Nel n. 1029 (ottobre 2018) del Messaggero dei Ragazzi c’è una nuova avventura della Banda, la serie a fumetti che scrivo da ormai qualche anno, sempre con grande piacere. Il titolo della nuova storia è La suora del mistero e come sempre non mente: c’è una suora (anzi ce ne sono due) e c’è anche un mistero. Inoltre, le due cose sono collegate. Ai disegni torna il grande Luca Salvagno che si sbizzarrisce assecondando con grande abilità il tono leggero e umoristico della vicenda, che affronta in modo spero simpatico una problematica piuttosto generale e significativa, che ha a che fare con l’informatica e l’inadeguatezza che talvolta porta al rifiuto.
Storia corale, vede un po’ tutti i ragazzi della Banda operare in sintonia, ciascuno con la sua personalità e il suo ruolo. Non è facile - come ogni sceneggiatore ben sa - giostrare in poche pagine così tanti personaggi diversi cercando di dare a ognuno la giusta rilevanza e soprattutto il giusto scopo. L’aspirazione è sempre quella di riuscire in questo intento.
Qui sopra la vignettona di apertura della storia, nella quale si può notare la finezza cinofila con cui Luca utilizza dei veri manifesti cinematografici d’epoca per richiamare quel buon vecchio cinema di genere che era la spina dorsale delle programmazioni cinematografiche dei tempi che furono (e che io mi ricordo benissimo). Il rifugio segreto della Banda, infatti, è in una sorta di stanzone-magazzino nel quale sono stivati residuati vari del cinema parrocchiale ormai dismesso, compreso il vecchio proiettore in 16 mm che, ne sono sicuro, prima o poi diventerà il protagonista di una storia e che comunque resta sempre lì al suo posto, muto testimone a ricordo di un’epoca che non c’è più, ma che ha lasciato il segno anche in chi non l'ha vissuta.
sabato 22 settembre 2018
giovedì 20 settembre 2018
The Nun - La vocazione del male
Oggi è uscito un nuovo film horror appartenente all'universo generato da The Conjuring. Il titolo del nuovo film è The Nun - La vocazione del male e negli Stati Uniti sta avendo un successo di pubblico notevole.
La protagonista è Taissa Farmiga (ve la ricordate in The Final Girls? Io sì), sorella di Vera Farmiga, star della serie principale nel ruolo di una cacciatrice di spettri. Taissa, invece, interpreta una novizia che si trova a fronteggiare una suora di ben altro tipo.
Chi è interessato a sapere che cosa penso di questo film, non deve far altro che cliccare qui ed essere proiettato sul sito di MYmovies.
Qui sopra Taissa Farmiga in una scena del film.
La protagonista è Taissa Farmiga (ve la ricordate in The Final Girls? Io sì), sorella di Vera Farmiga, star della serie principale nel ruolo di una cacciatrice di spettri. Taissa, invece, interpreta una novizia che si trova a fronteggiare una suora di ben altro tipo.
Chi è interessato a sapere che cosa penso di questo film, non deve far altro che cliccare qui ed essere proiettato sul sito di MYmovies.
Qui sopra Taissa Farmiga in una scena del film.
mercoledì 5 settembre 2018
Slender Man
Domani esce nelle sale un nuovo film horror: il titolo, Slender Man, in questo periodo cinematografico di cinecomix potrebbe far pensare a qualche strano super eroe, ma è in realtà proprio un horror a tutto tondo. Lo dirige Sylvain White. che gli appassionati di horror onnivori e dalla memoria lunga forse ricorderanno alla guida di Leggenda mortale, film appartenente a una saga andata così nel dimenticatoio che nemmeno nella titolazione dei sequel veniva citata.
Tra le protagoniste c'è Joey King (Wish Upon) appaiata a un'altra attrice bravina, Julia Goldani Telles: le vedete entrambe in una suggestiva foto dal film, qui sopra.
Se invece volete leggere la recensione che ho scritto per MYmovies dovete solo cliccare qui, come al solito.
Tra le protagoniste c'è Joey King (Wish Upon) appaiata a un'altra attrice bravina, Julia Goldani Telles: le vedete entrambe in una suggestiva foto dal film, qui sopra.
