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venerdì 24 settembre 2010

Bob Dylan a fumetti (3)



Concludo la trilogia fumettistico-biografico su Bob Dylan. Come ho già detto, la miniserie di tre comic-books è uscita all’interno di una collana intitolata Rock’n’Roll Comics pubblicata dalla Revolutionary Comics. Gli albi su Bob Dylan occupano i numeri 50, 51 e 52 della collana e sono usciti nel 1992 (agosto, settembre, ottobre). Del primo e del secondo albo ho parlato rispettivamente qui e qui.

Il terzo albo porta la vicenda up-to-date al 1992. La copertina si ispira a quella dell’allora recentissimo
Under the Red Sky, l’ultimo album di materiale originale dylaniano uscito sino a quel momento (e tale sarebbe rimasto per anni, sino a Time Out of Mind del 1997). L’interno segue la linea degli albi precedenti e non è che sia un bene: la cronologia dei fatti è abbastanza accurata, ma i disegni e i dialoghi sono più legnosi di una foresta vergine. Un esempio è la vignetta riprodotta qui sopra, che si riferisce al Grammy alla carriera del 1991 e a una delle varie apparizioni di Dylan al Letterman Show (ne ho parlato anche nel mio libro, Il cinema di Bob Dylan).

Una riflessione però è d’obbligo sulla difficoltà intrinseca di rappresentare la musica e i musicisti nei fumetti. Il fumetto è per sua natura muto. I suoni onomatopeici suppliscono bene a quelli naturali, ma la musica è un’altra cosa. I personaggi a fumetti che hanno avuto a che fare con la musica non sono stati molti - i protagonisti che facevano musica, intendo - proprio perché la loro rappresentazione è sempre inevitabilmente stata goffa. Si suppliva all’espediente facendo fare loro dell’altro - che ne so, il cantante che si trovava dentro trame gialle - ma questo era solo un espediente. Allo stesso modo, rievocare in un fumetto un cantante famoso risulta in qualche modo monco: in questo caso si può chiedere un contributo al lettore (che conosce le canzoni e quindi supplisce alla loro effettiva mancanza), ma a mio parere la cosa resta un’esperienza incompleta. Niente di grave, comunque.

mercoledì 7 aprile 2010

Bob Dylan a fumetti (2)



So che l’attesa era spasmodica al punto da essere diventata quasi insostenibile, perciò passo alla seconda puntata del Bob Dylan a fumetti di cui ho cominciato a parlare qui.

Come ho già detto, si tratta di una miniserie che vede il vecchio Bob trasformato in un personaggio dei fumetti. Il secondo albo della trilogia è il n. 52 della collana Rock’n’Roll Comics ed è uscito nel settembre 1992.

Si intitola The Jester’s Thorny Crown (1966-1976) e percorre velocemente un altro decennio fondamentale della vita di Bob Dylan, partendo dall’incidente motociclistico del 1966 e arrivando alla seconda parte della Rolling Thunder Revue. Come al solito una cronologia abbastanza accurata dei fatti dylaniani accompagna lateralmente lo svolgersi del fumetto, senza che vi siano miglioramenti nella fisiognomica.

La somiglianza dei personaggi alle persone reali che intendono raffigurare è lasciata prevalentemente alla buona volontà del lettore e all’ausilio di didascalie e dialoghi. Nella vignetta che ho messo qui sopra si parla della collaborazione tra Johnny Cash e Bob Dylan nel 1968 e, guardando Dylan e Cash, si può capire cosa intendo.

A parte questo, il fumetto, pur essendo didascalico alla settima potenza, si mantiene onesto e di qualche interesse (solo ovviamente per chi è interessato a Dylan). Ed è curioso pensare che sia esistita un’intera - e lunga - collana dedicata a fumetti sui cantanti rock.

lunedì 22 febbraio 2010

Bob Dylan a fumetti (1)



In un precedente post ho cominciato a parlare di quando ho citato Bob Dylan nei miei fumetti, ma adesso non tratterò di questo. Né intendo trattare dei fumetti - ne è uscito uno anche recentemente - che si occupano delle canzoni di Dylan.

Intendo invece parlare di una miniserie nella quale Bob Dylan è diventato un personaggio a fumetti. Forse non tutti sanno che - per citare l'intramontabile Settimana Enigmistica - infatti qualcuno tempo fa ha pensato di raccontare a fumetti la vita di Bob Dylan. La miniserie di tre comic-books è uscita all’interno di una collana intitolata Rock’n’Roll Comics pubblicata dalla Revolutionary Comics. Gli albi su Bob Dylan occupano i numeri 50, 51 e 52 della collana e sono usciti nel 1992 (agosto, settembre, ottobre). Il formato è quello classico dei comic-books americani e le pagine sono quindi 32 + le copertine per ciascun numero. Per gli appassionati di rock a fumetti (ma ne esistono?) posso rivelare che i numeri precedenti della collana erano stati dedicati a Guns N’ Roses, Metallica, Bon Jovi, Motley Crue, Def Leppard, Rolling Stones, The Who, Skid Row, Kiss, Whitesnake, Aerosmith, New Kids on the Block, Led Zeppelin, Sex Pistols, Poison, Van Halen, Madonna, Alice Cooper, The Cure, Grateful Dead, Michael Jackson, Doors, ZZ Top, Ozzy Osbourne/Black Sabbath e molti altri ancora, ma mi sono piuttosto stufato di trascriverli. Ignoro se la collana esista ancora: se è così, probabile che sia arrivata anche ai Pooh e all’Equipe 84.

Tornando a Dylan, segnalo che se la copertina è a colori gli interni sono in bianco e nero, in austero contrasto con la tendenza dei comic-books americani. I testi sono di Todd Loren (che non a caso è anche il Presidente della Revolutionary Comics), i disegni sono di Blackwell e il lettering di Mabel Wong.

Il primo albo è intitolato Kingdom Come (1941-1965) e come i più astuti tra voi potranno intuire tratta del periodo dalla nascita di Bob Dylan (1941) alla svolta elettrica (1965).

I testi sono piuttosto informati e fanno ampi riferimenti alla realtà dei fatti. La pagina è strutturata in modo da avere di lato una colonna che riporta giornalisticamente una cronologia degli avvenimenti dylaniani per dare il contesto storico preciso a quanto viene raccontato nel fumetto. L’effetto dell’insieme è un po’ didascalico, ma se uno vuole conoscere in modo abbastanza lieve l’avventura dylaniana può non trovare troppo tediosa la lettura. Purtroppo i disegni non sono all’altezza della situazione e, se il Dylan della copertina è somigliante, quello del fumetto non sembra neanche un suo lontano cugino. Fortunatamente i testi ci aiutano a capire chi è Dylan e chi non lo è.

Per dare un esempio, qui sopra ho inserito una vignetta che dà conto delle prime motivazioni della svolta elettrica di Bob Dylan e cioè l’effetto che aveva fatto su di lui la versione elettrica di House of the Rising Sun degli Animals, ripresa da quella acustica di Dylan (che a sua volta l’aveva ripresa, dicendoglielo solo dopo, da quella di Dave Van Ronk). Con lui sono - perché ce lo dice la didascalia - i Beatles, anche loro non troppo somiglianti, a parte John Lennon, alla cui identificazione sono di molto aiuto gli occhialetti.

Insomma, un tentativo simpatico e volenteroso, niente di più. Non so se si tratti di albi rari, ma spero proprio di sì (visto che ce li ho). A futuri post la presentazione degli altri due albi.