Sul Topolino attualmente in edicola (il n. 3438), assieme ad altre ottime storie, c'è anche una mia storia che si intitola Paperino e il carillon proboscidato. Dura 20 pagine ed è disegnata in modo molto efficace ed espressivo dal bravissimo Blasco Pisapia, che già aveva magistralmente disegnato Pippo e la polka del fachiro. Si tratta di una storia che spero possa piacere: ho cercato di lavorare sul ritmo narrativo e sulla caratterizzazione dei personaggi, sia i secondari (la cantante lirica Galina Kefalova e l'astuto Agenore il trovatutto) sia soprattutto il nostro amato duo di paperi (Paperino e Paperoga) di cui ho cercato di assecondare amabilmente le psicologie senza forzarle e talvolta giocando, almeno credo, contro le aspettative. La struttura della storia è, se vogliamo, classica, ma solida e la validità dell'insieme dipende dall'effficacia delle gag e degli sviluppi narrativi: efficacia che spero sussista (ovviamente). Insomma, se vi fa piacere leggetela e spero vi possiate divertire almeno quanto mi sono divertito io a scriverla.
giovedì 14 ottobre 2021
martedì 12 ottobre 2021
Medium
Giovedì esce al cinema un nuovo horror italiano, Medium, diretto da Massimo Paolucci, già autore di Photoshock. Tra gli interpreti i gloriosi Hal Yamanouchi e Tony Sperandeo. Chi vuole può leggere su MYmovies la recensione che ho scritto.
domenica 10 ottobre 2021
Jerry in persona
Ho appena finito di leggere Jerry in persona (Sagoma Editore), scritto da Jeeey Lewis con Herb Gluck e vi consiglio di fare altrettanto. È un ottimo libro, scritto con la schiettezza tipica di un genio anticonformista come Jerry Lewis, già evidente (forse ancora più evidente) nell’ottimo Dean & Me. Molti i momenti significativi e i ricordi vividi, come, per fare solo un esempio, l’incontro con un vecchio Stan Laurel o i racconti tumultuosi degli esordi. Il ritratto che emerge è vivace e variegato, si ha la netta sensazione dell’energia inesauribile che animava Lewis e che si rifletteva in modo dirompente sullo schermo. A un certo punto, quasi improvvisamente, Lewis smise di girare film con continuità e questo libro in parte ce ne spiega le ragioni, così come ci dice quanto gli fu di conforto l’apprezzamento del pubblico e della critica europea, soprattutto francese. Il libro arriva sino agli albori degli anni ’80 e la parabola conclusiva della vita di Jerry Lewis ci viene raccontata in un’interessante appendice di Steve Della Casa, mentre Nunziante Valoroso, che ha ottimamente tradotto il libro, si occupa opportunamente di ricordare Carlo Romano, storico doppiatore di Jerry. Un volume, quindi, fondamentale per chi vuole approfondire il punto di vista di Jerry Lewis, un punto di vista originale, per nulla scontato e che vale senz’altro la pena di conoscere. Per quanto mi riguarda, mi ha messo di nuovo voglia di rivedere qualcuno dei suoi film, magari cominciando da Smorgasbord, l’ultimo.
venerdì 8 ottobre 2021
Blind Willie McTell in Springtime in New York
Springtime in New York, sedicesimo volume della Bootleg Series, è uscito da poco e testimonia per l’ennesima volta la grandezza di ciò che Bob Dylan lasciava da parte a volte con noncuranza. Nei cinque cd della versione completa si trova molto materiale interessante, spesso notevolissimo. Ad esempio un’altra versione di Angelina, magnifica ed enigmatica canzone rimasta fuori da Shot of Love (1981) e già pubblicata, in altra versione, in un precedente volume della Bootleg Series.