Se invece volete leggere la recensione che ho scritto per MYmovies dovete solo cliccare qui, come al solito.
martedì 24 luglio 2018
La settima musa
Tra poco meno di un mese esce nei nostri cinema il nuovo film di Jaume Balaguerò, regista tra gli artefici del rilancio dell'horror ispanico nell'ultimo paio di decenni. Il film si intitola La settimamusa ed è, naturalmente, un horror cupo e ricco di atmosfere macabre, come si conviene alle preferenze e predilezioni del regista.
Chi è interessato può leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando proprio qui. Di particolare interesse il cast soprattutto nei ruoli secondari, ma per maggiori dettagli leggete la recensione, com'è ovvio.
Chi è interessato può leggere la recensione che ho scritto per MYmovies cliccando proprio qui. Di particolare interesse il cast soprattutto nei ruoli secondari, ma per maggiori dettagli leggete la recensione, com'è ovvio.
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mercoledì 4 luglio 2018
Flani (20) I diavoli n. 2
Stimolato da un post su facebook di Tim Lucas (critico insigne ed editore per tanti anni della mirabile rivista Video Watchdog, cui sono stato abbonato finché è durata), riprendo a rispolvere quegli strani artefatti pubblicitari che si usavano una volta. Il film riesumato per l'occasione è I diavoli n. 2 che naturalmente non ha nulla a che fare con il film di Ken Russell, ma è stato intitolato così dalla distribuzione italiana per capitalizzare sul successo di Oliver Reed ne I diavoli. In originale il film si intitolava Blue Blood ed è una sorta di versione horror morbosa de Il servo di Losey e, per questo, l'ho inserito nel mio Dizionario dei film horror. Regista è Andrew Sinclair, di cui è il penultimo film di quattro: non una lunga carriera, come regista.
Il flano punta sull'aspetto morboso e sulla presenza di Oliver Reed (e del suo "agghiacciante sguardo").
Lucas, giustamente, si stupiva della disinvoltura dei distributori italiani che avevano fatto passare un film che non c'entrava niente con I diavoli come un suo seguito. La cosa è disdicevole, in effetti, non meno di come lo siano stati tutti i vari seguiti apocrifi (di film stranieri, prevalentemente) prodotti o distribuiti in Italia in quegli anni. Ma gli americani restano maestri di disinvoltura in questo campo e basterebbe a ricordarlo il fatto che l'ultimo film di Mario Bava (Schock) venne initolato, negli USA, Beyond the Door II per farlo credere il seguito di Beyond the Door, titolo americano per Chi sei?, altro noto horror italiano. Tutto il mondo è paese.
Il flano punta sull'aspetto morboso e sulla presenza di Oliver Reed (e del suo "agghiacciante sguardo").
Lucas, giustamente, si stupiva della disinvoltura dei distributori italiani che avevano fatto passare un film che non c'entrava niente con I diavoli come un suo seguito. La cosa è disdicevole, in effetti, non meno di come lo siano stati tutti i vari seguiti apocrifi (di film stranieri, prevalentemente) prodotti o distribuiti in Italia in quegli anni. Ma gli americani restano maestri di disinvoltura in questo campo e basterebbe a ricordarlo il fatto che l'ultimo film di Mario Bava (Schock) venne initolato, negli USA, Beyond the Door II per farlo credere il seguito di Beyond the Door, titolo americano per Chi sei?, altro noto horror italiano. Tutto il mondo è paese.
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giovedì 28 giugno 2018
La Banda nel Messaggero dei Ragazzi n. 1026!
Nel numero 1026 del Messaggero dei Ragazzi (è il numero di luglio, già in distribuzione) c'è una nuova avventura della Banda, intitolata Il mistero del castello e in effetti, vi posso garantire, ci sono entrambi: mistero e castello.
Ai disegni questa volta torna il bravo Francesco Frosi, sperimentato e ispirato componente dell'ottimo gruppo di disegnatori che si dedica a illustrare le storie che scrivo per questa serie giunta ormai al suo terzo anno di vita (e speriamo che prosegua almeno sino a diventare maggiorenne). Ai colori c'è Stefania Miola, che se la cava egregiamente.
Questa volta si tratta di un'avventura a tutto tondo con sfumature gialle e, mi auguro, soprattutto un po' di divertimento. I ragazzi della Banda sono costretti dalle circostanze a dividersi e successivamente si dividono ulteriormente in seguito a uno scontro tra individualità confliggenti, come capita spesso. Ma quando le cose si fanno serie, i contrasti si superano per cercare il bene comune.
