Tra poco meno di un mese esce al cinema il nuovo horror di Sean Byrne (autore di The Devil's Candy) che si intitola Dangerous Animals. Chi è interesssato può leggere cliccando qui la recensione che ho scritto per MYmovies.
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Tra un paio di settimane esce al cinema You'll Never Find Me - Nessuna via d'uscita, un horror australiano diretto da Josiah Allen e Indianna Bell.
Chi è interesato a sapere cosa ne penso può cliccare qui e andare su MYmovies a leggere la mia recensine.
Chi vuole sapere cosa ne penso può cliccare qui e andare su MYmovies a leggere la mia recensione.
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Come capita spesso in questa serie, affrontiamo una tematica importante, in questo caso quella del razzismo: una problematica che viene in effetti affontata con una certa frequenza, ma mai abbastanza. I ragazzi protagonisti della serie si trovano di fronte a un episodio sgradevole e devono capire cosa possono fare nel loro piccolo per migliorare le cose, che poi dovrebbe essere lo scopo di tutti noi, migliorare le cose. Il tutto sempre con lo spirito di creare un po' di leggerezza e divertimento, se possibile. Buona lettura a chi leggerà la storia.
Michele Pastrello ha esordito ormai diversi anni fa con alcuni significativi cortometraggi horror - il primo è Nella mia mente - per poi addentrarsi progressivamente in un campo sempre più intimista e personale, ricco di riflessioni filosofico-sociologiche e, soprattutto, spirituali. Con il suo nuovo lavoro, 1485kHz (Se otto ore), Pastrello torna ad abbracciare pienamente il genere horror, di cui erano comunque rimaste qua e là tracce anche nei lavori più recenti. Lo fa senza comunque abdicare al ruolo che potremmo definire sociale e politico del suo cinema, sfruttando appieno una delle insopprimibili caratteristiche dell’horror, quella di essere il genere metaforico per eccellenza.
Una donna ha l’incarico di pulire e sistemare una casa in un paesino di montagna. Mentre viaggia in macchinaper arrivare al luogo di lavoro, un messaggio vocale del suo datore di lavoro - “la voce del padrone” - le ricorda bruscamente i suoi doveri con un gergo “aziendalese” protervo e minaccioso. Arrivata nella casa, la donna inizia il suo lavoro, ma si troverà ad affrontare i fantasmi di un passato che si perpetua nello sfruttamento dei lavoratori.
Ben supportato dall’intensa interpretazione di Lorena Trevisan, anche produttrice e co-sceneggiatrice, che regge praticamente da sola la scena per tutta la durata del cortometraggio, Pastrello riflette ancora sui soprusi e sull’inumanità del mondo del lavoro, come aveva già efficacemente fatto in un suo precedente lavoro, InHumane Resources, qualche anno fa. E, come aveva fatto con un mirabile e provocatorio corto come Ultracorpo, Pastrello approfitta delle possibilità intrinseche del genere per trasportare lo spettatore dalla realtà quotidiana di una lavoratrice sfruttata al trascendente spettrale e amaramente pervasivo del potere padronale che sembra potersi perpetuare anche oltre i confini terreni. Con una narrazione asciutta e precisa, Pastrello mostra ancora una volta le sue capacità di narratore per immagini che riesce senza fatica a fare spesso a meno delle parole per affidarsi al potere evocativo di ciò che ci mostra.
Di grande qualità anche la fotografia (dello stesso regista) e come sempre, nei film di Pastrello, suggestivo e notevole l’apporto della musica (di Typos e Beat Mekanik).
Il titolo fa riferimento, come spiegato da Pastrello, agli studi sulla metafonia di F.Jürgenson,
Il film è visibile da oggi 1° maggio - data scelta non a caso - in VOD su Reveel.