Ma soprattutto c’è finalmente l’esordio ufficiale della cosiddetta versione elettrica (o full band, se si preferisce) di Blind Willie McTell, uno degli indiscussi capolavori di Dylan, che però lo lasciò inspiegabilmente fuori da Infidels (1983). Blind Willie McTell era già emerso una ventina d’anni fa nei primi volumi della Bootleg Series, ma per l’occasione era stata scelta una versione acustica, suggestiva, ma non potente quanto l’elettrica. Naturalmente, gli appassionati dylaniani erano a conoscenza della versione elettrica grazie ai benamati bootleg. Io l’avevo sentita per la prima volta in un bootleg del 1984 che avevo comperato chissà dove e conteneva oltre a Blind Willie McTell, anche un altro grande inedito come Foot of Pride (poi coverizzato da Lou Reed nella Bobfest del ’92) e una versione alternativa di Jokerman contenente il verso “stranger at home” che mi rimase particolarmente impresso. Versione alternativa compresa anch’essa in Springtime in New York.
Quando sentii Blind Willie McTell mi sembrò subito struggente e meravigliosa: in quel momento non sapevo chi mai fosse questo Blind Willie McTell né che cosa significasse precisamente la canzone, ma la sua progressione trascinante, il sentimento che traspariva dall’interpretazione, la grandiosità dell’arrangiamento e lo stridente e insinuante suono dell’armonica me la resero un cult istantaneo, per usare un modo di dire un po’ abusato. Al punto che nell’ottobre del 1984 nell’anteprima del mio kolossal indipendente (oltre 45’ di durata, nientemeno) presentato a un folto gruppo di invitati lo usai quale ultimo brano introduttivo per creare l’atmosfera giusta per il mio film (Confessions of a Smith Eater). Naturalmente, il film non era all’altezza di tanta atmosfera, ma questa è un’altra storia. La gente apprezzò comunque (c'era il rinfresco).
Blind Willie McTell sarebbe stata poi riscoperta dallo stesso Dylan e interpretata centinaia di volte in concerto, sottoposta a rielaborazioni e riscritture talvolta geniali e spesso interessanti, comparendo anche in Masked and Anonymous, perfettamente in linea con il tono apocalittico e politico del film. Ma questa versione, quella che si può sentire in Springtime in New York (magicamente depurata del colpo di tosse presente nella versione dei vecchi bootleg), resta uno dei vertici dylaniani di sempre. Una canzone che in pochi versi riesce ad affrontare tematiche profonde e complesse, fornendo alcune risposte non facili e svolgendo considerazioni senza tempo e anche senza speranza. E tra l’altro spiegando in modo molto efficace perché nessuno può cantare il blues come Blind Willie McTell.
Qui sopra una foto del vero Blind Willie McTell: vi consiglio di ascoltare anche lui, naturalmente, perché ne vale davvero la pena.
giovedì 30 settembre 2021
47 metri - Great White
Oggi è uscito al cinema 47 metri - Great White, un nuovo horror acquatico a base di squali. Lo dirige l'australiano Martin Wilson ed è ambientato in un'isoletta in un atollo australiano. Chi è interessato può leggere qui, sul sito di MYmovies, la recensione che ho scritto sul film. La protagonista è Katrina Bowden che qualcuno ricorderà come oggetto delle mire dell'infermiera interpretata da Paz de la Huerta in Nurse - L'infermiera.
venerdì 3 settembre 2021
Malignant
Ieri è uscito al cinema il nuovo film di James Wan, protagonista indiscutibile della scena horror odierna. Il film si intitola Malignant e chi vuole può cliccare qui e andare su MYmovies per leggere la recensione che ho scritto su questo film.
giovedì 2 settembre 2021
Pippo e la polka del fachiro
Nel n. 3432 di Topolino, quello attualmente in edicola, assieme a molte altre storie interessanti, c'è una mia nuova storia che si intitola Pippo e la polka del fachiro. Ottimamente disegnata da Blasco Pisapia, è una storia breve che spero possa risultare gradevole. La vicenda è piuttosto bizzarra e ruota intorno a un vecchio disco in vinile che Pippo ha ritrovato nella sua soffitta. La struttura della storia è un po' particolare perché giocata soprattutto sul fatto che il lettore ne sa più dei personaggi e la curiosità, per il lettore, dovrebbe risultare dall'attesa di scoprire quando i personaggi capiranno ciò che sta realmente accadendo e se sapranno approfittarne. Oltre a Pippo e Topolino c'è anche Orazio, un personaggio che mi piacrebbe utilizzare di più (e penso che cercherò di farlo) perché secondo me ha del potenziale ancora da sfruttare e comunque può costituire una presenza piacevole, con le sue caratteristiche peculiari.