Qui sopra una mezza paginata che dovrebbe rendere l'idea del tono della storia e soprattutto della bravura di Francesco.
domenica 3 giugno 2018
The Key - Il viaggio di Michele Pastrello
The Key - Il viaggio è il nuovo cortometraggio di Michele Pastrello: pochi minuti di rara intensità a raccontare senza parole una storia complessa e commovente che mette di nuovo a confronto la natura umana con la Natura, il finito con l'infinito. Lo sviluppo narrativo è incalzante e coinvolgente: è impossibile non essere colpiti dal dramma che traspare dal viaggio di una donna nel proprio dolore. Un dolore che sembra insuperabile e inconsolabile proprio perché legato a una perdita terribile. Sembra, perché Pastrello conclude la storia su una nota di consapevolezza che ci ricorda come nulla di ciò che sembra perso lo è davvero, in un certo modo. Un finale che non sa di consolazione, ma appunto di presa di coscienza.
La capacità di raccontare per immagini di Pastrello è ormai arrivata a una perfezione di forma davvero impressionante. A questo si aggiunge una capacità tecnica matura e notevole, con la nitidezza e la suggestività della fotografia e la persuasività dell’accompagnamento musicale. Protagonista assoluta è la brava e intensa Eleonora Bolla che ha accompagnato il regista in parecchi dei suoi lavori.
A questo punto, l’auspicio è quello di vedere finalmente un lungometraggio di Pastrello: sarebbe di certo qualcosa di positivo e direi quasi imprescindibile per il cinema italiano.
Il film è visibile su Youtube a questo link e vi consiglio di non perdere l’occasione.
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lunedì 28 maggio 2018
The Strangers: Prey at Night
Dieci anni fa uscì The Strangers, esordio alla regia per Bryan Bertino. Si trattava di un horror sul classico tema della home invasion, con l'ambizione di tentare (moderate) varianti di qualche tipo, forse magari anche filosofico-concettuale. Vi giganteggiava la sempre bella Liv Tyler. Chi vuol sapere cosa penso di quel film deve consulktare il mio Dizionario dei film horror (seconda edizione).
Tra qualche giorno esce nelle sale il sequel di quel film, intitolato The Strangers: Prey at Night e diretto dall'indaffarato Johannes Roberts, regista molto attivo nel campo. Chi vuole sapere cosa penso di questo remake può cliccare qui e leggere la recensione che ho scritto per MYmovies: procedura ben più semplice rispetto alla precedente, ma tant'è.
Qui sopra un'immagine dal film con in evidenza le protagoniste femminili Christina Hendricks e Bailee Madison.
Tra qualche giorno esce nelle sale il sequel di quel film, intitolato The Strangers: Prey at Night e diretto dall'indaffarato Johannes Roberts, regista molto attivo nel campo. Chi vuole sapere cosa penso di questo remake può cliccare qui e leggere la recensione che ho scritto per MYmovies: procedura ben più semplice rispetto alla precedente, ma tant'è.
Qui sopra un'immagine dal film con in evidenza le protagoniste femminili Christina Hendricks e Bailee Madison.
giovedì 24 maggio 2018
Bob Dylan 77
Come sempre non posso sottrarmi al post celebrativo e augurale per il compleanno del grande Bob. Anche quest’anno è passato aggiungendo qualche tassello ulteriore a quello che è ormai un grande puzzle di complessità insondabile, sempre in costruzione e sempre cangiante come la casa della vedova Winchester, ma per fortuna ricco di cose buone invece che di fantasmi.
Quest’anno ci ha portato altri concerti e soprattutto, in quest’ambito, l’atteso ritorno in Italia. Sono stato a Mantova a vederlo, come ho già relazionato qui, e anche stavolta si può dire che i concerti sono stati di qualità, pur se molto diversi da quelli che si potevano vedere venti o trenta o magari più anni fa. Ma chi è che non cambia? E soprattutto perché il cambiamento dovrebbe essere visto come qualcosa di negativo? Uno dei punti di forza di Bob Dylan, invece, è stato sempre il cambiamento, la capacità di rinnovarsi costantemente. Di essere sempre diverso e nello stesso tempo sempre uguale, sempre coerente a se stesso.
