allo stesso modo, ma senza il numero romano e con in più un sottotitolo (Un posto tranquillo). A dirigerlo è sempre John Krasinski che, essendo il suo personaggio morto nel film precedente, stavolta si limita a un cameo, ma in più scrive la sceneggiatura. Protagonista è sempre sua moglie Emily Blunt assieme, in particolare, a Millicent Simmonds, che ruba spesso la scena.

Chi è interessato a sapere che cosa ne penso può cliccare qui e andare su MYmovies per leggere la recensione che ho scritto per loro.

Qui sopra Millicent Simmonds ed Emily Blunt in una scena dal film.

mercoledì 23 giugno 2021

Le calde notti del diabolico dr. Carelli e Il ritorno del diabolico dr. Carelli - Apocalisse infernale


Le calde notti del diabolico dr. Carelli
è il primo romanzo di un dittico, per ora, che Marcello Garofalo, noto critico cinematografico, ha scritto sul particolare personaggio del titolo. Sorta di feuilleton moderno, come i feuilleton procede tra rivolgimenti, colpi di scena e morbosità seguendo le avventure di un personaggio negativo che di più non si potrebbe (ma le cose poi cambiano parecchio), erede degli eroi neri, appunto, del feuilleton, ma anche di certi villain cinematografici tra i quali non è possibile non ricordare almeno il dr. Phibes, cui questo dr. Carelli, pur molto diverso, in qualche modo può essere almeno inizialmente accostato. Così come in parte ricorda, anche per la pazzia che in questo caso però più che incipiente è conclamata (ma anche qui solo inizialmente), il dr. Griffin de L’uomo invisibile. Le citazioni cinematografiche abbondano e sono godibili per l’esperto e l’inesperto. La cosa non sorprende dato che l’autore è un ben noto e apprezzato critico cinematografico, ma comunque diverte ed è questo l’importante. Da non trascurare inoltre la presenza di tocchi di garbata exploitation.

Il dr. Carelli è tornato dalla morte grazie alla zia scienziata, un po’ perplessa sul risultato del suo esperimento. Ma è tornato come una sorta di scheletro - deve indossare una specie di finta faccia per non turbare troppo la vista degli umani - ed è animato da uno spirito vendicativo ed eccentrico. Elementi questi che come detto richiamano il dr. Phibes, pur con molte evidenti diversità che si accentuano nel progredire della vicenda nel corso della quale Carelli acquista connotazioni sempre più originali. Ma Carelli è solo uno dei personaggi della storia, che assume maggior valore di intrattenimento proprio per la presenza di una moltitudine di caratteri ben delineati e ciascuno con un proprio valore e un proprio tasso di particolarità o di eccentricità. E soprattutto l’andamento della vicenda è caratterizzato da una simpatica imprevedibilità che rende interessante e avvincente la lettura. Sino al pirotecnico finale in cui il redde rationem scatenato avviene in un Empire State Building ricco anch’esso, come ben sappiamo, di storia del cinema.


La quantità di citazioni e riferimenti cinematografici, evidenti o no, è consistente: un fluire continuo di rimandi alla memoria collettiva, reale o potenziale, dei lettori, che forse saranno anche stimolati dalla lettura a scoprire o riscoprire alcuni dei film richiamati, o magari anche tutti perché no.


