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lunedì 31 agosto 2015

Wes Craven (1939-2015)

Creare una franchise di successo è già una cosa che definisce e valorizza una carriera. Crearne due è una cosa addirittura eccezionale. Riuscire inoltre a piazzare un altro paio di film che, senza arrivare ai successi delle due  franchise, sono stati comunque capaci di influenzare e di generare sequel e remake è il segno di una personalità di forte creatività. Fare tutto questo nell'ambito del genere horror, oltre tutto, è quasi un miracolo.

Wes Craven, che se n’è andato ieri dopo una lunga malattia, era riuscito a fare tutto questo. Partito nell’ambito dell’horror profondamente - e forse anche confusamente - radicato nella metafora politico-sociologica (L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi) era poi passato a orrori più astratti e psicanalitici con la geniale intuizione del Freddie Krueger della serie di Nightmare on Elm Street. Poi era fatalmente - ma genialmente - finito a riflettere non senza autoironia sulla natura stessa del genere cinematografico di cui era diventato un alfiere, con la serie iniziata con Scream - Chi urla muore.

In mezzo c’erano stati tanti film anche poco riusciti, che lasciavano sempre il dubbio su come fosse possibile che fossero stati diretti dalla stessa persona che era stata capace di prove eccezionali. Ma forse era stato il desiderio di sperimentare, di cambiare, ad averlo talvolta tradito. Oppure, nella confusa fase della sua carriera seguita a Le colline hanno gli occhi, magari erano state le esigenze commerciali a convincerlo/costringerlo ad accettare progetti poco promettenti.

Ma al di là dei passi falsi resta quanto di buono Craven è riuscito a fare, che, come sopra delineato, non è stato per niente poco. Craven è una sorta di congiunzione tra l’horror “cattivo” degli anni ‘70 e quello tecnologico - e spesso inerte - dell’ultimo paio di decenni (parliamo del cinema americano). Uno degli ultimi artigiani dell’orrore, in grado però di stupire quando meno te lo aspettavi.

giovedì 26 novembre 2009

Flani (1): L’ultima casa a sinistra


Cosa sono i flani? Forse è utile dirlo, la parola non è d’uso così comune e ha vari significati. A me qui interessa quello in ambito filmico. In quest'ambito, in sostanza, i flani sono le pubblicità cinematografiche che compaiono sui giornali. Niente di esotico, quindi. Il fascino c’è comunque, però, soprattutto quando si va a pescare il flano di qualche vecchio film, con le reboanti frasi di accompagnamento e le più prosaiche specificazioni su orari, parcheggi e così via. È più o meno lo stesso fascino, anche nostalgico per quelli che hanno una certa età, che si prova nel vedere i vecchi trailer, la cui funzione pubblicitaria era in effetti analoga.

La stampa dei quotidiani - soprattutto di una volta - ingrossava i tratti e rendeva talvolta confuse le linee, ma in origine i flani erano perfetti. Mi è capitato di vedere le patinate che venivano fornite dalle case distributrici e mi è dispiaciuto dover fungere solo da tramite tra loro e il quotidiano che le usava per la stampa e poi buttava il tutto. Mi è successo quando, organizzando delle rassegne di film horror parecchi anni fa, avevo deciso di pubblicizzare su un quotidiano locale i (rarissimi) film di prima visione che programmavo.

I flani, comunque. Mi sono sempre piaciuti e sin dal principio, quando ho cominciato a interessarmi di cinema, li ho collezionati, ritagliandoli dalle pagine dei quotidiani. Tranquilli, ho smesso quasi subito: non ho la casa piena di ritagli. Però quelli che avevo collezionato, li ho ancora, sistemati assieme alle corrispondenti recensioni dei quotidiani (giusto per ricordarmi quanto male parlavano i recensori dell’epoca dei film di genere). E allora ho pensato di metterne qualcuno qui, tanto per fare un piccolo viaggetto nel passato cinematografico.

Il primo che metto è di un film che ormai è in qualche modo un classico, L’ultima casa a sinistra. La frase di lancio, riportata anche nel flano, è rimasta storica: era la stessa usata negli USA, opportunamente tradotta, ed è stata imitata e parodiata innumerevoli volte da allora. Quello che penso del film lo potete trovare nel mio Dizionario dei film horror.
Altri flani d’epoca a seguire, magari cercando tra i più inconsueti, non necessariamente horror.