mercoledì 1 settembre 2021
La Banda volume 3
È appena uscito il terzo volume dedicato alle avventure della Banda, la serie a fumetti per la quale scrivo ormai da diversi anni le sceneggiature. Il volume, a colori e di grande formato, è composto da 68 pagine + copertine (Edizioni Messaggero Padova, € 12) e contiene otto storie: Facciamo un film!, Primavera, La partenza, La grande sfida, Tutti in gita, L’ospedale, Una notte all’Inferno e la sin qui inedita Un altro Natale. Ai disegni, distribuiti nei vari episodi, tutti e quattro i disegnatori della serie: Luca Salvagno, Francesco Frosi, Giorgia Catelan e Isacco Saccoman. La copertina, che vedete qui sopra riprodotta, è di Luca Salvagno.
Che dire? È bello vedere tutte insieme queste storie. Mi sono divertito molto a scriverle. E ora mi ha fatto piacere rileggerle e rivedere l’efficacia dei disegni. Ciascuno degli autori ha dato la propria interpretazione dei personaggi, pur in un contesto di rispetto dei singoli caratteri: questo garantisce una varietà di toni e di stili, nella continuità, e dà forza e spessore ai fumetti. Le storie sono semplici, ma ho cercato di dare loro una buona struttura narrativa e mi auguro che possano divertire chi le legge.
venerdì 27 agosto 2021
Candyman
Molti ricorderanno Candyman - Terrore dietro lo specchio di Bernard Rose, di quasi trent'anni fa. Da ieri al cinema c'è un nuovo Candyman diretto da Nia DaCosta e prodotto da Jordan Peele, quello di Scappa - Get Out.
Chi è interessato, può leggere la recensione che ho scrittto per MYmovies su questo nuovo capitolo.
giovedì 5 agosto 2021
La casa in fondo al lago
Oggi esce al cinema La casa in fondo al lago, il nuovo horror di Alexandre Bustillo e Julien Maury. Chi è interessato può leggere qui la recensione che ho scritto per MYmovies.
Qui sopra Camille Rowe, protagonista del film.
lunedì 19 luglio 2021
Bob Dylan - Shadow Kingdom
Si pensava fosse un concerto dal vivo e si dubitava se fosse in diretta o un evento registrato. In effetti, come si poteva supporre, Shadow Kingdom è stato qualcosa di ancora diverso. Un vero e proprio spettacolo che ha cercato di ricreare l’atmosfera rétro di un locale di un’epoca indefinita, ma lontana parecchi decenni, con dei figuranti a fare da spettatori e a muoversi tra nuvole di fumo, tra tavoli e bottiglie, ballando, bevendo e anche guardando e ascoltando. Tra coreografie attente e immagini molto ricercate in un bianco e nero visivamente molto suggestivo ed efficace, Bob Dylan e la sua band - tutti, tranne ovviamente Bob che doveva cantare, rigorosamente con la mascherina - hanno eseguito un repertorio che ha privilegiato il primo decennio della sua attività. Il sottotitolo di Shadow Kingdom è infatti The Early Songs of Bob Dylan, che fa pensare che potrebbe essere solo la prima parte di una serie. C’è stata però anche un’ottima e intensa esecuzione di What Was It You Wanted da Oh Mercy del 1989 a interrompere la sequenza di canzoni anni ’60 e (poche) ’70. Tutte le canzoni sono state presentate in arrangiamenti nuovi, spesso molto azzeccati che hanno saputo trovare risvolti inediti anche da classici eseguiti molte volte. Su tutte, un’ottima e rallentatissima, quasi parlata, versione di Tombstone Blues con un Bob Dylan dalla dizione perfetta a scandire le parole come se desiderasse che non ne venisse persa alcuna. Altro highlight notevole è stato Forever Young che come sappiamo ha avuto innumerevoli - e generalmente ottime - versioni: questa è molto particolare, valorizza in modo perfetto il testo senza enfatizzarlo, una variazione molto apprezzabile sul tema. A sentirla una seconda volta, come ho appenaa fatto, semplicemente meravigliosa. Tra le meno eseguite, è stata rispolverata Pledging My Time, che mancava da oltre vent'anni dal repertorio live e che comunque è stata suonata ben poche volte nel corso degli anni. In definitva, uno spettacolo interessante. riuscito, molto “preparato” e visivamente sofisticato, che ha ricordato curiosamente, per l’ambientazione in un locale tra avventori figuranti, lo special canadese del 1964 per Quest.