Il ritorno del diabolico dr. Carelli - Apocalisse infernale è il seguito, com’è giusto che sia. La serialità è spesso caratteristica del cinema, anche e soprattutto del cinema citato e preso a riferimento dal primo romanzo, per cui un secondo episodio è naturale e il personaggio si presta allo scopo. Questo secondo capitolo inizia con una citazione da Bob Dylan (dalla canzone Open the Door Homer, che poi invece come si sa è Richard, dei leggendari Basement Tapes) e quindi comincia bene. Il personaggio principale prosegue la sua attività ferocemente vendicativa come una sorta di super eroe positivo/negativo, negativamente positivo o positivamente negativo. Ma le situazioni si complicano in un vortice di avvenimenti sopra le righe, sempre punteggiati da citazioni cinematografiche di vario genere, compreso un riferimento alla Ursula Andress di una commedia all’italiana a episodi piuttosto dimenticata (e, diciamolo, dimenticabile) come Letti selvaggi (1979) di Luigi Zampa. Per non parlare del quasi coevo Ciao maschio di Ferreri. Talvolta, a questo proposito, il pensiero del dr. Carelli è opinabile, come quando definisce La noche del terror ciego (il primo dei film del ciclo dei Templari zombie di Amando de Ossorio, noto in italiano come Le tombe dei resuscitati ciechi) come brutta e stupida pellicola, ma non è che sia l’unico a pensarla così, per la verità.

La storia è densa, piena di avvenimenti e di rivolgimenti, cattura l’interesse riproponendo la lotta tra creature particolari contornate da personaggi che a esse sono in qualche modo legate. Il connubio di generi svariati si fa sempre più vorticoso con large iniezioni del genere super eroico a rendere movimentato e rutilante l’insieme di horror, sf, melodramma e molto altro ancora. I personaggi vengono ancor più approfonditi nelle loro psicologie e qualcuno di loro - protagonista compreso - ha anche sviluppi caratteriali impensati. Il motore è sempre un esperimento proibito, da vera e propria mad doctor, della zia del dottor Carelli, una scienziata tanto posata nei modi quanto spregiudicata nell’esercizio della scienza.

L’elemento super eroico già presente nel primo capitolo, si evidenzia ancora di più in questo follow-up con i due team contrapposti che si preparano alla battaglia affinando super poteri o comunque abilità particolari in un contesto spesso fumettistico oltre che cinematografico. È evidente che si intravede come questi libri siano molto atti a diventare sceneggiature per il fumetto o per il cinema e abbiano in questo senso qualità “visive” assai vivide, sino a un finale pirotecnico catastrofico. Vera pulp fiction di cui è consigliata la lettura.


giovedì 10 giugno 2021

Run


Oggi esce al cinema un nuovo thriller orrorifico. Si intitola Run ed è diretto da Anees Chaganty. Le protagoniste sono Sarah Paulson e Kiera Allen.

Chi è interessato può cliccare qui e andare sul sito di MYmovies per leggere la recensione che ho scritto.

mercoledì 9 giugno 2021

Le nuove sottilissime astuzie di Bertoldo e altre piacevoli storie di Pinù Intini


Le nuove sottilissime astuzie di Bertoldo e altre piacevoli storie
(Festina Lente, 224 pagine, € 16) è un volume importante. Innanzitutto perché raccoglie una parte significativa della sterminata produzione fumettistica di Pinù Intini, un artista dalle poliedriche qualità. Chi vuole avere una minima idea della sua rilevanza può leggere quanto ho scritto su questo blog in occasione della sua prematura scomparsa. Questo volume è quindi una valida testimonianza della qualità dei suoi fumetti ed è molto significativo anche perché ci mostra come le sue storie, nelle quali prevaleva una satira apparentemente bonaria e in realtà molto puntuta ed efficace, siano ancora molto attuali anche se - quelle contenute nel volume - risalgano a diverse decadi fa.

Come ci rivela il titolo, il volume racchiude soprattutto le storie che Pinù ha dedicato al personaggio di Bertoldo, che appartiene alla tradizione letteraria italiana e che Pinù ha saputo adattare e reinventare mirabilmente in modo da renderlo attuale ai nostri tempi pur continuando ad ambientarlo in un Medio Evo ricostruito in modo figurativamente impeccabile e suggestivo. Attraverso Bertoldo, Pinù affronta tematiche sociali e politiche mostrando invariabilmente le manchevolezze della natura umana e le scorciatoie morali che spesso taluni prendono per il loro tornaconto. Il tutto sempre con un umorismo che rende gradevole e piacevole la lettura, aiutata anche dalla bellezza e dalla simpatia dei disegni. Oltre a Bertoldo ci sono inoltre altre storie di altri personaggi provenienti dall’inesauribile fantasia di Pinù, come Ottavio da Castellana, accompagnato dall’esilarante dottor Usucapione, o Riccio Flint.