Un tassello importante che ci ha portato quest’anno è stato la pubblicazione e la riscoperta del periodo cosiddetto cristiano attraverso il nuovo cofanetto della serie The Bootleg Series, intitolato Trouble No More. Notevole per varietà e infinite sfaccettature, quel periodo oggi può essere visto con occhi diversi (e sentito con orecchie diverse) da quelli del tempo in cui quei dischi uscirono. Ricordo benissimo il mio sconcerto e le mie perplessità, allora. Mi ci volle un po’ per rendermi conto di quello che stava facendo e per accettarlo perché era un cambiamento radicale. La prima volta che ho ascoltato Slow Train Coming l'ho fatto in una cabina audio in un negozio di dischi a Londra nell'estate del 1979, quando il disco era appena uscito. Rimasi copito, musicalmente, in particolare da Precious Angel, ma rimasi anche un po' perplesso per i testi, per quel che potevo capire allora. Per fortuna, a mio avviso, i dischi del periodo cristiano andarono in crescendo, non so se come qualità, ma sicuramente come appeal per me. So che Slow Train Coming è un disco ben più perfetto di Saved, ma a me è sempre piaciuto di più (o meglio ho sempre ascoltato più volentieri) quest’ultimo, con la grandissima What Can I Do For You?. E Shot of Love mi è piaciuto ancora di più, con canzoni imprescindibili come In the Summertime ed Every Grain of Sand. Trouble No More ci porta in mezzo al mare mosso e magno di un tumulto creativo di notevole intensità e ci fa sentire (e vedere, c’è anche un dvd) molto anche del significativo periodo concertistico di quegli anni. Avrei desiderato un cd solo di versioni di Forever Young live del 1981 (ho parlato qui della grandezza di quelle versioni: tra l'altro in quel post del 2009 concludevo proprio augurandomi che decidessero di far uscire un Bootleg Series dedicato a quei concerti. Non credo che alla Columbia mi leggano, ma per fortuna è più o meno successo): mi sono dovuto accontentare di solo una versione, ma c’è molto altro di cui godere.
Per il futuro speriamo in altri concerti e soprattutto, anche se bisogna dargli atto di aver comunque fatto più che abbastanza da meritarsi un riposo creativo, un nuovo album di inediti. Manca dal 2012, speriamo che il 2018 sia l’anno buono.
Quest’anno ci ha portato altri concerti e soprattutto, in quest’ambito, l’atteso ritorno in Italia. Sono stato a Mantova a vederlo, come ho già relazionato qui, e anche stavolta si può dire che i concerti sono stati di qualità, pur se molto diversi da quelli che si potevano vedere venti o trenta o magari più anni fa. Ma chi è che non cambia? E soprattutto perché il cambiamento dovrebbe essere visto come qualcosa di negativo? Uno dei punti di forza di Bob Dylan, invece, è stato sempre il cambiamento, la capacità di rinnovarsi costantemente. Di essere sempre diverso e nello stesso tempo sempre uguale, sempre coerente a se stesso.
Un tassello importante che ci ha portato quest’anno è stato la pubblicazione e la riscoperta del periodo cosiddetto cristiano attraverso il nuovo cofanetto della serie The Bootleg Series, intitolato Trouble No More. Notevole per varietà e infinite sfaccettature, quel periodo oggi può essere visto con occhi diversi (e sentito con orecchie diverse) da quelli del tempo in cui quei dischi uscirono. Ricordo benissimo il mio sconcerto e le mie perplessità, allora. Mi ci volle un po’ per rendermi conto di quello che stava facendo e per accettarlo perché era un cambiamento radicale. La prima volta che ho ascoltato Slow Train Coming l'ho fatto in una cabina audio in un negozio di dischi a Londra nell'estate del 1979, quando il disco era appena uscito. Rimasi copito, musicalmente, in particolare da Precious Angel, ma rimasi anche un po' perplesso per i testi, per quel che potevo capire allora. Per fortuna, a mio avviso, i dischi del periodo cristiano andarono in crescendo, non so se come qualità, ma sicuramente come appeal per me. So che Slow Train Coming è un disco ben più perfetto di Saved, ma a me è sempre piaciuto di più (o meglio ho sempre ascoltato più volentieri) quest’ultimo, con la grandissima What Can I Do For You?. E Shot of Love mi è piaciuto ancora di più, con canzoni imprescindibili come In the Summertime ed Every Grain of Sand. Trouble No More ci porta in mezzo al mare mosso e magno di un tumulto creativo di notevole intensità e ci fa sentire (e vedere, c’è anche un dvd) molto anche del significativo periodo concertistico di quegli anni. Avrei desiderato un cd solo di versioni di Forever Young live del 1981 (ho parlato qui della grandezza di quelle versioni: tra l'altro in quel post del 2009 concludevo proprio augurandomi che decidessero di far uscire un Bootleg Series dedicato a quei concerti. Non credo che alla Columbia mi leggano, ma per fortuna è più o meno successo): mi sono dovuto accontentare di solo una versione, ma c’è molto altro di cui godere.