La regia di Alma Har'el, interessante regista israeliana il cui Bombay Beach (2011) aveva diverse canzoni di Bob Dylan nella colonna sonora, è molto attenta e varia nelle soluzioni visive. In diverse canzoni, in particolare Queen Jane, la camera è fissa praticamente per tutta la durata del brano, con una scelta che ricorda quella di Larry Charles in Masked and Anonymous. altre volte la canera is muove in modo fluido e morbido per valorizzare l'ambiente, ma in genere l'inquadratura privilegia Bob, anche in questo caso ricordando le riprese concertistiche di Renaldo & Clara. Il che, unito a quanto sopra, fa pensare a un input dello stesso Dylan. ci sono anche canzoni, come I'll Be Your Baby Tonight, in cui Bob è al centro dell'immagine, ma la divide con due argazze che hanno una notevole funzione distrattiva: sottigliezze visive interessanti.
Il sound è particolare, soffuso, morbido. Bob Dylan suona un po' di chitarra, un po' d'armonica, mai il piano. Non c'è la batteria, c'è la fisarmonica a colorare il suono. Un insieme molto particolare, gradevole. La voce è in gran forma.
Suoni e immagini rimandano indietro nel tempo e fanno pensare a un'epoca cui Bob Dylan non è mai appartenuto, ma a cui, può essere, vorrebbe appartenere, rimanendo sempre e comunque se stesso.
venerdì 9 luglio 2021
Dizionario dei film horror (Bloodbuster)
Nel mio Dizionario dei film horror, terza edizione (Bloodbuster), ci sono, più o meno, 4129 film. Di questi, i film con cinque stellette sono solo 23- Se non sbaglio dovrebbero essere questi: Il dottor Jekyll (1931); Eraserhead – La mente che cancella; Freaks; Horrors of Malformed Men; L’inquilino del terzo piano; L’invasione degli ultracorpi; La jena; Jigoku (1960); King Kong (1933); La moglie di Frankenstein; Nero criminale – Le belve sono tra noi; Nosferatu il vampiro (1922); La notte dei morti viventi (1968); L’occhio che uccide; Occhi senza volto; Psyco; La settima vittima; Suspense; Suspiria (1977); Gli uccelli; Il vampiro (1932); The Wicker Man; Zombi.
Romero e Hitchcock sono quindi gli unici registi ad avere due film a cinque stellette. Naturalmente sono scelte opinabili, sono le mie scelte in sostanza: è probabile che ci sia più di qualcuno che non solo non è d’accordo, ma che non ritiene neppure che alcuni dei film succitati siano horror. È anche questo il bello dei dizionari, soprattutto di quelli di genere.
Ci sono poi 104 film che hanno quattro stellette: il numero l’ho tratto da una ricerca che ho svolto appositamente nel pdf per cui dovrebbe essere corretto, ma non è del tutto certo. A differenza di quelli a cinque stellette, alcuni di quelli a quattro sono recenti, come Zombie contro zombie, per esempio. Magari con il tempo cresceranno nella mia considerazione e arriveranno a cinque stellette qualora - e non è per nulla scontato - dovessi scrivere una quarta edizione. Non ci sono invece film con quattro stellette e mezza. Va da sé che le stellette rappresentano un po' l'aspetto ludico dei dizionari e si prestano a discussioni e considerazioni infinite: non credo ci sia nessuno dei lettori che sia d'accordo interamente con me nell'attribuzione di tutte le stellette ed è logico che sia così. Ed è anche normale che sia così.