Curato con competenza e dedizione dal figlio Stefano Intini, grande autore di fumetti a sua volta, il volume - di grande formato e notevole cura editoriale - contiene anche una completa e indispensabile cronologia dell’opera fumettistica di Pinù, una bella intervista a Pinù da parte di Antonio Corain, uno scritto di Pinù stesso e una prefazione di Stefano Intini, oltre a una postfazione che ho avuto il piacere e l’onore di scrivere io stesso.

Inutile dire che consiglio assolutamente di leggere il libro: chi lo farà non resterà deluso.

martedì 1 giugno 2021

Possession - L'appartamento del diavolo


Possession - L'appartamento del diavolo
è il nuovo horror di Albert Pintó, coautore qualche anno fa dell'interessante Matar a Dios. Qui riprende il tema della casa infestata, uno dei più frequentati nella storia del cinema horror. Chi è interessato, può andare su MYmovies e leggere la recensione che ho scritto.

Cinquant’anni fa…


Nel mese di giugno del 1971, quindi la bellezza di mezzo secolo fa, io e mio fratello Gianni pubblicavamo il nostro primo fumetto. Si intitolava Il Santo muore e raccontava gli ultimi momenti della vita di Sant’Antonio. In realtà, era il secondo fumetto per così dire “professionale” che avevamo realizzato, ma venne pubblicato a spron battuto per coincidere con la ricorrenza della festa di Sant’Antonio che, come si sa, è il 13 giugno. L’altro fumetto venne pubblicato il mese successivo, nel luglio 1971 ed era anch’esso un fumetto basato su fatti storici: si intitolava Uscire dal muro e raccontava di una fuga da Berlino Est. La rivista che pubblicò quei fumetti si chiamava - e ancora si chiama - Il Santo dei Miracoli e conteneva una sezione di sei pagine, intitolata Moscacieca, dedicata ai ragazzi con racconti, giochi, barzellette e fumetti. L’aveva creata e la curava personalmente Pinù Intini, grande fumettista, grafico, redattore e tante altre cose ancora. Fu lui a scoprirci, se così si può dire, offrendoci l’opportunità di pubblicare sul Santo dei Miracoli dopo che eravamo improvvidamente andati nella redazione del Messaggero dei Ragazzi, di cui lui era redattore, a proporre un’improbabile collaborazione. Con l’occasione mi fa anche piacere segnalare l’uscita di un volume dedicato ai fumetti di Pinù, Le nuove sottilissime astuzie di Bertoldo e altre piacevoli storie (Festina Lente), di cui consiglio caldamente la lettura e su cui magari tornerò nei prossimi giorni.

Ero molto, molto giovane e ho avuto il piacere di esordire a un’età in cui di solito ci si limita a leggere. Ero anche molto inesperto e acerbo nel modo di narrare e di costruire la storia, ma la mia esperienza ho avuto la fortuna di costruirmela sul campo, continuando a scrivere e a pubblicare nel corso degli anni. Se riguardo adesso quelle pagine non posso che vederne l’inadeguatezza e gli errori dal punto di vista tecnico e di sceneggiatura e sono grato ancora a Pinù che mi ha dato la possibilità comunque di avere la soddisfazione della pubblicazione e mi ha consentito di crescere gradualmente.

A titolo di curiosità, nel medesimo numero di Moscacieca in cui Gianni e io esordimmo era pubblicata una puntata del western Morgan’s Rest di Aldo Capitanio, altra scoperta (e ben più illustre) di Pinù. A guardare quelle pagine bisogna dire che Capitanio era già di un’altra categoria.