Per il futuro speriamo in altri concerti e soprattutto, anche se bisogna dargli atto di aver comunque fatto più che abbastanza da meritarsi un riposo creativo, un nuovo album di inediti. Manca dal 2012, speriamo che il 2018 sia l’anno buono.
giovedì 10 maggio 2018
La Banda nel Messaggero dei Ragazzi n. 1024
Nel numero 1024 (maggio 2018) del Messaggero dei Ragazzi - il numero attualmente in distribuzione - compare una nuova storia della Banda, la serie a fumetti che scrivo da alcuni anni. I disegni questa volta sono della bravissima Giorgia Catelan che anche questa volta ha saputo trovare la chiave giusta per raccontare una storia particolare.
Particolare soprattutto per l'argomento che tratta. Il titolo della storia, Il velo, ci fa intuire l'argomento, legato molto all'attualità del mondo in cui viviamo adesso. Non è facile trattare argomenti come questo e ci ho messo parecchio a capire come potevo fare a esprimere il concetto nel modo migliore, senza essere didattico o didascalico o peggio ancora banale. Non so se ci sono riuscito, ma ci ho provato senza scansare le difficoltà, puntando in modo semplice e diretto alla questione. E cercando soprattutto di mantenere una brillantezza del racconto che non metta in secondo piano l'intrattenimento che deve comunque essere garantito da una storia che voglia interessare i lettori. Il messaggio migliore, come si sa, è quello che non si vede, ma non sempre è possibile celarlo. Quando non è possibile, bisogna fare in modo che il messaggio sia inserito in una vicenda brillante.
Qualcuno ricorderà quello che un giorno disse il grande Samuel Goldwyn (grande anche per come riuscì a insinuarsi nel nome della MGM!): "Se vuoi mandare un messaggio, spedisci un telegramma, non fare un film". Si potrebbe parafrasare la frase sostituendo un fumetto al film, no? Però anche se Goldwyn non aveva torto non si può neppure dire che avesse ragione, se non nel senso che ha detto una frase arguta e simpatica. Di film eccezionali con un messaggio ce ne sono parecchi. Di fumetti, anche. Non necessariamente questo, naturalmente, ma provarci non è mai male.
Particolare soprattutto per l'argomento che tratta. Il titolo della storia, Il velo, ci fa intuire l'argomento, legato molto all'attualità del mondo in cui viviamo adesso. Non è facile trattare argomenti come questo e ci ho messo parecchio a capire come potevo fare a esprimere il concetto nel modo migliore, senza essere didattico o didascalico o peggio ancora banale. Non so se ci sono riuscito, ma ci ho provato senza scansare le difficoltà, puntando in modo semplice e diretto alla questione. E cercando soprattutto di mantenere una brillantezza del racconto che non metta in secondo piano l'intrattenimento che deve comunque essere garantito da una storia che voglia interessare i lettori. Il messaggio migliore, come si sa, è quello che non si vede, ma non sempre è possibile celarlo. Quando non è possibile, bisogna fare in modo che il messaggio sia inserito in una vicenda brillante.
Qualcuno ricorderà quello che un giorno disse il grande Samuel Goldwyn (grande anche per come riuscì a insinuarsi nel nome della MGM!): "Se vuoi mandare un messaggio, spedisci un telegramma, non fare un film". Si potrebbe parafrasare la frase sostituendo un fumetto al film, no? Però anche se Goldwyn non aveva torto non si può neppure dire che avesse ragione, se non nel senso che ha detto una frase arguta e simpatica. Di film eccezionali con un messaggio ce ne sono parecchi. Di fumetti, anche. Non necessariamente questo, naturalmente, ma provarci non è mai male.
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lunedì 7 maggio 2018
L'arbitro infallibile e la Gazzetta dello Sport
La passione per il calcio non mi ha mai abbandonato in tutti questi decenni e mi ha spinto a scrivere parecchie storie di ambiente calcistico: per il Messaggero dei Ragazzi, per Il Giornalino e soprattutto per Topolino. Una di queste storie si intitolava Paperino e l'arbitro infallibile: è stata pubblicata sul numero 2428 di Topolino nel giugno 2002 (che a voi magari sembra lontano, ma a me sembra ancora molto vicino) ed è stata disegnata da Valerio Held, valente disegnatore disneyano di lungo corso.
