sabato 28 marzo 2026

Kopis


Dopo l’orrore cosmico e soprannaturale del lovecraftiano Cieco sordo muto, l’infaticabile Lorenzo Lepori approda allo slasher con il suo nuovo film, Kopis: allo slasher, ma declinato in versione giallo all’italiana degli anni d’oro, con la riproposizione riveduta e ragionata degli stilemi tipici di quel periodo.
La giovane Francesca (Aurora Bastia), youtuber aspirante al successo d’immagine, organizza con le amiche Alice (Gaia Nardozza) e Luisa (Beatrice Nardini), un weekend che si preannuncia orgiastico e sfrenato nella villa di famiglia, approfittando del fatto che i suoi genitori, Paolo (Robert Madison) e Ida (Simona Vannelli), saranno fuori per i loro rispettivi impegni. Ad accogliere le ragazze c’è il tuttofare/custode Andrea (Andrea Bonella), chiaramente molto devoto a Francesca. Ma ci sono anche i genitori che, prima di partire, hanno il tempo per le ultime raccomandazioni. Raccomandazioni che naturalmente le ragazze non hanno la minima intenzione di seguire, dato che ben presto sono raggiunte da tre ragazzi - Ivano (Matteo Zanotti), Alessandro (Luca Pianta) e Roberto (Niccolò Riggioni) - con cui intendono spassarsela alla grande. E così, di fatto, iniziano a fare. Solo che entra improvvisamente in scena una misteriosa assassina che indossa una particolare maschera realizzata sulle fattezze di Francesca e utilizza per uccidere un antico pugnale sacrificale che ha trafugato allo psicologo (Pascal Persiano) di cui era paziente. Il primo a cadere vittima è Alessandro, ma ben presto la situazione precipita e i ragazzi si trovano nei guai.
La storia è molto tipica, nella presentazione dei personaggi e delle situazioni, aderendo in modo compiaciuto alla formula collaudata dei giallo-movies, che Lepori e lo specialista Antonio Tentori, autori della sceneggiatura, ben conoscono, sapendo perfettamente come calibrarne gli elementi e le suggestioni. In questo caso, Lepori sfrutta anche molto bene l’ambientazione nella villa isolata per dare vita a una tensione claustrofobica di buona efficacia, senza trascurare, come è elemento fondamentale del suo cinema (e anche di quello degli anni d’oro del thriller-horror italiano cui fa sempre riferimento), l’aspetto erotico che serve a dare colore morboso alla vicenda e anche spessore ai personaggi. Se l’identità dell’assassino non è certo, quando viene svelata (e anche prima), una sorpresa, è però molto interessante lo svelamento del suo movente che suggerisce una curiosa e non banale riflessione sul confronto e generazionale e sul peso della genitorialità, mantenendo nel contempo quel tipico grado di assurdità psicopatologica che è sempre stato proprio dei gialli argentiani, nonché di quelli pre e post-argentiani.
Ma interessante è anche l’utilizzo del doppio assassino in modalità operativa non sinergica anche se talvolta convergente negli effetti. Interessante non solo per gli sviluppi narrativi che consente, ma anche per la tipologia motivazionale che in entrambi i casi fa riferimento alla relazione emotiva (e non solo) con la medesima persona che si trova così a essere, in modo almeno apparentemente involontario, il vero motore dei delitti e il fulcro fondamentale di tutto quanto.
Apprezzabile è anche la concisione del racconto che in questo modo limita quanto più possibile i tempi morti (che pure, un po’, ci sono). La regia di Lepori è sicura e sempre più attenta, anche nella scelta delle inquadrature, aiutata dalla fotografia ricca di atmosfera di Federico Giammattei. Positivo, nel complesso, anche il comparto attoriale. Aurora Bastia se la cava bene nel non facile ruolo della protagonista, mentre Simona Vannelli e Robert Madison offrono la loro solida professionalità, molto utile a dare credibilità ai loro ruoli, così come l’intenso Andrea Bonella. Simpatica e incisiva la prova di Roberta Riccio, nel ruolo dell’amante di Paolo decisa a spigliata nella lotta per la vita. Da segnalare anche la sicura performance dell'esperto e sempre affidabile Pascal Persiano, protagonista dell’efficace prologo..

Nessun commento: