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lunedì 8 giugno 2015

Il cinema dell’eccesso (CRAC Edizioni): cosa c’è dentro. Cap. 4 PaulNaschy/Jacinto Molina

Proseguo nell’opera di presentazione del contenuto del mio nuovo libro, Il cinema dell’eccesso - Vol. 1 Europa (Crac Edizioni) e, dopo i primi tre capitoli dedicati a Pete Walker,  Jean Rollin e Jesus Franco, tocca al protagonista del quarto capitolo, vale a dire Paul Naschy/Jacinto Molina.

Si tratta della stessa persona, naturalmente. Jacinto Molina è il suo vero nome, usato per firmare sceneggiature e regie, mentre Paul Naschy è lo pseudonimo utilizzato per il suo mestiere di attore. Chi conosce Paul Naschy, generalmente lo ricorda come il licantropo Waldemar Daninsky, reincarnazione - con enfasi sul melodramma - del personaggio di Larry Talbot portato al successo da Lon Chaney jr ne L’uomo lupo, il prototipo dei film sui lupi mannari. E difatti quando Jacinto Molina propose la sua idea di fare un film sui licantropi nella Spagna degli anni ‘60 la sua speranza era di convincere Chaney a esserne il protagonista. Età e salute malferma impedirono alla vecchia gloria hollywoodiana di essere della partita e allora Molina assunse il nome di Naschy e interpretò lui stesso la parte, cambiando per sempre la sua vita.

Melodramma, si diceva. Ma soprattutto exploitation, perché i film di Naschy come attore sono quasi sempre horror ad alto tasso di sesso e violenza (tra i titoli usciti anche in Italia si possono ricordare Le messe nere della contessa Dracula, I diabolici amori di Nosferatu, Il licantropo e lo yeti, Gli occhi azzurri della bambola rotta, Il mostro dell’obitorio, L’orgia dei morti e via discorrendo). Considerato da molti come una pallida imitazione sottocosto dei suoi idoli d’oltre oceano, Naschy ha percorso con notevole dignità - e anche con alcuni evidenti limiti - un  tragitto non facile attraverso svariati decenni di cinema di genere. Pur non trascurando di contestualizzare la sua attività di attore, nel libro mi concentro soprattutto sulla sua attività come regista. Come Jacinto Molina, quindi.






Curiosamente, nessuna delle sue regie risulta edita in Italia ed è un peccato perché si tratta spesso di film interessanti, più di talvolta molto diversi, pur restando in un ambito di horror exploitativo, da quelli che Molina era solito interpretare. Passarli in rassegna e cogliere la sua parabola autoriale è perciò un viaggio significativo nella sua personalità e nelle sue predisposizioni e capacità. Tra i titoli più interessanti posso ricordare - ma chi leggerà il libro avrà modo di avere un quadro d’insieme molto dettagliato - Inquisición con Daniela Giordano (indimenticabile diva dell'exploitation italiana) in notevole evidenza, il cupissimo thriller d’epoca El huerto del Francés, la commedia satirica Madrid al desnudo, l’horror demoniaco-filosofico El caminante o il bronsoniano La noche del ejecutor. Per non parlare del curioso peplum Los cantabros. Ma sono tutti - quelli citati qui sopra e gli altri per i cui titoli rimando al libro - film diversi tra loro, spesso originali, testimonianze di un’irrequietezza creativa che non ci si sarebbe aspettati da un divo dell’horror minore.



Rispetto all'articolo della serie Kings of Exploitation uscito su Segnocinema nell'ormai lontano 2006, il capitolo si occupa anche di film che all'epoca non era stato possibile reperire (come il citato Los cantabros o l'incredibile Mi amigo el vagabundo e altri ancora) o che non erano ancora usciti come l'inaspettata ultima regia di Molina, Empusa, un horror che riprende e rielabora sue vecchie tematiche in un compendio crepuscolare ma per nulla depresso o deprimente.

Oltre al mio libro, mi sento anche di consigliare, per chi voglia approfondire la conoscenza della persona, la lettura dell’autobiografia di Paul Naschy, Memoirs of a Wolfman.

lunedì 9 marzo 2015

Il cinema dell'eccesso (CRAC Edizioni): il mio nuovo libro

Come da oggetto, è uscito il mio nuovo libro. Si intitola Il cinema dell'eccesso - vol. 1 Europa (da cui i più arguti intuiranno che non è finita qui) ed è edito da Crac Edizioni (318 pagine, € 24). Tornerò a scriverne abbondantemente nei prossimi giorni. Per il momento mi preme segnalare che, oltre che in libreria, il libro è acquistabile presso la casa editrice e presso i consueti siti di vendita on line, tra cui Amazon, Ibs, Mondadori e Libreria Universitaria.

A titolo informativo, riporto quanto è contenuto nella scheda sul volume, così potete avere un'idea di cosa contiene:

"Alieni proteiformi e assassini coinvolti in strani ménage a trois ad alto tasso erotico, casalinghe col vizio del cannibalismo e la passione per il trapano elettrico, prigioni femminili in località tropicali con torride rivoluzionarie contro il potere, irsuti licantropi ispano-polacchi contro i samurai nel Giappone medievale, vampire di ogni ordine e grado assetate di sangue (e non solo), giustizieri della notte privati della parola ma non della capacità di reagire con violenza inaudita, bizzarre riletture fumettistiche e metacinematografiche della figura dell’agente segreto, psicopatici e psicopatiche di vario tipo, ognuno con il suo trauma (infantile e non), irriverenti rivisitazioni ucroniche della storia di Giovanna la Pazza, improbabili rock band contro Dracula...
Di questo e molto altro sono fatti i film di exploitation, un genere trasversale che attraversa tutti i generi - dall’horror alla fantascienza, dal thriller all’action, dal noir all’erotico - e fa del profitto la sua stessa ragione di vita. Però, usando una materia così “vile” come mezzo di espressione, un drappello di spavaldi registi ha avuto la libertà di realizzare anche opere profonde, complesse e artisticamente uniche.
Questo libro - il primo di due volumi separati - compie un affascinante viaggio tra una moltitudine di film autenticamente originali, ripercorrendo con rispetto e rigore critico la carriera di alcuni dei maggiori autori di questo “super genere”, presente nelle cinematografie di tutto il mondo.
Il secondo volume si occuperà dei registi appartenenti al cosiddetto “Resto del Mondo”, a voler essere un po’ eurocentrici. In questo primo volume, invece, sono di scena i registi europei, di ciascuno dei quali viene tracciata la parabola artistica in modo ampio e articolato: Pete Walker (La casa del peccato mortale), alfiere dell’horror politico e crudele; Jesus Franco (Vampyros Lesbos), infaticabile autore di circa 200 film, alcuni inguardabili, altri sublimi; José Ramón Larraz (Symptoms l’incubo dei sensi), fumettista passato con successo al cinema; Jean Rollin (Fascination), poeta dell’exploitation erotica; Paul Naschy/Jacinto Molina (El caminante), il licantropo che volle farsi regista; Norman J. Warren (Inseminoid), abile e tenace rielaboratore di trame fantahorror.
In appendice al capitolo su Pete Walker, un’intervista esclusiva a David McGillivray, sceneggiatore dei migliori horror di Walker e non solo, oltre che saggista, commediografo, attore e molto altro ancora."