Oggi questa storia è stata rievocata da un bell'articolo firmato Licari-Gasparotto sul sito, nientemeno, della gloriosa Gazzetta dello Sport, quotidiano che ha colorato di rosa le mie letture per anni e anni. C'è stato un periodo (pre-spezzatino) in cui La Gazzetta del lunedì (che come qualcuno si ricorderà racchiudeva le partite di tutte le serie calcistiche che allora invariabilmente giocavano tutte di domenica) era un vero e proprio rito, per me. Tutt'ora la leggo con regolarità e con piacere.
Chi vuole leggere l'articolo, non ha che da cliccare qui e precipitarsi sul sito della Gazzetta. Chi vuole invece leggere la storia deve ricercare quel vecchio Topolino o le varie altre pubblicazioni in cui è stata ristampata, anche di recente (per i dettagli consultate l'inducks, naturalmente).
Come si capisce leggendo l'articolo della Gazzetta, la storia teorizzava sull'avvento di un arbitro robotico finalmente infallibile che incarnava quella che all'epoca veniva invocata come "la moviola in campo", cercando di ipotizzare cosa avrebbe potuto succedere nel difficile equilibrio che, tra tifo e ragione, regge il mondo del calcio. L'argomento mi interessava e per questo ho scritto quella storia. Il calcio mi interessa ancora, forse più che mai, e lo conosco bene. Credo che questo possa trasparire non solo da questa storia, ma da tutte quelle che ho scritto di ambiente calcistico, cercando di esplorare aspetti poco trattati in ambito fumettistico (qualcuno si ricorda Paperino procuratore sopraffino? Non credo. Io però me la ricordo).
Per intanto, ringrazio Stefano Intini che mi ha segnalato l'articolo (che mi era sfuggito) e anche Andrea Smedile che me lo ha anche lui successivamente segnalato su Facebook.
Oggi questa storia è stata rievocata da un bell'articolo firmato Licari-Gasparotto sul sito, nientemeno, della gloriosa Gazzetta dello Sport, quotidiano che ha colorato di rosa le mie letture per anni e anni. C'è stato un periodo (pre-spezzatino) in cui La Gazzetta del lunedì (che come qualcuno si ricorderà racchiudeva le partite di tutte le serie calcistiche che allora invariabilmente giocavano tutte di domenica) era un vero e proprio rito, per me. Tutt'ora la leggo con regolarità e con piacere.
Chi vuole leggere l'articolo, non ha che da cliccare qui e precipitarsi sul sito della Gazzetta. Chi vuole invece leggere la storia deve ricercare quel vecchio Topolino o le varie altre pubblicazioni in cui è stata ristampata, anche di recente (per i dettagli consultate l'inducks, naturalmente).
Come si capisce leggendo l'articolo della Gazzetta, la storia teorizzava sull'avvento di un arbitro robotico finalmente infallibile che incarnava quella che all'epoca veniva invocata come "la moviola in campo", cercando di ipotizzare cosa avrebbe potuto succedere nel difficile equilibrio che, tra tifo e ragione, regge il mondo del calcio. L'argomento mi interessava e per questo ho scritto quella storia. Il calcio mi interessa ancora, forse più che mai, e lo conosco bene. Credo che questo possa trasparire non solo da questa storia, ma da tutte quelle che ho scritto di ambiente calcistico, cercando di esplorare aspetti poco trattati in ambito fumettistico (qualcuno si ricorda Paperino procuratore sopraffino? Non credo. Io però me la ricordo).
Per intanto, ringrazio Stefano Intini che mi ha segnalato l'articolo (che mi era sfuggito) e anche Andrea Smedile che me lo ha anche lui successivamente segnalato su Facebook.
mercoledì 2 maggio 2018
Suspiria 2018
Tra un po' dovrebbe uscire il remake di Suspiria, il classico film horror che rappresenta forse la migliore riuscita di Dario Argento. Il remake è diretto da Luca Guadagnino, un regista con un curriculum di notevole interesse, ma del tutto scevro da puntate nel genere orrorifico. Un bene o un male? Chissà. Chi è interessato a leggere alcune mie considerazioni preliminari sul remake - senza aver io visto ancora niente, peraltro - può cliccare qui ed essere trasportato sul sito di MYmovies.
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